Monsano-
Ancona- Camerata Picena-Corinaldo- Jesi- Montecarotto- Montemarciano-Morro
d’Alba
Museo
Tattile Statale “Omero” Ancona - Polverigi- - Serra de’ Conti- Staffolo- e
Civitanova Marche (Mc)
Fondazione
Pergolesi Spontini -Provincia di Ancona- Regione Marche
2 5° MONSANO
FOLK FESTIVAL
Rassegna internazionale ed itinerante di Musica Popolare
originale e di revival
Edizione
straordinaria e “minimale” del
venticinquennale
Ideazione e Direzione
artistica: Gastone Pietrucci
5 - 21 AGOSTO
2010
A cura de
Il Monsano Folk Festival , questa Rassegna internazionale di Musica Popolare originale e di revival, nel corso degli anni, si è trasformato in un Festival itinerante, svolgendosi non solo nella sua sede originale, Monsano, ma da diversi anni, anche a Ancona, Camerata Picena, Corinaldo, Jesi, Montecarotto, Montemarciano, Morro d’Alba, Polverigi, Serra de’ Conti - Staffolo, per un totale di ben undici Comuni dell’anconetano (toccando quest’anno, con il dodicesimo comune di Civitanova Marche, per la prima volta un comune del maceratese).
Il Monsano Folk Festival è un appuntamento ed un riferimento fissi e scientificamente qualificati e prestigiosi, nel fornire, anno dopo anno, un quadro sempre più aggiornato, valido e stimolante della musica popolare, delle sue tradizioni e soprattutto delle sue ancora ignote potenzialità. Infatti siamo più che convinti, che nonostante l’isolamento culturale, le ingiustificate, ottuse, “disattenzioni”, la secolare “latitanza” dei media, sia finalmente arrivata l’ora di far ascoltare e soprattutto diffondere “anche” quest’ “altra” musica, specialmente alle nuove generazioni, decisamente più fragili, sprovvedute e psicologicamente soggette come sono, al feroce condizionamento ed allo squallido fenomeno di ghettizzazione e di omologazione di pasoliniana memoria.
Con il Monsano Folk Festival si è scelta e privilegiata una particolare formula di rapporto, di scambio, di confronto-“scontro”, tra la musica popolare originale degli autentici portatori della tradizione e quella dei vari gruppi ed interpreti di folk revival, in un accostamento di pari dignità, di notevole interesse e di grande valore scientifico.
Questo Folk Festival ha la pretesa di considerare il pubblico non più “oggetto” passivo di più o meno allettanti ed assordanti proposte, bensì “soggetto” attivo, partecipe in prima persona, non più “comparsa”, ma “attore” della festa e del gioco. Un Festival, che per la “libertà”, inventiva, passione e spontaneità con cui viene organizzato e vissuto, si distingue nettamente dall’attuale sconfortante panorama di falsificazione e di massificazione operate sulla cultura tradizionale e sulla civiltà popolare. Un Festival, che alla forza della tradizione lega esperienze innovative: un Festival per tutti si, ma anche per spettatori anomali, curiosi, “vivi”, cacciatori di sorprese.
Inoltre quest’anno il Festival ha un’aggiunta significativa nel suo sottotitolo, quello di Edizione straordinaria e “minimale” del venticinquennale, e direi anche “resistente”, essendo un Festival condizionato (e purtroppo ancora una volta limitato) dal momento economico decisamente non favorevole, nel quale si dibatte l’Italia, ma soprattutto tutto ciò che significa cultura in questo nostro Bel Paese !
“La cultura, per definizione, non
vale niente se non per i suoi frutti umani e sociali. Un paese che se ne
dimentica è un paese che non crede più in se stesso”, ha scritto lucidamente ed
amaramente Michele Serra su
Quindi, nonostante il “feroce”, “selvaggio” dimezzamento del già esiguo ed imbarazzante budget, abbiamo cercato anche quest’anno di presentare un Cartellone più che dignitoso, ringraziando ancora tutti gli artisti, al loro mettersi in gioco e soprattutto al loro entusiasmo ed alla loro innata bravura, alla loro voglia di “aiutare” e di “arricchire” ulteriormente un Festival, (unico nel suo genere) un “piccolo-grande” Festival, che ha basato da sempre la sua identità e la sua autorevolezza, nella sua “testa”, nel suo “cervello”, nelle sue “idee”, nel suo continuamente inventarsi e reinventarsi, piuttosto che nell’adagiarsi, nel “portafoglio”, nei “soldi”, nei grandi contributi pubblici e privati, che a dire il vero in tutti questi venticinque anni, hanno sempre latitato alla grande!
Il colore del Festival, quest’anno non è stato scelto a caso, ma è il viola, lo stesso che identifica il “popolo viola” e tutti coloro che si battono per un’Italia meno disattenta, meno egoista e più giusta. “Per il momento resistere, resistere, resistere”, come recentemente ha esortato anche Umberto Eco (L’espresso, n. 22 del 3 giugno 2010).
*
* *
1) PROGRAMMA SINTETICO
(a seguire Programma analitico)

MONSANO-Giovedì 5 AGOSTO – Ore 22,00 - Piazza dei
Caduti- Concerto Inaugurale
MACINA-GANG “A
Speciale Menù-Concerto
in occasione del decennale del sodalizio artistico tra due storiche formazioni
folk- rock marchigiane
* In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
MONSANO- Venerdì 6 AGOSTO –
Ore 19,00-Sala del Consiglio Comunale- Concerto della Memoria
Per la serie “Foglie
d’Album” n. 3:
PIETRO BOLLETTA
“Il primo, grande informatore de
A cura e con GASTONE
PIETRUCCI e la partecipazione
straordinaria de
* In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
MONTECAROTTO –Sabato
7 AGOSTO -Ore 22,00-Piazza Latieri-Concerto Grande della Sera
MASSIMO LIBERATORI con
CATARINELLI & MARRANI (Lazio-Umbria)
Viaggio musicale di un cantastorie moderno, tra il blues, la canzone e gli stornelli
con la partecipazione straordinaria di: GASTONE PIETRUCCI
SERRA DE’ CONTI-Domenica 8
AGOSTO-Ore 22,00-Chiostro S. Francesco-Concerto
Grande della Sera
SIMAN TOV TRIO
“SHERELE”
Concerto di musica klezmer-balcanica
Lunedì 9 Agosto -
RIPOSO
STAFFOLO – Martedì
10 AGOSTO - Ore
22,00- Piazza Leopardi- Concerto
Grande della Sera
GASTONE PIETRUCCI-LA MACINA
“
Omaggio a Domenico Modugno- LuigiTenco- Piero
Ciampi- Fabrizio De Andrè
(prima)
MONTEMARCIANO- Mercoledì 11
AGOSTO - Ore 22,00-Parco-Villa “Colle Sereno”-Concerto Grande della Sera
DEBORAH
KOOPERMAN (U.S.A)
"YESTERDAY...TOMORROW”
Dal ragtime al folk-blues
con la partecipazione straordinaria
di MARCO
POETA
CAMERATA PICENA -
Giovedì 12 AGOSTO-Ore 22,00 Corte del Castello del Cassero-Concerto-Incontro della Sera
DOUG YULE, ex “VELVET
UNDERGROUND”
E IL SUO “RED DOG TRIO” (U.S.A)
Trio di musica folk-traditional americana del
Sudest
JESI –Venerdì 13
AGOSTO - Ore
19,00 – Sala Maggiore de Palazzo della Signoria- Concerto della Memoria
Per la serie “Foglie
d’Album” n. 4:
ARMANDA ANIMOBONO MANCINI & LE SORELLE *
“La voce della filanda jesina”
A cura e con GASTONE
PIETRUCCI e CARLO CECCHI
con la
partecipazione straordinaria di Marco Gigli e Roberto Picchio
* In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
CORINALDO – Sabato 14
AGOSTO - Ore 22,00- Piazza “Il
Terreno”- Concerto
Grande della Sera
GRUPPO ENERBIA
“
Musica tradizionale delle quattro province (Genova, Piacenza
, Pavia e Alessandria)
ANCONA – Domenica 15 AGOSTO
- Ore 19,00- Anfiteatro Romano - Concerto del Tramonto
GASTONE PIETRUCCI
“DICONO DI ME” *
La
canzone popolare come incanto, racconto e canto
con l’amichevole partecipazione de
* In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
Lunedì 16 Agosto -
RIPOSO
MONSANO- Martedì 17
AGOSTO-Ore 19,00- Chiesa degli Aròli-Concerto della Memoria & della Speranza.
I GIOVANI E
“IL DOVERE DELLA MEMORIA” (Dedicato a Nazzareno Accattoli)
Con i Gruppi Spontanei del “Maggio” di
Fabriano (An) e Gruppo della “Passione” di
Caldarola (Mc)
A cura di GASTONE PIETRUCCI .
* In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
POLVERIGI - Mercoledì 18 AGOSTO - Ore 22,00- Chiostro di Villa “Nappi” -Concerto Grande della Sera
AMEDEO & BELINDA
(Italia-Cuba)
“CONCERTO WORLD JAZZ BRASILIAN
AFRO CUBAN RYTHMS PER VOCE, CHITARRA & VIOLONCELLO”
ANCONA - Giovedì 19 AGOSTO-Ore 22,00
- Museo “Omero”-Terrazza
Leopardi Regione Marche -Concerto Grande della Sera
“L’AMORE, IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA”
Liricità, licenziosità e religiosità nella cultura orale
marchigiana
MORRO D’ALBA -
Venerdì’ 20 AGOSTO-Ore 22,00-
Auditorium Santa Teleucania- Concerto- Incontro della Sera
FRANCO MORONE
“ITALIAN FINGER STYLE
GUITAR”
Concerto per chitarra acustica tradizionale e
voce
con la partecipazione straordinaria
di RAFFAELLA
LUNA
CIVITANOVA MARCHE (Mc)-Sabato’
21 AGOSTO-Piazza della Libertà-Civitanova Alta-Concerto di Chiusura del
Festival
GASTONE PIETRUCCI-LA MACINA
“AEDO
MALINCONICO ED ARDENTE, FUOCO ED ACQUE DI CANTO” I-II-III
L’aedo marchigiano

Gastone Pietrucci e Adriano Taborro, fotografati da Adriana Argalia,
2010
(Jesi-Teatro
“Pergolesi”- 6 Febbraio, 2010)
*
* *
Tutti i Concerti sono ad Ingresso Libero
* In esclusiva per il Monsano Folk Festival
L’ “occhio”
e la memoria del Festival: Riccardo Carsetti
L’ “orecchio”
del Festival: Rodolfo Curzi
Tecnico Audio Luci: Eliseo Mozzicafreddo
*
* *


2) PROGRAMMA ANALITICO
MONSANO – GIOVEDÌ 5 AGOSTO
Piazza dei Caduti- Ore 22,00 - Concerto
Inaugurale
In collaborazione con il Comune e
l’Assessorato alla Cultura di Monsano e La Fondazione
Pergolesi-Spontini
MACINA – GANG “A
“Per i dieci
anni del sodalizio artistico tra le due storiche
formazioni
folk-rock marchigiane”

Macina-Gang, 15° Monsano Folk Festival, Monsano,
sabato 12 agosto 2000, Concerto di Chiusura
“Nel tempo ed oltre, andando”
Alfonso Gatto, La storia
delle vittime
A dieci anni esatti dalla
presentazione del loro importante
sodalizio artistico (proprio sul palco del Monsano
Folk Festival , con il loro primo ubriacante e travolgente concerto
comunitario) e del loro fortunatissimo
lavoro discografico “Nel tempo ed oltre cantando” (per il quale nel 2004, furono
segnalati ed invitati come “SuperGruppo
dell’anno” al Premio Tenco)
Infatti con questo simpatico ed
attesissimo Concerto “a la carte”, il pubblico potrà
“ordinare” le canzoni dello sterminato repertorio de
Inoltre insieme ai Gang,
PER IL MENÙ DELLE CANZONI DEL CONCERTO “A
(Vedi APPARATO N.
1 allegato in fondo al Programma del
Festival)

Gastone
Pietrucci (Macina) e Marino Severini
e Sandro Severini (Gang)
GANG
Gang, band
storica del rock italiano nata
all'inizio degli anni 80, con 10 album all'attivo, eredi italiani delle
sonorità del periodo punk londinese,
sono nati dal progetto dei fratelli Severini,
Marino e Sandro, nativi di Filottrano in provincia di Ancona. Da sempre
politicamente e socialmente molto attivi e impegnati, sono una delle più note band militanti nel panorama musicale
italiano e disponibili in svariate situazioni a mettere la loro musica al
servizio di ideali e progetti con un unico grande filo conduttore: i diritti
umani e la solidarietà. Durante il loro percorso il rapporto con l'arte e la
musica si è modificato rispetto all'idea originaria, sviluppando così nel tempo
la metafora e il linguaggio profetico come antidoto alla perdita della memoria
individuale e collettiva: uno dei mali della società italiana contemporanea. Il
progetto è quindi quello di fondere il rock
con la tradizione popolare, nel senso di dare una vera identità culturale
alla propria musica, che vuole essere, in mezzo alla lotta delle
contraddizioni, un punto di riferimento e uno strumento di aggregazione, un
genere più folk, o meglio combat folk.
MACINA
Gastone Pietrucci,voce, “segone”
Adriano Taborro, chitarra, mandolino,violino, voce
Marco Gigli, chitarra, voce
Roberto Picchio,fisarmonica
Riccardo Andrenacci /Michele Lelli, batteria, percussioni
Giorgio Cellinese, coordinatore
GANG
Marino Severini,voce, chitarra
Sandro Severini, chitarra elettrica
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si
terrà nel Teatro-Studio “Valeria Moriconi” - Jesi

Copertina CD Macina-Gang, Nel tempo ed oltre cantando
Graphic Design: Michel Collet, 2004
PER CONSULTARE RASSEGNA STANPA
SU MACINA-GANG
(Vedi APPARATO N.
2 allegato in fondo al Programma del
Festival)
* * *
MONSANO – VENERDÌ 6 AGOSTO
Sala del Consiglio Comunale- Ore
19,00 - Concerto
della Memoria
In collaborazione con il Comune e
l’Assessorato alla Cultura di Monsano
Per la serie “Foglie d’Album”
PIETRO BOLLETTA
“Il primo
grande informatore de
A cura e Gastone PIETRUCCI
Con la partecipazione straordinaria de
.
Où sont nos
amis morts?
Charles Baudelaire
Gastone Pietrucci e

Pietro
Bolletta
Pietro Bolletta (1904-1979)
Uno dei più importanti ed indimenticabili informatori di Gastone
Pietrucci e de
“Nato a Jesi nel 1904, dove è morto nel 1979. Ha fatto sempre il
contadino, prima a San Paolo di Jesi, poi a Santa Maria del Colle, tutte
frazioni di Jesi, infine a Monsano. Ha conseguito la terza elementare. In
gioventù, quando “era bello”, è andato sempre a cantare i canti rituali di
questua della Pasquella e della Passione, (anche e durante il periodo
fascista, nonostante il divieto del regime) accompagnandosi con il triangolo (i
“timpani” come diceva lui). Ho fatto
inchiesta con lui dal 1976. Era una miniera preziosa di informazioni, di canti,
di notizie della nostra tradizione orale. Aveva immediatamente compreso quello
che andavo cercando, e, sin dal primo nostro incontro, favorito dal figlio
Mario, ha collaborato moltissimo. E’ stato lui, praticamente il primo, a farmi
conoscere ed amare le nostre tradizioni, la nostra comune cultura popolare”. (Gastone Pietrucci, Cultura Popolare Marchigiana, Jesi, 1985)
Gastone Pietrucci, curatore, narratore, canto
e

Gastone Pietrucci
Marco Gigli-Adriano Taborro

Roberto Picchio
Giorgio Cellinese
Foglie d’Album. Sotto questo nome, sono indicati dei nuovi lavori,
montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future. Prerogativa
originaria ed insostituibile del Monsano
Folk Festival, è stata sempre quella di essere oltre che un Festival internazionale ed itinerante, soprattutto
un Festival di Musica popolare
originale oltre che di revival. Quindi
caratterizzare il Festival oltre che
con gruppi od artisti di folk-revival,
anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici
portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”. Sino ad ora,
sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico) a far partecipare a
tutte e ventiquattro le edizioni del Festival i cosiddetti informatori, a farli conoscere
personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili, indimenticabili ed aggiungerei fondamentali.
Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano, va inesorabilmente e
fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi
di questo incommensurabile patrimonio umano della memoria) come continuare la
linea principale dell’ “originalità”
del Festival, senza snaturarlo né
andando fuori tema.
Allora ho deciso che sarò io, con le Foglie
d’Album (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido
Festinese, “gli alberi di canto”)
a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le
mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far
rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di
umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di
ricerca sul campo, mi hanno donato. (Gastone
Pietrucci, 2009)
(Vedi APPARATO
N. allegato in fondo al Programma del
Festival)
L’aperitivo sarà gentilmente offerto dal Bar Centrale di Riccarda,
Monsano
In esclusiva per il Monsano Folk Festival
Ingresso Libero
MONTECAROTTO – SABATO 7 AGOSTO
Piazza Latieri – Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera
In collaborazione con
MASSIMO LIBERATORI
con
CATARINELLI & MARRANI (Lazio-Umbria)
in
“ZOCCOLI
E STANTUFFI”
Viaggio musicale di un cantastorie
moderno, tra il blues, la canzone e gli stornelli
Con la partecipazione
straordinaria di Gastone PIETRUCCI

Massimo Liberatori
In
questo concerto tra “…tanta passione, cantautorato italiano ma anche folk e blues di alto livello” (Music
Map) Massimo Liberatori
interpreta, insieme allo straordinario armonicista Maurizio Catarinelli ed il tastierista Maurizio Marrani, l’originale fusione di due anime: quella del
“Canta stornelli romano” e quella del bluesman
di New Orleans. Un piacevole mix musicale,
capace di offrire una profonda analisi del legame inconsapevole tra due figure
che nei primi anni del 900, su due rive opposte dell’oceano, narravano storie
di lavoro, di guerre e di amori. Né è un efficace esempio “Dal Tevere al Mississipi”, canzone tratta da uno scritto del Sor Capanna (Roma 1865-1920), e
colorata tra il blues e gli stornelli
da Massimo che a modo suo ci mostra
acusticamente quanto il “mondo” possa idealmente considerarsi “villaggio” nel
quotidiano incedere dell’animo umano.
Massimo,
secondo premio al Concorso Nazionale Cantastorie “Giovanna Daffini 2008”, ci traghetta da una sponda all’altra, nello
scorrere di questo grande fiume immaginario e ci cattura con le suggestioni di
una narrazione sui conflitti, i sogni, le emozioni e le cronache maturate in un
secolo di storia. Un racconto ricco di metafore anche linguistiche, dove il
“ragliare” dell’asino riflette il “deragliare” del treno…dell’anima.


Il
concerto ripropone brani tratti da i due ultimi CD di Massimo Liberatori: “La
storia dell’asino che non c’è più”, 2003 e “Deragliamenti”, 2007.
Gastone Pietrucci che ha partecipato alla registrazione del CD “Deragliamenti” della Banda Liberatori, farà una partecipazione straordinaria, cantando insieme a Massimo i due brani che interpretato nel CD: “Tributo” e “All’Asinara”.

Maurizio
Catarinelli e Massimo Liberatori al “Concerto
Maratona per i 40 anni de
Monsano, Piazza dei Caduti, 23° Monsano Folk Festival, sabato 30 Agosto 2008

Maurizio Catarinelli-Gastone Pietrucci-Massimo Liberatori
Monsano, Piazza dei Caduti, 23° Monsano Folk Festival, sabato 30 Agosto 2008
“Concerto
Maratona per i 40 anni de
Massimo Liberatori, voce, chitarra
Maurizio Catarinelli, buzuki, chitarra, armonica a bocca
Maurizio Marrani, tastiere, pianoforte
e la partecipazione
straordinaria di
Gastone Pietrucci, voce
PER ULTERIORI INFORMAZIONI SU
MASSIMO LIBERATORI
(Vedi APPARATO N.
3 allegato in fondo al Programma del
Festival
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si
terrà nel Teatro Comunale di Montecarotto
* * *
SERRA DE’ CONTI – DOMENICA 8
AGOSTO
Chiostro di San Francesco - Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera
In collaborazione con il
Comune e l’Assessorato alla Cultura di Serra de’ Conti
SIMAN TOV TRIO
in
“SHERELE”
Concerto di musica klezmer e balcanica
“Se solo il mio cuore fosse pietra...”
Cormac McCarthy, The Road
Siman Tov
è un progetto nato a Rimini nel 2005 per proporre musica klezmer ovvero della tradizione ebraica dell'est europa e musica
balcanica. Attualmente il progetto comprende cinque musicisti che si alternano
nelle varie formazioni suonando fisarmoniche, percussioni, violino, clarinetto,
contrabbasso, flauto, pianoforte. Dopo tanti concerti in strade, Festival,
teatri e locali sia in Italia (Adriatico
Mediterraneo di Ancona) che in Germania (StrassenMusikFestival a Stoccarda) e Francia il repertorio si è
allargato a brani di tutta l'area dell'Europa dell'est comprendendo anche brani
originali scritti in stile.
Il
termine Klezmer, nasce
dalla fusione delle parole kley e zemer, letteralmente strumento del canto. Questo genere musicale fonde in sé strutture melodiche, ritmiche
ed espressive che provengono dalle differenti aree geografiche e culturali (i Balcani, la Polonia e la Russia) con cui il popolo ebraico è venuto in contatto. Musica che accompagna feste di matrimonio, funerali o semplici episodi di vita
quotidiana, il klezmer nasce all'interno delle comunità ebraiche dell'Europa
orientale, in particolare delle comunità chassidiche. Questa musica esprime sia
felicità e gioia che sofferenza e malinconia, tipica della musica ebraica. Il Klezmer contribuirà non poco alla
formazione del jazz, quando gli ebrei
che erano stati perseguitati si trasferirono in molti nelle Americhe.
Per la serata di Serra de’ Conti
il Gruppo Siman Tov, si presenta
nella formazione di tre elementi (fisarmonica, violino, flauto e percussioni) e
sicuramente avvincerà il pubblico attento del Festival, con questa loro
particolare ed affascinante “musica dell’anima”.

Siman Tov Trio in concerto
Tiziano Paganelli, fisarmonica, flauto, percussioni
Gioele Sindona, violino
e percussioni
Fabrizio Flisi, fisarmonica
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si terrà
nella Sala Italia del Comune di Serra de’ Conti
PER ULTERIORI INFORMAZIONI SUL
GRUPPO DIMAN TOV E
(Vedi APPARATI N 4 e
N. 5 allegati in fondo al Programma del Festival
* * *
Lunedì 9 agosto: riposo
* * *
STAFFOLO – MARTEDÌ 10 AGOSTO
Piazza Leopardi- – Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera
In collaborazione con il
Comune e l’Assessorato alla Cultura di Staffolo
GASTONE PIETRUCCI –
in
“
Omaggio a Domenico Modugno-Luigi
Tenco-Piero Ciampi-Fabrizio De Andrè
(prima nazionale)
Dove le parole finiscono inizia la musica.
Heinrich Heine
Dopo aver rivisitato negli anni scorsi i quattro
cantautori che hanno fatto la storia della canzone italiana, Fabrizio De
Andrè , Luigi Tenco, Piero Ciampi e Domenico Modugno,
Domenico Modugno (1928-1994) Luigi Tenco (1938-1967)

Piero Ciampi (1934-1980)
Fabrizio De Andrè (1940-1999)
Domenico
Modugno (1928-1994)
“Nella
storia della musica leggera italiana, il primo ad opporsi alla canzone banale e
solo commerciale, rinunciando anche ai gorgheggi ed ai vocalizzi della cosiddetta
“canzonetta all’italiana”, fu Domenico Modugno. Portò una ventata di novità,
quando lanciò alla radio canzoni che raccontavano storie semplici, tratte dalla
vita di tutti i giorni. Diede vita ad una nuova moda musicale, basata su testi
intelligenti [...] e con musiche quasi sempre ispirate al genere folcloristico.
Ma, soprattutto, fu il primo cantautore italiano [...]." Alfonso Maselli.
Luigi
Tenco (1938-1967)
"[...]
Il suo mondo poetico e musicale lo si definisce, se si comprende l’opera di
abbassamento e riduzione all’interno della quale ha agito, cancellando le
coloriture strapaesane e la piccola borghesia del sentimentalismo e della
sublimazione provinciale; la sintassi di Tenco è cucita intorno al parlato, ai
modi e ai tempi di un linguaggio della canzone che aderisce alle cose senza
descriverle, senza contornarle. […]".
Francesco Scarabicchi.
Piero
Ciampi (1934-1980)
“[...]
A questo punto vale però la pena ricordare chi sia stato prima d’ogni altra
cosa Piero Ciampi, il suo essere poeta orale, un poeta da ascoltare, un poeta
che fa musica persino quando la musica non c’è. Uno dei massimi livelli a cui è
ascesa in Italia la canzone d’autore[...]”.
Enrico de Angelis
Fabrizio
De Andrè (1940-1999)
“[...]
E certamente nessuno dei cantautori italiani ha saputo cantare così civilmente
l'odio per l'inciviltà dei tempi. Anarchicamente, detestava le maggioranze e la
loro capacità di fagocitare i comportamenti, di anestetizzare i sentimenti. Ma
questa lucida cognizione della ferocia dei vincitori, piuttosto che ispirargli
rabbia e impotenza, accendeva la sua potenza narrativa, e dilatava la sua
naturale dolcezza.” Michele Serra
PER
ULTERIORI INFORMAZIONI SU I PROFILI CRITICI DEI QUATTRO CANTAUTORI
(Vedi APPARATO N.
6 allegato in fondo al Programma del
Festival

Gastone Pietrucci
Adriano Taborro Riccardo
Andrenacci
Roberto Picchio

Marco
Gigli
Giorgio Cellinese
PROGRAMMA DEL CONCERTO
DOMENICO MODUGNO
Introduzione: sottofondo “Nel blu dipinto di blu” (strumentale)
1. Vecchio frack– 2. Miciu niuru (Gatto nero) (D. Modugno) – 3. Strada ‘nfosa (D. Modugno) – 4. Malarazza (D. Modugno)
LUIGI TENCO
Introduzione: sottofondo “Lontano lontano” (strumentale)
1. Lontano lontano (L. Tenco) – 2. Li vidi tornare (Ciao amore ciao) (L. Tenco) – 3. Cara maestra (L. Tenco) – 4. Vedrai vedrai (L. Tenco)
PIERO CIAMPI
Introduzione: sottofondo “Miserere” (strumentale)
1. Ha tutte le carte in regola (Ciampi-Marchetti) – 2. Il vino (Ciampi-Marchetti) – 3. Il Natale è il 24 (Ciampi-Pavone-Marchetti) - 4. Tu no (P.Ciampi)
FABRIZIO DE ANDRÈ
Introduzione: sottofondo “La ballata dell’eroee” (strumentale)
1. La ballata del Michè (F. De Andrè) – 2. Amore che viene amore che vai (F. De Andrè) – 3. Davvero davvero (M.
Pagani-M. Bubola-M. Pagani) – 4.
Bocca di rosa (F. De Andrè)
Eventuali
bis:
1. Meraviglioso (Pazzaglia-Modugno)
2.
Tre madri (F. De Andrè) /Sotto la croce Mmaria... (tradizionale)
Gastone PIETRUCCI, voce
Adriano TABORRO, chitarra,
mandolino, violino, chitarra elettrica
Marco GIGLI, chitarra,
controcanti
Riccardo ANDRENACCI,
batteria, percussioni
Roberto PICCHIO,
fisarmonica
Giorgio Cellinese,
cooordinatore
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro
“Cotini” di Staffolo
_______________________________________________________________
MONTEMARCIANO - MERCOLEDÌ
11 AGOSTO
Parco Villa
“Colle Sereno” - Ore
22,00 - Concerto Grande
della Sera
In collaborazione con il
Comune e l’Assessorato alla Cultura di Montemarciano
DEBORAH KOOPERMAN (U.S.A)
in
"YESTERDAY...TOMORROW"
Dal ragtime al folk-blues. Dall’America in Italia
con la partecipazione straordinaria di MARCO POETA

Musicista, cantante, folk singer statunitense, Doborah Kooperman, nasce nello stato di New York da una famiglia di agricoltori amanti della musica ed amici di Woody Guthrie, Cisco Houston e Pete Seeger ed inizia ben presto a studiare musica e pianoforte.
A 17 anni, negli anni sessanta, ispirata da un concerto dell' allora sconosciuta Joan Baez si trasferisce a Greenwich Village, dove inizia a suonare nei locali newyorkesi, incontrando tra gli altri Bob Dylan, Richie Havens, José Feliciano e John Sebastian.
Nel 1968 arriva in Italia con una borsa di studio all’Università di Bologna. Fonda con Francesco Guccini ed altri musicisti ‘L’Ostaria delle Dame”, che diventerà un punto di partenza per molta gente dello spettacolo. Specialista del "fingerpicking" (un tipo di arpeggio alla chitarra molto usato negli Stati Uniti), partecipa a tutte le incisioni discografiche di Francesco Guccini dal 1969 al 1978, suonando la chitarra e il banjo.
Negli anni 70 ha collaborato anche con
l'amica e cantautrice bolognese Paola Contavalli,
del Canzoniere delle
Lame.
Nel '71 si unisce in tourneé a Lucio Dalla come cantante e chitarrista
e comincia a scrivere le proprie canzoni, una delle quali: "E tornò la
primavera" viene incisa da Patty
Pravo. Nel 1981 partecipa alla Rassegna della Canzone d’Autore del Club
Tenco.
Il suo repertorio va dal ragtime al folk-blues,
dalle ballate alle sonorità tipiche della tradizione bianca e nera americana. Nel 2006
ha pubblicato il suo terzo album:
“Yesterday... Tomorrow”.
Per
la serata di Montenarciano del 25°
Monsano Folk Festival, Deborak
Kooperman, viene eccezionalmente accompagnata da Marco Poeta, uno dei più grandi ed eclettici musicisti italiani e
marchigiani in particolare, in una accoppiata inedita, decisamente interessante
ed intrigante.
Deborah Kooperman
Deborah Kooperman was born on a farm in
Marco Poeta
Marco Poeta
È l'unico musicista
non portoghese, a livello europeo, ad essere
riconosciuto e considerato un vero fadista
dai portoghesi. È un abile suonatore di strumenti a plettro, pur non avendo mai imparato a
leggere la musica. A diciotto anni scopre la bossa nova brasiliana, genere che coltiverà per circa
vent'anni, arrivando a collaborare con i più grandi musicisti e cantanti di
quella terra, tra cui Caetano Veloso, Chico
Boarque e Badem
Powell. In Italia sono da ricordare
la pluriennale collaborazione live con
Sergio Endrigo, quella con il
chitarrista jazz
Franco Cerri ed il fruttifero rapporto,
che ancora continua, con il chitarrista e cantante napoletano Fausto Cigliano. Da dieci anni a questa
parte si dedica allo studio della chitarra portoghese,
strumento tipico del fado, in cui lo
ha aiutato il grande virtuoso portoghese Antonio
Chainho. Il primo brano pubblicato da Marco Poeta come suonatore di chitarra portoghese, è stato un
insieme di stornelli marchigiani cantati sulla melodia del fado corrido (il brano è presente nella compilation Tribù italiche Marche
del World Music Magazine, con il titolo Canto popolare recanatese).
Il primo album della discografia ufficiale di Marco
Poeta è Zuppa, pubblicato
dalla Bentler nel 1986,
che passa inosservato.
Si fa notare
con O fado uscito nel 2001,
con la collaborazione di Eugenio Finardi (voce
e curatore dei testi italiani cantati da lui stesso nei fados classici), Francesco
di Giacomo (voce del Banco del Mutuo
Soccorso, che si presta a cantare in portoghese) ed Elisa Ridolfi (voce marchigiana scoperta e lanciata da Poeta
stesso, che canta in portoghese). In questo album, oltre ad alcuni tra i pezzi
più belli del fado portoghese, prevalentemente scelti nel repertorio di Amália Rodrigues,
c'è spazio per una coinvolgente reinterpretazione di Piazza Grande,
in cui Michele Ascolese, chitarrista
classico del CD, sfoggia una grandissima abilità improvvisativa. Nel frattempo Marco Poeta fonda l'Accademia del
Fado, con cui collaborano vari cantanti e musicisti interessati al genere
di Lisbona. Nel 2003
esce il CD O nosso fado per
Deborah
Koperman, voce, chitarra
Marco Poeta, chitarra
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro “Alfieri” di Montemarciano
CAMERATA PICENA – GIOVEDÌ 12 AGOSTO
Corte del Castello del Cassero - Ore 22,00 – Concerto-Incontro della Sera
In collaborazione con il
Comune e l’Assessorato alla Cultura di Camerata Picena
DOUG YULE ex VELVET UNDERGROUND
Trio di musica folk-traditional
americana del Sudest

RedDog Trio
Intorno alla leggendaria figura di Doug Yule, si è formato il
RedDog Trio che si esibirà in un concerto rigorosamente in acustica, come è
ormai tradizione di tutti gli artisti che da diversi anni si esibiscono in quel
suggestivo contenitore che è
Doug Yule (Douglas
Alan Yule, 25 febbraio
1947), è un cantante e musicista
statunitense, conosciuto soprattutto per essere stato un membro dei Velvet Underground dal 1968 al 1973.
Cresciuto nella costa orientale degli Stati Uniti, canta e suona da quando era
ragazzino. “Per un puro caso e senza conoscerne i motivi, in un giorno
qualsiasi del 1968 fu ‘catturato’ dai Velvet
Undergroud (una band-culto che
spadroneggiava nell’America di quel tempo tumultuoso) con i quali”, come lui
scrive ironicamente sul suo curriculm,
“scontò una pena di cinque anni servendo in quel gruppo, con lavori forzati al
basso e alla chitarra”. Sterminata la sua discografia con i Velvet Underground, con Lou Reed, “Sally Con’t Dance (1974),
con Elliott Murphy, “Night
Lights” (1976) con Maureen Tucker, “Moe Rocks Terrastock” (2002),
con i Weisstronauts, “Instro-tainment”
(2008), con gli American Flyer. Come
solista ha pubblicato nel 2002, l’album, “Live in Seattle”, e con i RedDog nel 2009, “Hard Times”.
Quando non è troppo impegnato a strimpellare con i RedDog, Doug costruisce violini, viole, e violoncelli.
Cary Lung è cresciuto in una piccola fattoria nella
cittadina di San Joaquin Valley, in California. Da ragazzino, cantava e
armonizzava con il nonno. A metà degli anni ’60, incontrò Kenny Hall, il leggendario suonatore di mandolino, che divenne
il suo mentore. Cary ha inciso due album con i Sweets Mill String Band e, con il Portable Folk Festival,
si è esibito in vari bar e Festival in giro per l’America rurale.
Tom Collicott, ha trascorso gran parte della sua vita
da adulto a Seattle, dove si è creato una bella carriera come foto-illustratore
e website designer. Ha imparato a
suonare la chitarra una dozzina di anni fa per poi diventare sempre più
coinvolto nella musica folk del
profondo Sud che imparava frequentando Festival e teatri tradizionali nel
nordovest della costa pacifica degli States.
Oltre a suonare la chitarra e il banjo con
i RedDog, Tom si esibisce anche con
la rauca band Atlas Strigband di
Seattle.
Un appuntamento da non mancare, per uno degli appuntamenti
“felici” ed irripetibili di questo piccolo-grande Festival!
RedDog
Doug Yule – violino e voce
Cary Lung – mandolino e voce
Tom Collicott – chitarra, banjo e
voce

RedDog Trio
(da sinistra: Cary Lung - Doug Yule - Tom Collicott )
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
SULLO STERMINATO CURRICULUM DI DOUG YULE
(Vedi APPARATO N. 7
allegato in fondo al Programma del Festival)
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si terrà all’interno della Corte del
Castello del Cassero di Camerata Picena
SPONSOR
* *
*
JESI – VENERDÌ 13 AGOSTO
Sala Maggiore del Palazzo della Signoria –
Ore 19,00 – Concerto della Memoria
Con il patrocinio del Comune e
dell’Assessorato alla Cultura di Jesi e della Biblioteca Comunale Planettiana
Per la serie “Foglie d’Album”
ARMANDA ANIMOBONO MANCINI & LE SORELLE
“La voce della
filanda jesina”
A cura e con GASTONE PIETRUCCI e CARLO CECCHI
Con la partecipazione straordinaria di MARCO GIGLI e ROBERTO PICCHIO
Gli amici che abbiamo amato, i più fedeli e leali,
ci hanno lasciato uno dopo l’altro
con loro bevemmo due o tre coppe alla mensa del mondo,
prima che, una alla volta, andassero silenziosamente
a dormire.
Omar Khayam
Gastone Pietrucci,

Armanda Animobono Mancini
Armanda Animobono Mancini (1912-1988)
“Nasce
in Germania, il 24 marzo 1912 a Garzow Widopousk dove vive con la famiglia
emigrata sino all’età di due anni e mezzo. Costretta a ritornare in Italia
insieme a tutta la famiglia per lo scoppio della prima guerra mondiale, è a
Jesi dal 1915. Sesta di otto fratelli. Terza elementare. A differenza della
sorella Anita, ha dovuto attendere il conseguimento del quindicesimo anno di
età, per poter lavorare in filanda (come diceva lei “con il banchetto” ) a causa della sua bassa statura, dove è
rimasta sino al 1942. Sposata senza figli. Finito il lavoro della filanda, in
cerca di lavoro, Armanda lascia Jesi
per Roma, nel 1943, dove per circa venticinque anni, prima di ritornare
definitivamente nella sua città d’origine nel 1969, ha lavorato in una tipica
trattoria romana, in Trastevere. Muore a Jesi il 9 agosto 1988.
In suo
onore e per rispetto a tutto il vastissimo repertorio che è riuscita a
tramandarci, ho lasciato ed accettato anche alcuni dei suoi frammenti (che
figurano nella serie dei collage dei
canti minori della filanda jesina,) nei quali chiaramente si riflettono certe
influenze ed inevitabili contaminazioni con il repertorio della tradizione
romana e che in fondo rispecchiano la sua storia personale, ma anche quella di
una Marca emigrante, costretta per migliorare la propria esistenza, ad andare
sempre verso quella “lontana” ed “inevitabile” Roma.
Amalia Animobono (1917-1992) detta “Astora”,
dal nome del “santolo” Astorre, dopo
la quinta elementare ha lavorato sempre da sarta e Anita Animobono (1908.-2006), terza elementare, sin dall’età di
dodici anni, ha lavorato come filandaia.
Con Armanda
e con le sue sorelle ho registrato ininterrottamente dal 1981 sino
all’anno della sua morte, 1988.
Vastissimo il suo repertorio di canti della filanda, dalle ballate più
arcaiche, sino agli ultimi canti di cantastorie. Piccola, precisa, puntigliosa,
determinata, in possesso di una memoria formidabile, tenace, sempre disponibile
e sempre pronta a cantare e a ricordare. Una delle voci più belle di tutta la
mia raccolta”. (Gastone
Pietrucci, Cultura Popolare Marchigiana,
Jesi, 1985).

Carlo Cecchi
Carlo Cecchi
Curriculum
Carlo Cecchi,di origine toscana,nasce a Jesi nell’ ottobre del 1949, lavora abitualmente tra Jesi e Roma.
La sua passione iniziale è la musica e, giovanissimo fonda diversi gruppi mentre frequenta l’Istituto d’arte in cui si diploma nel 1969.
In quella sede conosce lo storico dell’arte Vittorio Rubiu che continuerà a seguirlo anche in seguito, e lo presenta a Burri e allo scultore Mannucci fondatore dell’istituto.
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti per diplomarsi ad Urbino nel 1973, in quegli anni la stessa Accademia e reputata tra le migliori europee, grazie alla presenza di docenti tra i quali Concetto Pozzati, Pierpaolo Calzolari, Alberto Boatto, Renato Bruscaglia, Rodolfo Aricò, Massimo Dolcini, Roberto Sanesi,Toni Toniato,Tommaso Trini, Mario Ceroli ecc.con i quali intrattiene uno stretto rapporto che poi prosegue nel tempo.
E’in quell’ambito che incomincia a crescere in lui la voglia di fare l’artista,quindi realizza le prime esperienze espositive quando è ancora studente.
Il suo lavoro si orienta verso i linguaggi “concettuali”, sono gli anni 70, cerca però le giuste distanze per collocare in autonomia la propria cifra espressiva. Le sue frequentazioni sono trasversali, ama la scrittura, diventa amico di letterati e poeti con cui talvolta interagisce in eventi.
Viaggia spesso, frequenta gallerie e musei in cui attua mostre e realizza istallazioni in sintonia con la complessità degli spazi espositivi,difatti spesso sceglie luoghi inconsueti nei quali far nascere il proprio lavoro.
Di frequente viene chiamato come relatore per incontri seminari e conferenze sulle tematiche della ricerca artistica contemporanea.
Quando la sua pittura si coniuga con la parola scritta, alcuni suoi testi vengono letti e presentati nei teatri da attori di prestigio.
Il suo lavoro,che sconfina nella scultura, nel mosaico e in altri linguaggi possibili,è dotato di forte riconoscibilità ed è presente in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero ed è oggetto di testi di critici e storici dell’arte di riconosciuto prestigio. Le sue opere sono presenti regolarmente nelle più autorevoli riviste e pubblicazioni di arte contemporanea.
Carlo Cecchi dal 1974 è docente di Discipline Pittoriche nei Licei
Artistici e negli Istituti d’Arte.
Carlo Cecchi, ha scritto
appositamente per Foglie d’Album n. 4,
un tenero ricordo delle “tre A”: Anita,
Astora e Armanda”: “rosa è rosetta”
(Vedi APPARATO
N. 8 allegato in fondo al Programma del Festival)
Foglie d’Album. Sotto questo nome, sono indicati dei nuovi lavori,
montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future. Prerogativa
originaria ed insostituibile del Monsano
Folk Festival, è stata sempre quella di essere oltre che un Festival internazionale ed itinerante, soprattutto
un Festival di Musica popolare
originale oltre che di revival. Quindi
caratterizzare il Festival oltre che
con gruppi od artisti di folk-revival,
anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici
portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”. Sino ad ora,
sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico) a far partecipare a
tutte e ventiquattro le edizioni del Festival i cosiddetti informatori, a farli conoscere
personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili, indimenticabili ed aggiungerei fondamentali.
Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano, va inesorabilmente e
fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi
di questo incommensurabile patrimonio umano della memoria) come continuare la
linea principale dell’ “originalità”
del Festival, senza snaturarlo né
andando fuori tema.
Allora ho deciso che sarò io, con le Foglie d’Album (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul campo, mi hanno donato. (Gastone Pietrucci, 2009).
Gastone Pietrucci, curatore, narratore, canto
Carlo Cecchi, narratore
e con
Roberto Picchio, fisarmonica
Marco Gigli, chitarra, canto

Marco Gigli , chitarra, voce Roberto Picchio, fisarmonica
(particolare)
L’aperitivo sarà gentilmente offerto dal Dr. Riccardo Carsetti e
famiglia
In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
Ingresso Libero
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CORINALDO –
SABATO 14 AGOSTO
Piazza “Il Terreno”- Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera
In collaborazione con il
Comune e l’Assessorato alla Cultura di Corinaldo
GRUPPO ENERBIA
in
”La
rosa e la viola – Vie del sale”
Musica tradizionale delle quattro province
(Genova,Piacenza, Pavia, Alessandria)

Gruppo Enerbia
...malinconia dei passi e del restare
Francesco Scarabicchi, Settembre
Enerbia” è uno dei più
importanti gruppi italiani attivi nel campo della musica tradizionale e antica.
Il lavoro di Enerbia è principalmente
legato alla valorizzazione del
repertorio tradizionale
dell’Appennino nord-occidentale, uno dei più interessanti di tutta la
penisola italiana. Nella fitta trama di sentieri e strade che attraversano le
alte valli delle province di Genova, Piacenza , Pavia e Alessandria , i luoghi
del passaggio dalla pianura padana
al mare, non si sono solo
scambiate merci, come l’olio e il sale, ma è fiorita nel corso dei secoli una
ricca tradizione musicale, per molto tempo tramandata solo oralmente da
musicista a musicista. Lo strumento principale della tradizione è il piffero (un oboe popolare) insieme alla
fisarmonica , al violino, alla piva e
alla ghironda. La musica, il ballo e
il canto segnavano e segnano i momenti più importanti della vita delle genti
dell’Appennino: il fidanzamento, il matrimonio, la gioia del ritorno
dellastagione primaverile, le feste nelle notti d’estate, le nascite e le
morti. La ricchezza e la bellezza di questo repertorio, la sua struggente
vitalità, rivivono nell’esecuzione e nel
lavoro di appassionata ricerca di Enerbia:
antichi balli come
Nella colonna sonora de “ I cento chiodi”, l’ultimo film di Ermanno Olmi, sono presenti due struggenti valzer popolari (“ Il valzer dei disertori “ ed “ E c’era una ragazza”) eseguiti da Maddalena Scagnelli ed Enerbia.
Giuseppe Bertolucci ha invece utilizzato brani tratti dal Cd degli Enerbia, “ Così lontano l’azzurro” nel documentario televisivo con Edmondo Berselli “ Un paese chiamato PO” trasmesso da Rai Due nel 2009.
Il gruppo è stato anche
ritratto da Paolo Rumiz,
grande scrittore di viaggio, nel suo
libro “ La leggenda dei monti naviganti”
(Feltrinelli Editore) che raccoglie uno
straordinario reportage dedicato
all’Appennino italiano. .
L’ultimo disco del Gruppo,
uscito nel dicembre 2009 si intitola “
Il Gruppo
Enerbia è formato da:
Maddalena Scagnelli, voce e violino,
(che cura anche
l’arrangiamento e la ricerca musicale sui brani )
Franco Guglielmetti fisarmonica
Gabriele Dametti piffero e flauti
Paolo Simonazzi, ghironda e
alla piva
Massimo Visalli , chitarra
Claudio Schiavi, contrabbasso
Adriano Sangineto, arpa gotica.
Ingresso Libero
In caso di pioggia il Concerto si
terrà nel Teatro Comunale “C. Goldoni” di Corinaldo
*
* *
ANCONA – DOMENICA 15 AGOSTO
Anfiteatro Romano – Ore 19,00 – Concerto-
Incontro del Tramonto
In
collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Ancona
GASTONE PIETRUCCI
in
“Dicono di me”
La canzone popolare come
incanto, racconto e canto
con l’amichevole partecipazione
de

Gastone Pietrucci (fotografato da Emanuele Sforza, 2002)
All’imbrunire, quando si
addormentano le immagini, e si destano i suoni
Franco Scataglini, “dai taccuini”.
Attraverso il racconto, gli aneddoti, i ricordi, il
canto, verrà presentato e fatto conoscere al pubblico con questo inedito incontro-concerto, l’affascinante, divertente, interessante lavoro di ricerca
sul campo, il contatto con gli informatori,
la riscoperta e la riproposta della
tradizione orale marchigiana, frutto di un lavoro più
che quarantennale e di una
travolgente passione di Gastone Pietrucci,
fondatore, leader, voce ed anima del Gruppo di Ricerca e Canto Popolare
Marchigiano “
Un incontro, in un contesto
particolare ed affascinante come l’Anfiteatro
Romano di Ancona, carico di ricordi e di struggenti “nostalgie” per Gastone Pietrucci e

Franco Scataglini Pier Paolo Pasolini

Piero Ciampi Allì Caracciolo Francesco Scarabicchi
In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
Ingresso Libero
* * *
Lunedì 16 agosto: riposo
* * *
MONSANO – MARTEDÌ 17 AGOSTO
Ora 19,00 - Esterno ed interno Chiesa
degli Aròli - Concerto della Memoria & della Speranza
In
collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Monsano
I GIOVANI E
“Il
dovere della memoria” (Dedicato a
Nazzareno Accattoli)
Con i Gruppi Spontanei del “Maggio” di Fabriano (An) e della “Passione” di Caldarola (Mc)
A cura di GASTONE
PIETRUCCI

Mario GIACOMELLI: Gruppo Spontaneo del Maggio di Fabriano, Morro d’Alba, 1990
Noi veniamo dal ricordo dei
tempi
carichi di promesse e di parole…
Allì Caracciolo, Malincòre
Dopo la
scomparsa dei grandi interpreti della tradizione musicale che hanno onorato e
qualificato con la loro presenza le varie Rassegne sui canti rituali di questua
della tradizione orale marchigiana, curate dal Centro Tradizioni Popolari e da
Interessante
questa formazione perché è formata principalmente da giovani suonatori di
violino e da giovani cantori, continuatori e trasmettitori della grande
tradizione musicale dei loro avi Al giovane Gruppo di Fabriano si affianca un altro giovane ed interessante Gruppo Spontaneo della “Passione” di Caldarola (Mc).
Questo
straordinario Concerto della Memoria
& della Speranza (tra l’altro dedicato ad una delle figure più
importanti del canto popolare marchigiano, grande informatore di Gastone Pietrucci e de
Saranno proprio
loro, i ragazzi di Fabriano e di Caldarola, con il loro entusiasmo a
dimostrare la vitalità, nonostante tutto, della nostra tradizione, tanto che a
questi bravissimi ed entusiasmanti giovani, vogliamo indirizzare lo stesso
augurio, che nella presentazione al loro primo (lontanissimo) LP del 1982,
Gruppo Spontaneo del “Maggio” di
Fabriano (An)
Pietro Berti (1926), violone, “cantarino”
Giovanni Cofani, “cantarino”, violino
Giuseppe “Pino”
Gagliardi,
chitarra
Ezio Lametti, fisarmonica
Marco Pelucchini,
Tommaso Sgreccia, “cantarino”,
violone
Emilio Spadini, fisarmonica
Fabio Spadini, organetto
Gabriele Spadini,organetto

Gruppo Spontaneo della “Passione” di
Caldarola (Mc)
Walter Bianchini, organetto
Giovanni Cofani, fisarmonica ,voce
Mauri Mazzarantani, triangolo,
“gnacchere”, voce
Marco Meo, tamburello marchigiano , voce
Katiuscia Merlini, organetto
PER ALTRE FOTO DEL GRUPPO DI CALDAROLA
(Vedi APPARATO
N. 9 allegato in fondo al Programma del Festival)
In
esclusiva per il Monsano Folk Festival
Ingresso Libero
* *
*
POLVERIGI – MERCOLEDÌ 18
AGOSTO
Ore 22,00 – Chiostro di Villa “Nappi” - Concerto Grande della Sera
In
collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Polverigi
AMEDEO & BELINDA (Italia-Cuba)
in
“Concerto
world jazz brasilian afrocuban rythms
per voce, chitarra e violoncello”

Amedeo &
Belinda
“Amedeo & Belinda fanno insieme una bellissima musica direttamente dal cuore, mescolando liberamente influenze afrocubane, brasiliane e jazz nelle loro particolari composizioni e interpretazioni creando uno stile unico ma familiare. Questa insolita combinazione di chitarra, violoncello e voci creano atmosfere di pathos e colore capaci di impennate ritmiche sorprendenti Amedeo Nicoletti è un chitarrista di livello internazionale, brillante lirico improvvisatore con uguale versatilità in armonia jazz e ritmi latini. Originario di una famiglia di musicisti, ha suonato in Medio Oriente, America Latina, Europa e Scandinavia. La sua padronanza di vari idiomi musicali dal blues al jazz e afrolatino appare nei suoi assoli e nelle sue memorabili composizioni.
Belinda Riquelme non suona il violoncello solamente nel modo classico tradizionale con eccellenza ma sfrutta le possibilità del suo strumento trasformandosi in una contrabbassista eccezionale. Il suo canto in portoghese, spagnolo, inglese e italiano è tanto delizioso quanto la sua presenza scenica. Nata a Cuba, diplomata al conservatorio "Tchaikovsky" di Mosca, la sua grande musicalità si riflette nelle sue composizioni ed esecuzioni.
Insieme Amedeo & Belinda hanno creato un arcobaleno di suoni eccitanti che rimangono a lungo all´ascoltatore dopo la loro performance. In un epoca in cui molta della musica che ascoltiamo è carica di clichès, questo duo perfettamente assortito suona con gioiosa inventiva che arriva direttamente al cuore anche dal più raffinato ascoltatore. Vederli e ascoltarli nelle esibizioni è sicuramente un´avventura musicale che innalza lo spirito.” Eric Bibb.
Nel
1992 creano il Duo che porta il loro nome. Tra lo loro discografia: "Acoustical Adventures" e
il loro ultimo CD del 2008, ”Al
Galope". Un concerto straordinario: un arcobaleno eccitante di suoni,
nella splendida cornice del Chiostro di “Villa
Nappi”, ormai sede naturale del Monsano
Folk Festival.
Amedeo Nicoletti, chitarra
acustica ed elettrica, percussioni,voce.
Belinda Riquelme, voce solista, violoncello

Amedeo &
Belinda in concerto
Ingresso Libero
In caso di
pioggia il Concerto si terrà all’interno della Chiesa del SS.Sacramento di
Villa “Nappi” di Polverigi.
* * *
ANCONA – GIOVEDÌ 19 AGOSTO
Museo “Omero” -
Terrazza Palazzo Leopardi della Regione Marche, Ingresso dal Museo (Via
Tiziano) - Ore 22,00 - Concerto Grande
della Sera
In collaborazione con
in
“L’amore, il diavolo e l’acqua santa”
Liricità, licenziosità e religiosità nella
cultura orale marchigiana

“L’amore il diavolo e l’acquasanta”, collage, Gastone Pietrucci, 1996

Mentre vivi, bevi.
Omar Khayan
Il Gruppo di ricerca e canto popolare marchigiano
Il Concerto verterà su tre temi fondamentali della cultura orale marchigiana, presenti del resto in ogni tradizione, in ogni altra cultura popolare: la liricità, la licenziosità e la religiosità.
Quindi l’amore in tutte le sue sfaccettature, della gioia, del dolore, dell’innamoramento, dell’abbandono, del pianto e del riso; il diavolo, ossia la satira, la metafora licenziosa, la gioia prettamente terrena, sfrenata e sanguigna del vivere e del godere; ed infine l’acqua santa, ossia il bisogno universale dell’uomo di spiritualità e di profonda religiosità.
Adriano Taborro, chitarra, mandolino, voce
Marco Gigli, chitarra, cembalo, voce
Roberto Picchio, fisarmonica, voce
Riccardo Andrenacci, batteria, percussioni
Giorgio Cellinese, coordinatore
Ingresso Libero
* *
*
MORRO D’ALBA – VENERDÌ 20 AGOSTO
Auditorium Santa Teleucania - Ore 22,00 - Concerto-Incontro della Sera
In
collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Morro D’Alba
FRANCO MORONE
in
“Italian fingesrtyle guitar”
Concerto per chitarra acustica
tradizionale e voce
con la partecipazione straordinaria di RAFFAELLA LUNA

Franco Morone
Franco Morone, uno dei massimi esponenti del finger style, tra i grandi della scena chitarristica
internazionale, uno dei pochi oggi in grado di avere una sonorità personale e
riconoscibile. Musicista dotato di una straordinaria sensibilità, le sue
melodie di grande fascino, regalano emozioni sin dal primo ascolto, grazie
anche alle sue impeccabilinterpretazioni. L’ascoltatore ha l’impressione di
poter essere portato ovunque con un pugno di note, per poi restare affascinato
da un suono caldo e gentile, costruito su ritmi delicati ed originali linee di
contrappunto. Il suo repertorio ha solide radici nelle tradizioni di vari
paesi: blues, jazz, folk celtico,
italiano e su tutto sorprende l’assoluta competenza di Franco nei vari
linguaggi e culture assimilate nel corso di instancabili ricerche. Nel corso
della sua attività ha pubblicato numerosi libri e cd con prestigiose case
editrici e discografiche. Tra i lavori più rappresentativi ricordiamo "Italian Fingerstyle Guitar" che
è stata insignita del JP Folk Award
di musica indipendente americana. Proprio in questa raccolta dedicata alla
tradizione italiana, le nostre arie antiche e popolari sembrano rivivere una
seconda giovinezza. Oltre ai brani strumentali nella parte finale del concerto
saranno proposte alcune canzoni cantate dalla meravigliosa voce di Raffaella Luna e contenute nel recente cd Songs
We Love, una delle novità più interessanti del momento. Un concerto, che
sorprende per la semplicità con la quale è in grado di incantare e commuovere
il pubblico....una performance di
rara bellezza e calore.

Raffaella Luna
& Franco Morone in concerto

Raffaella Luna in
concerto
"La prima volta che abbiamo assistito a un concerto di
Franco Morone, abbiamo provato l’emozione
di trovarci di fronte ad una epifania di bellezza". Francesco Caltagirone - L' Isola che non
C'era, Luglio 2003.
"Italian Fingerstyle Guitar"
é un biglietto da visita straordinario per la nostra tradizione". Roberto Sacchi - Folk Bullettin
Franco Morone, chitarra acustica tradizionale
Raffaella Luna, voce
Ingresso Libero
*
* *
CIVITANOVA MARCHE (MC) – SABATO 21 AGOSTO
Ore 22,00 – Piazza della Libertà di
Civitanova Alta - Concerto di Chiusura del Festival
In collaborazione con
GASTONE PIETRUCCI -
in
“Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque
di canto” I-II-III
L’aedo marchigiano

Copertina e retrocpertina dell’ultimo CD diGastone
Pietrucci-La Macina:
“Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque
di canto” Vol.III
La musica che posso
respirare
Francesco Scarabicchi, L’ora
felice
Finalmente conclusa la trilogia dell’ “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque
di canto”, ora Gastone Pietrucci e
Un
disco questo dell’ “Aedo...” che già in uscita ha suscitato grandi apprezzamenti e
critiche entusiaste, come questa che riportiamo di Guido Festinese, che sulle pagine di Alias, Supplemento Settimanale de Il Manifesto (Sabato 3 Aprile
2010. Anno 13 - N. 14.), lo qualifica con il bollino di “immenso”: “ [...] Questo è il terzo capitolo dell’ Aedo, e siamo ormai a una sorta di
pulsante “archivio della memoria” che ha dovuto incorporare nella scheggiata
voce di pietra e di vento di Pietrucci altri materiali, che molti non
crederanno “folk”: perché anche Piero Ciampi “Litaliano” come diceva Sartre, è
un brandello di memoria che non deve andarsene, perché anche il Pasolini di Supplica
a mia madre merita adeguata, sobria veste musicale. E che dire del Savona
di E’ lunga la strada, percorso davvero “a latere” delle vicende del
Quartetto Cetra? Sia come sia, qui partecipano, al solito, compagni di percorso
che nobilitano il tutto con il dono della sincerità, senza schermi e
paracadute: i Gang, l’Orchestra da Camera di Jesi, Ambrogio Sparagna e tanti
altri. Perfino
Mentre a sua volta Ciro De Rosa, ne Il Giornale
della Musica, Anno XXVI, n. 270 / maggio 2010,
scrive:. “Pietrucci possiede l'autorevolezza di chi ha celebrato
"il mondo alla rovescia" con l'urgenza di sottrarre all'oblio le
espressioni musicali di tradizione orale marchigiana, dei cui testimoni ha
compreso la lezione e l'umanità profonda. Non è casuale che nella sua maturità
d'artista puro, con i suoi compagni de
Infine, Enrico de Angelis , nella prefazione al suddetto CD, Vol. III, 2010 scrive testualmente: “ [...] Non potevo non
entrare in contatto con questi singolari personaggi della Macina [...] Scopro
così un’intera compagnia di belle persone, cordiali, illuminate, artisticamente
entusiasmanti. Scopro la simpatia e la voce rauca e ombrosa di Gastone
Pietrucci, che con la stessa confidenza e lo stesso amore canta i documenti
della tradizione marchigiana e i capolavori dei più grandi cantautori italiani.
[...]

Jesi-Teatro “Pergolesi”-Sabato 6
Febbraio 2010- Presentazione in prima nazionale del terzo volume della trilogia
dell’”Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto”
(da sinistra: Marino
Severini, Gastone Pietrucci, Adriano Taborro - Foto: Adriana Argalia, 2010)
Gastone Pietrucci, voce
Adriano Taborro, chitarra,
mandolino, voce
Marco Gigli, chitarra, voce
Roberto Picchio, fisarmonica
Riccardo Andrenacci, batteria, percussioni
Giorgio Cellinese, coordinatore
Ingresso Libero .
* * *
Foglie d’Album *
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
Giuseppe Ungaretti, Soldati,
1918
Sotto questo nome, da quest’anno sono indicati dei nuovi
lavori, montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future.
Prerogativa originaria ed insostituibile del Monsano Folk Festival, è stata sempre
quella di essere oltre che un Festival
internazionale ed itinerante, soprattutto un Festival di Musica popolare originale oltre che di revival. Quindi caratterizzare il Festival
oltre che con gruppi od artisti di folk-revival,
anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici
portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”.
Sino ad ora, sono riuscito (come ricercatore e come
direttore artistico) a far partecipare a tutte e ventiquattro le edizioni del
Festival i cosiddetti informatori,
a farli conoscere personalmente al grande pubblico con concerti e
partecipazioni memorabili,
indimenticabili ed aggiungerei fondamentali.
Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano
piano, va inesorabilmente e fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto
il problema (una volta privi di questo incommensurabile serbatoio umano della
memoria) come continuare la linea principale dell’ “originalità” del Festival,
senza snaturarlo né andando fuori tema.
Allora ho deciso che sarò io, con Foglie d’Album
(quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi
a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie
registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere
le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità,
di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul
campo, mi hanno donato.
Gastone Pietrucci,
Jesi,
25 Giugno 2009
Foglie d’Album
Piano dell’opera
(a cura di Gastone Pietrucci)
“Perché mai così poca musica?
Perché mai un tale silenzio?.
Osip
Mandelshtam
Foglie
d’Album 2009

n. 1 Aldo GOBBI

n. 2 Italo AGNETTI, “Totò”
Foglie
d’Album 2010

n. 3 Pietro
BOLLETTA

n. 4 Armanda
ANIMOBONO MANCINI e le sorelle Amalia “Astora” e
Anita ANIMOBONO
Foglie
d’Album 2011
n. 5 Laura
PIETRUCCI CALABRESI “Lallì” - Maria PIETRUCCI “Mariuccia”
n. 6 Giuseppe GASPARRINI “Beppe de Birtina”
Foglie
d’Album 2012
n. 7 Le “FILANDARE” JESINE
n. 8 Nazzareno SALDARI “Fifo”
- Giuseppe PIERANTONI - Nazzareno PESALLACCIA “Mengrè” -
Foglie
d’Album 2013
n. 9 Cesira
ZENOBI GIGLI -
Adelaide TASSI PIETRUCCI
n. 10. Quartina
LOMBARDI GIANSANTELLI - Gianfranco FILIPPONI “Pippo”-
Nazzareno ACCATTOLI
Foglie
d’Album 2014
n. 11. Lea
LUCONI CECCARELLI - Attilia ROCCHEGIANI CATANI – Concetta PICCIONI VECCHIONI
n. 12. Ireneo ALBERTI, “El Moro” ed il GRUPPO SPONTANEO DEL MAGGIO DI FABRIANO
Foglie
d’Album 2015
n. 13.
Lina MARINOZZI LATTANZI - Domenico CICCIOLI, “Spaterna”
n. 14.
Elvira CORSETTI PIRANI, “
Foglie
d’Album 2016
n. 15.
Augusta MARCELLI BRUSCHI -Telemaca CAGNONI GORI
n. 16.
Giovanni CAPOGROSSI - Cesira SANTARELLI
ROMAGNOLI – Nardino BELDOMENICO
Foglie
d’Album 2017
n. 17. Tersilio
ANGELINI, “Baffone” - Guerrino CIMARA - Silvio
MARIANI “Il coco” – Pietro RAGGI
n. 18.
Attilio MAZZIERI , “U brau” - Armando BRACONI - Amerigo ZENOBI- Giuseppe MELONARI – Nazzareno COACCI
Foglie
d’Album 2018
n. 19.
Mario AMICI - Severino RONCONI - Armando FELICI “Zzifò”- Francesco SABBATINELLI “Checco”
n. 20.
Giuseppina PIANA MARCHESELLI - Le sorelle Angela CERCACI
BEDETTI e Guerrina CERCACI
*
* *
* I fascicoli della Serie Foglie
d’Album editi dal Centro Tradizioni
Popolari sono progressivamente numerati, in modo da poterli raccoglierli ed
alla fine della Collana sistemarli in un apposito raccoglitore. Inoltre nel
2013 e nel 2018, verranno pubblicati ed allegati alla serie dei cinque Fascicoli,
rispettivamente dal n. 1 al n. 10 e dal n. 11 al n. 20 due CD con le
testimonianze di tutti gli informatori pubblicati.
Foglie d’Album
© Copyright, 2009-2010
by Centro Tradizioni Popolari
Printed in Italy.
All Rights Reserved
Ogni riproduzione, o riproposta, anche
parziale del materiale qui raccolto, deve essere da noi autorizzata e comunque
sempre citata.
* * *
Gli Artisti del Monsano Folk Festival 2010
in ordine di
esecuzione
Gastone Pietrucci
Adriano Taborro (direttore
muscale)
Marco Gigli
Michele Lelli
Roberto Picchio
Riccardo Andrenacci
Giorgio Cellinese (coordinatore)
Gang
Marino Severini
Sandro Severini
Massimo Liberatori
Maurizio Catarinelli
Maurizio Marrani
Siman Tov Trio
Tiziano Paganelli
Gioele Sindona
Fabrizio Flisi
Deborah Kooperman
Marco Poeta
RedDog Trio
Doug Yule
Tom Collicott
Carlo Cecchi
Gruppo Enerbia
Maddalena Scagnelli
Franco Guglielmetti
Gabriele Dametti
Paolo Simonazzi
Massimo Visalli
Claudio Schiavi
Adriano Sangineto
Gruppo Spontaneo del “Maggio” di
Fabriano (An)
Pietro Berti
Giovanni Cofani
Giuseppe “Pino”
Gagliardi
Ezio Lametti
Marco Pelucchini
Tommaso Sgreccia
Emilio Spadini
Fabio Spadini
Gabriele Spadini
Gruppo Spontaneo della “Passione” di
Caldarola (Mc)
Marco Meo
Walter Bianchini
Giovanni Cofani
Mauri Mazzarantani
Katiuscia Merlini
Amedo & Belinda
Amedeo Nicoletti
Belinda Riquelme
Franco Morone
Raffaella Luna
Gli informatori ricordati
Pietro Bolletta
Armanda Animobono Mancini
Astora Animobono
Anita Animobono
Nazzareno Accattoli
Gruppo Spontaneo del Maggio di Fabriano
* * *
Tutti i Concerti sono ad Ingresso Libero
*
L’ “occhio” e la memoria del Festival:
Riccardo CARSETTI
L’ “orecchio” del Festival:
Rodolfo Curzi
Tecnico Audio Luci:
Eliseo MOZZICAFREDDO
*
Per informazioni:
Via Pergolesi, 30
60035 Jesi (An)
Telef. e fax.: 0731-4263
e-mail: lamacina@libero.it
www.myspace.com/lamacina
*
APPARATI

Jesi-Teatro “Pergolesi”-Sabato 6
Febbraio 2010- Presentazione in prima nazionale del terzo volume della trilogia
dell’”Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto”
(Marino
Severini, Gastone Pietrucci -
Foto: Adriana Argalia, 2010)
APPARATO N. 1
MENÙ MACINA-GANG
“A
Menù-Concerto
(A scelta 146 “Canzoni-pietanze” per un ricco “Menù-Concerto”!!!)
ANTIPASTI - REPERTORIO MACINA-GANG
Da: “Nel
tempo ed oltre cantando”, 2004
1. Le radici e le
ali (Gang)
2. Kowalsky (Gang)
3. Stavo in bottega... (Macina)/ La pianura dei
sette fratelli (Gang)
4. Carridà carridà ssignora... (Macina)
5. Iside (Gang)
6. Cecilia (Macina)
7. Cioetta cioetta... (Macina)
8. Sesto San Giovanni (Gang)
9. E’ ffinidi i bozzi boni... (Macina)
10. Fra giorno e nnotte so’
ventiquattr’ore...
(Macina)
11. Eurialo e Niso (Gang)
PRIMI - REPERTORIO MACINA-GANG
12. La va giù la va giù pe’ sse
contrade... (Macina)
13. Bandito senza tempo (Gang)
14. La ballata del brigante
Pietro Masi detto Bellente (G. Gasparrini))
15. Sotto la croce Mmaria... (Macina)
16. Buonanotte ai viaggiatori (Gang)
17. La sposa morta (Macina)
18. Angelo che me l’hai ferito ‘l
core... (Macina)
19. E’ lunga la strada (A.V. Savona)
20. So’ stato a llavorà a
Montesicuro... (Macina)
(a Caterina Bueno)
21. Italia cara bella mostrati
gentile... / Benediciamo a Cristoforo Colombo...
(Macina)
22. La Pasquella /Saltarello (Macina)
SECONDI -
REPERTORIO GANG
23. Prendere e partire
(inedito dedicata al
giornalista Enzo Baldoni )
24. Perché Fauto e Iaio?
25. Fermiamoli
26. Ricordo d’autunno (testo di Giovanni Impastato)
27. Chico Mendes
28. Johnny lo zingaro
29. Oltre
30. Via Italia
31. Il re bambino
32. Chi ha ucciso Ilaria Alpi?
33. Comandante
34. Se mi guardi, vedi
35. Vorrei
36. Paz
37. Lacrime del sole
38. A Maria
39. 4 Maggio 1944 (eccidio di Sant’Angelo di Arcevia )
40. Aprile
41. E’ terra nostra
42. L’altra metà del cielo
43. Cambia il vento
44. 200 giorni a Palermo
CONTORNI
- REPERTORIO MACINA
Da “Vene il sabado e vene il venere...” , 1982
45. Monaca a forza, I
46. Io vado in filandra... /La
malmaritata
47. La cena della sposa
48. Donna Lombarda (Nigra
1)
49. Mariuccina a mme mme gela...
50. Il marito giustiziere I (Nigra 30)
51. Convegno notturno (Vene il sabado e vene il venere...) (Nigra 76)
Da “Io me ne vojo
andà pel mondo sperso...”, 1984
52. Serenata (Dormi dormi mia giovane ‘nesta...)
53. Il falso pellegrino
(Bernardo)
54. La formiga che gira nel
prado...
55. Catarinella ero Catarinella
so...
56. Ninna-nanna del venerdì santo
(Capelli beadi de nostro
Signore...)
57. Cantamaggio /Saltarello
finale di richiesta
Da “C’era una volta
Caterina nerina baffina de’la pimpirimpina...”,
1986
58. Scacciamarzo
59. Pipiccinterra maestro della
terra
60. Cioetta cioetta...
61. La bella mullinara
62. Il grillo e la formica
63. L’anatra
64. C’era una volta Caterina
nerina baffina de’la pimpirimpina...
65. Bovi bovi...
66. Moje mia me ne vo’ al
mercà’...
Da “Marinaio che vai per acqua...”,
1988
67. Le repliche di Marion/Colomba
Marì (Nigra 85)
68. Il marinaio
69. Il pellegrino di Roma (Nigra 113)
Da “Angelo che me l’hai ferito ‘l core...” 1993
70. Angelo che me l’hai ferito ‘l core...
71. Il marito giustiziere, II-III (Nigra 30)
72. La
pesca dell’anello (Nigra
66)
Da “Je se vedea le porte
dell’affanno....” 1998
73. A’ la madina all’alba del panìco.../ Beada a
mamma tua che te l’ha fatta
74. Tirellalla tirellalla...
75. Adè che vva de moda la canonnica...
76. Convegno notturno (Angiolina bell’Angiolina...) (Nigra 76)
77. A mmezzo al mare c’è sei sorelle...
78. Mamma mia vorrei vorrei
(Nigra 88)
79. Trionfa la legera...
Da
“Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed
acque di canto” Vol. I, 2002
80. Bella sei nada femmena...
81. Monaca a forza, II
82. Ramo de fiori e rrose d’amor...
83. La guerriera (Nigra 48)
84. Io vorrei che sulla luna... (collage di canti del repertorio minore della filanda
jesina)
85. Cecilia (Nigra
3)
86. Il marito tosato
87. Dormi dormi core
mia...
88. Bovi bovi...
89. ‘Stanotte mi sognai ‘na bbella fata...
Da “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed
acque di canto” Vol. II, 2006
90. Convegno notturno (Vene il sabado e vene il venere...) (Nigra 76)
91. La bella Leandra (Nigra 43)
92. Faccede alla finestra Luciola...
93. La bonasera se sei ‘ndada a lletto...
94. Bello lo mare e bbella la marina...
95. Maledizione della madre (Nigra 23)
96. Parla parla boccuccia d’amore...
97. Pan pentito (a Dodi Moscati)
98. Sotto la tua bianca stella (Unter Dayne Vaise Shtern) (A.Sutskever-A.Brodna-G.Pietrucci)
99. Fra giorno e nnotte so’ ventiquattr’ore...
100. Il marito giustiziere, IV (Nigra 30)
Da “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” Vol. III, 2010
101. La “pora” Giulia
102. Il Natale è il 24 (P. Ciampi-P. Pavone- G. Marchetti)
103. Mentre che rastrellava... / Coraggio amor
mio...
104. Supplica a mia madre (P.P. Pasolini-G. Pietrucci-A. Taborro)
105. Dicono di me
(To The Unknown Man) (A. Testa-Vangelis)
Inediti:
106. Luna d’argento
107. Un giorno andando a spasso...
108. Vi ssaludo bbona gente....
109. La Madonna vella vella...
110. El sogno de Maria volemo dì’...
111. Gran Cordojo (Passione Italia Centrale I)
112. Piange piange Maria povera donna...
113. Salve Regina
FRUTTA -
COVER MACINA :
114. Lontano lontano (L.
Tenco)
115. Vedrai vedrai (L. Tenco )
116. Cara maestra (L. Tenco )
117. Ciao amore ciao (L. Tenco)
118. Ha tutte le carte in regola (Ciampi-Marchetti)
119. Il vino (Ciampi-Marchetti)
120. Tu no (Piero
Ciampi)
121. Amore che viene amore che vai (F. De Andrè)
122. La ballata del Michè (F. De Andrè)
123. Tre madri (F. De
Andrè)
124. Bocca di rosa
(F. De Andrè)
125. Malarazza (D.
Modugno)
126. Strada ‘nfosa (D. Modugno)
127. Miciu niuru (Gatto nero) (D. Modugno)
128. Meraviglioso (Pazzaglia-Modugno)
129. Tu si’ ‘na cosa grande (Gigli- D. Modugno)
130. Resta cu ‘mme (D. Modugno)
131. Dio come ti amo! (D. Modugno)
132. Pasqualino marajà (Migliacci –D. Modugno)
133. Vecchio frack (D. Modugno)
134. Carmela (S.
Palomba-S. Bruni)
135. Bella ciao (mondine) / Bella ciao (partigiana)
DESSERT - COVER MACINA-GANG
136. Giovanna D’Arco (Cohen-De Andrè)
137. Canzone del Maggio (De Andrè)
138. Le storie di ieri
(De Andre’ -De Gregori
)
139. Una storia sbagliata (De Andrè)
AMMAZZACAFFE’ -
COVER GANG
140. Dante di Nanni (Stormy Six)
141. I
fought the law
(B. Fuller)
142. Vigliacca
(A. Lega )
143. A Pà
(F. De Gregori )
144. Pane giustizia e libertà (M. Priviero )
145. Su in collina (F. Guccini )
146. Poco di buono (C. Lolli )
* *
*
APPARATO N. 2
Rassegna Stampa
“Nel tempo ed oltre cantando”

Marino
Severini-Gastone Pietrucci-Sandro Severini (Macina-Gang)
(Fotografati da: Emanuela Sforza, 2004)
“
Accompagnati spesso – un particolare agli esordi – dalla definizione di “Clash italiani”, i Gang hanno
abbracciato, nel corso di una avventura musicale lunga ormai venticinque anni,
un percorso personale e rigoroso, nel quale il rock si è man mano mescolato a
un appassionato recupero delle radici politiche, culturali e musicali e che li
ha portati ad essere non solo i capiscuola del cosiddetto combat-folk ma uno
dei gruppi più significativi in assoluto della storia del rock italiano. Fin
dall’inizio i Gang sono stati la creatura di due fratelli, Marino
e Sandro Severini […] Nel 1991 finalmente, dopo il periodo “inglese” i Gang si avviano sempre di più verso il recupero
delle tradizioni popolari. Il primo passo è ovviamente, il ritorno alla lingua
italiana e la pubblicazione de Le radici e le ali, disco tra i
più importanti degli anni ’90.[…] Se Le radici e le ali era stato
uno spartiacque nell’evoluzione musicale, il secondo cd in italiano, “Storie
d’Italia” del 1993 è il trionfo artistico dei Gang. Brani come Eurialo
e Niso, Kowalsky, Sesto San Giovanni sono una fotografia
dell’Italia di Tangentopoli e di nuovi conflitti sociali, visti però con uno
sguardo poetico e narrativamente maturo. […] Infine i Gang pubblicano
nel 2004 per Storie di Note, Nel tempo ed oltre cantando”,
album di chiara impostazione tradizionale in collaborazione con la storica
formazione folk
“Che
cosa tiene insieme, anzi lega in una intramatura che sembra naturale, un gruppo
che interroga la matrice folclorica del proprio esser-ci e un altro che
contamina la vocazione rock (l’archetipo dei Clash recepito
nell’indigenza della Marca profonda) coi temi della passione politica e di una
sussultante protesta libertaria? In altri termini, perché ad un certo punto di
percorsi decisamente diametrali,
“Fratellanze[…] Di questo disco si parlava da un
sacco, addirittura anni […] Ma in casi come questi, si sa, il tempo ha
un’importanza relativa, specie se poi si rivela galantuomo e ripaga la lunga
attesa con risultati speciali E’ uno splendido incontro, Nel tempo ed oltre,
cantando… tra due band diverse per vicende musicali ma accomunate non solo
dalle origini marchigiane ma anche e soprattutto dalla capacità e dal desiderio
di percorrere –ciascuna alla sua maniera – le vie della tradizione: tradizioni
prettamente folcloriche per
(Federico GUGLIELMI, Il Mucchio,
n. 569, 9-15 Marzo 2004)
“[…] Due esempi di fierezza messi insieme, una
colla della memoria e due reagenti che assieme sprigionano forza e tenerezza.
Adesso il connubio Macina e Gang è realtà a tutti gli effetti…
Qui troverete un incendio elettrico che comincia con un altro titolo profetico,
Le radici e le ali, un incendio che è la forza nuda e poetica di un possibile
canzoniere popolare costruito con le schegge della tradizione orale e gli
spezzoni brucianti del combat rock militante. Mordono le chitarre con
guizzante, saggio vigore, morde la voce
antica ed essenziale di Pietrucci a dominare un flusso di idee, storie,
percorsi individuali e collettivi lontani dall’oblio”.
(Guido FESTINESE,
World
MusicMagazine,
n. 66, Maggio-Giugno 2004)
“[…] Credo che il profondo legame tra
(Francesco SCARABICCHI, Il
Messaggero, 1 Marzo 2004)
“…
Oggi dedichiamo il nostro spazio ad un bellissimo album.. Fa un certo effetto i brani composti da Severini e
Bubola, interpretati da par suo da Gastone Pietrucci. Ed è interessante come
canzoni quali Eurialo e Niso… Kowalski o Sesto San Giovanni abbiano in queste nuove versioni, un tocco di
classicità, un arricchimento emotivo. Se i Gang in questi anni abbiamo
avuto modo di conoscerli bene, il gruppo
(Guido GIAZZI,
Buscadero, n. 256, Aprile 2004)
“…
Perché combat ? Beh, sui Gang e
“Un
emozionante viaggio musicale originato da un verso di Alfonso Gatto e dalla
passione per la musica e la tradizione popolare. Così è nato Nel tempo ed oltre, cantando , il disco
di Gang e
“ Marche, assieme Gang e La Macina.
Folk-Rock. I Gang dei fratelli
Severini sono da vent’anni, una realtà poderosa del combat-rock italiano,
“Al
Festival di Mantova oggi sarà presentato Nel tempo ed oltre, cantando,
splendida collaborazione discografica fra il gruppo folk marchigiano
“…
Gastone Pietrucci e Marino Severini sono le due voci leader di questo riuscito
sodalizio che si alternano con grande intensità in pezzi già sentiti nel
repertorio dei Gang e della Macina. Musicalmente ci ha guadagnato l’intero
repertorio…” (Roberto CASELLI, Jam, n.103, Aprile 2004)
“…
Onore ai maestri… I Gang, considerati
inizialmente i Clash italiani, hanno poi intrapreso una carriera maggiormente
d’autore, un’evoluzione che trova le sue radici nell’ascolto di uno storico
gruppo popolare marchigiano: La Macina di Gastone Pietrucci. E questa
collaborazione aggiorna il repertorio di entrambi arricchendo ora con influssi
rock, ora con spunti folk, le storie di amore, resistenza e lotta che sono
parte del bagaglio culturale della provincia maceratese e che, grazie a questa
operazione, assumono un nuovo ed importante valore…” (Gianluca POLVERARI, Rock*Star, n. 285, Maggio 2004)
“La testimonianza e la memoria popolare nell’incontro
musicale fra La Macina e i Gang…un emozionante viaggio musicale di due
formazioni marchigiane…di questo apparentemente insolito connubio. Sensibilità
comuni che nascono da identiche radici culturali, quello dell’impegno civile e
sociale…” (Felice
LIPERI,
“Il canto di Gastone
Pietrucci fuoriesce con un’intensità viva e screziata di ricordi, nel fluire
dei racconti raccolti dal vivo nella terra della Marca e rielaborati nel testo
e nella musica, o raccordati a universali fantastici che interpretano i cicli
ricorrenti della vita e della morte, del coraggio e della sopraffazione, della
fedeltà e dell’amore: la sua voce è una raucedine dell’anima, che ti coglie nel
profondo: Marino Severini è il folksinger militante, limpido e struggente, di
ballate politiche della storia recente, il rapsodo di palpitante vitalità che
attualizza e adatta i miti del passato. Cantano bene insieme, l’uno con la sua
Macina, l’altro con i suoi Gang. E insieme alle Muse di Ancona… hanno presentato
a un pubblico numeroso e plaudente Nel tempo ed oltre, cantando, un
suggestivo CD di dodici brani che incrociano le rispettive esperienze in musica
e che vedono i due interpolarsi a vicenda nelle esecuzioni, l’uno sui pezzi
dell’altro, per poi anche all’occorrenza fondersi, con esiti espressivi
straordinari…” (Fabio BRISIGHELLI,
“… Nel tempo
ed oltre cantando, è un’opera importante di riscoperta di una
tradizione contadina e popolare, ma soprattutto del valore di una cultura orale
qui trasportata in canzoni, che mirano ad una coralità di voci e di strumenti…
preziose testimonianze che vanno gustate e custodite gelosamente.” (Edoardo FRASSETTO, RockeRilla, n. 284, Aprile 2004)
“…Storia
assai più antica in tutti i sensi quella del gruppo di canto popolare… e uno
dei grandi classici del folk tricolore –
“Due
fra i gruppi più significativi dell’impegno sociale e civile si mescolano e
reinterpretano le tappe più significative della loro storia in dodici brani che
acquistano nuove suggestioni. L’album è un lungo viaggio comunitario nella
storia, nelle emozioni e nelle speranze dell’Italia che resiste tra vittoria,
drammi, felicità e sconfitte mescolando suoni della tradizione e rock solido e
potente” (Gianni
LUCINI, Liberazione,5
Marzo 2004)
“ Le
radici hanno le ali…. Due gruppi marchigiani storici,
“L’anima
rock dei Gang e quella folk della Macina perfettamente fuse insieme, per
un’altra serata memorabile al Teatro delle Muse. E’ stato uno straordinario
paghi uno e prendi due quello di sabato al Massimo. Da una parte i Classh marchigiani, la band dei fratelli
Marino e Sandro Severini, dall’altra il gruppo di Gastone Pietrucci, da
trentacinque anni custode del patrimonio musicale popolare marchigiano..
Insieme per un concerto-evento… Chi si attendeva pochi centinaia di aficionados
resta deluso. Le Muse traboccano di pubblico come nelle occasioni migliori.
Tanti giovani in platea, nelle gallerie. E quando Pietrucci si presenta sul
palco l’applauso che lo accoglie è da rockstar… Marino e Gastone si alternano
al microfono, gli altri ne seguono gli slanci che è una meraviglia. Alla fine i
bis, tra l’ovazione del pubblico” (Raimondo MONTESI, Macina & Gang, il folk-rock
conquista le Muse, il Resto del Carlino, 1 Marzo 2004)
“Macina-Gang, Nel tempo ed oltre,
cantando… Ardito innesto di repertori
tra l’agro-folk dei Macina e il combat rock industriale dei Gang. E funziona
pure…. ”(Stefania ULIVI, Sette, del Corriere della Sera, 1 Aprile 2004)
“
Io c’ero è il titolo della rubrica. E in questo caso ben si potrebbe aggiungere
e peccato per chi non c’era. Perché il concerto che Macina e Gang hanno tenuto
nella seconda giornata vercellese di Folkermesse è uno dei migliori spettacoli
degli ultimi tempi… Quasi due ore di musica, in un continuo rimando tra rock e
tradizione, in cui i due gruppi marchigiani hanno dimostrato la possibilità di
ottenere un efficace equilibrio tra stili diversi, in un rispetto tra forme
musicali che si concretizza nel vicendevole arrangiamento di brani dei
rispettivi repertori…Il risultato è uno spettacolo di grande compattezza e
energia, in cui i differenti stili dei due gruppi sfumano l’uno nell’altro,
creando una sintesi in cui si avverte, al di là delle differenti esperienze
artistiche e musicali, come sia analogo il sentire e vivere l’impegno di dare
voce alla cultura popolare…” (Marco G.
“ The
Gang e La Macina rock e folk insieme
in una ricerca ribelle. Tra
ballate e sound elettrico è nato un progetto in cui le formazioni si scambiano
il loro ricco repertorio in una contaminazione del tutto inedita…” (Marcello MAIRER,
Trentino, 9 Aprile 2004)
“… Entrambe marchigiane ed
entrambe guidate da una sensibilità politica che trasforma la musica in inni di
resistenza civile, le due band intitolano il cd con un verso di Alfonso Gatto.
Dentro, da Le radici e le ali dei fratelli Severini all’epica folk di Stavo ‘n
bottega che llavoravo de
“…
Le radici più tradizionali della Macina e quelle più progressive dei Gang non
hanno creato alcun problema di integrazione, anzi i suoni acustici e elettrici
sembrano compenetrasi in modo decisamente armonico e stimolante…” (Roberto CASELLI,
Jam, n. 104, Maggio 2004)
“…
i due gruppi traggono la linfa per questo album dai rispettivi consolidati
repertori, che si divertono/impegnano (chè questi due verbi, per ambedue le
formazioni, sono inscindibili, come una chiave di volta per spiegare
un’esistenza artistica intera) a rienterpretare filtrandoli attraverso un mix
delle rispettive sensibilità. L’impegno sociale e civile traspare costantemente
da ogni brandello di testo, così come la vicinanza della musica popolare al
rock primigenio vengono testimoniati da ogni nota di questo lavoro…” (Renato TREVISANI, Musica rock , 2004)
“Strumenti acustici ed elettronici in una
miscela indovinata, la dinamica è buona e altrettanto estensione in frequenza.
Le voci sono ben focalizzate e inserite nel tessuto strumentale con un
equilibrio raro, specie vista la tendenza nostrana di porle in esagerato primo
piano. Alcune caratteristiche variano un poco da una traccia all’altra ma, in
genere, si apprezza una notevole ricchezza di armoniche e dettagli.” (SUONO, n. 367, Aprile 2004)
“Le due band insieme in concerto al Museo della Resistenza- 25 Aprile
con Gang/Macina- Racconti popolari e musica per non dimenticare Resistenza e
Liberazione… E bene hanno fatto a
Faenza, dove domenica presso Ca’ Malanca… al Museo della Resistenza, hanno
invitato a suonare i Gang con i Macina…” (Luigi BERTACCINI, Corriere
di Romagna, 24
Aprile 2004)
“Il combat rock dei Gang si sposa con la tradizione
folk dei La Macina… i due gruppi marchigiani dimostrano la capacità di ottenere
un efficace equilibrio tra stili diversi scambiandosi i rispettivi repertori.
Il risultato dal vivo è ancora più coinvolgente” (CORRIERE DEL TRENTINO, Quando il rock sposa il folk, 8 Maggio 2004)
“ Canti al di là del tempo da Macina e Gang…Non
è un disco nuovo dei Gang. Non è un disco de
“Emozioni
in musica per Nel tempo ed oltre, cantando, l’insolito e spettacolare
debutto del supercombo Macina-Gang, ovvero il meglio che la scena musicale
marchigiana abbia offerto dagli anni ottanta ai giorni nostri. Un lavoro senza
età, ... nel tempo ed oltre…
come recita l’azzeccato titolo, caldo come il cuore, tradizionale come il
ricordo, vigoroso come il presente, pieno di vita come vorremmo che fosse il
futuro.” (Ivan
MASCIOVECCHIO, Rock Shock, 4 marzo, 2004)
“…
un evento musicale assai atteso… sul palco brucianti versioni rock dei canti
raccolti da
“… questo eccentrico super gruppo restituisce a noi
annoiati, ossigeno e la voglia di musica: mette le ali alla memoria, radici a
chi dai campi o in una periferia urbana, non ha affatto intenzione di cedere,
testimonia, loro sì, di una Marca chiaramente solidale… Gang e Macina,
miracolosa fusion tra rock e folk…
Nell’attesa dell’uscita del loro primo Cd, seguirli in questi concerti
in cui loro si divertono da morire, trascinandoci tutti in un divertimento in
cui riprendiamo per un po’ a volare.”
(Francesca ALFONSI, TG3
Marche, 21 Maggio, 2001)
“… Gang e Macina… una delle
cose più toccanti e sincere che mai sia capitato di ascoltare…” (Franco VASSIA, Melodys Land, n. 17, Giugno, 2001)
“… un appuntamento che ha
richiamato un grandissimo numero di spettatori, in gran parte giovani,
giovanissimi… un coinvolgente spettacolo, sottolineato dalla vivace
partecipazione del pubblico…” (Tiziana
OPPIZZI-Claudio PICCOLI, Folk
Bulletin, n. 9, Novembre, 2000)
“E’
una strana accoppiata quella formata da due gruppi come Macina-Gang. La band
dei mitici fratelli Marino e Sandro Severini da sempre orientata al rock
barricadero insieme sul palco con i
“Nell’attesa
dell’uscita del loro primo Cd, seguirli in questi concerti in cui loro si
divertono da morire, trascinandoci tutti in un divertimento in cui riprendiamo
per un po’ a volare.” (Francesca
ALFONSI, TG3
Marche, 21 Maggio, 2001)
“
Grande evento oggi al Teatro tenda di Tezze, con due gruppi storici…
“… un concerto capace di
raccogliere sotto il palco pubblici diversi e diverse generazioni. Un miracolo
che sa fare solo la musica vera”. (Giuseppe CAMILLETTI, TG3 Marche, 19 Maggio, 2001)
“The
Gang nascono all’inizio degli anni Ottanta. Nonostante la trasformazione continua,
il nucleo centrale costituito dai fratelli Marino e Sandro Severini rimane
intatto… Ma è dal vivo che il gruppo si esprime con maggiore efficacia… Li
contraddistingue un sound compatto, ruvido, asciutto, intenso, che spesso
disdegna le mode del momento. Nel tempo
ed oltre, cantando… è il primo
esperimento discografico dei gruppi
“Prendete
i Clash italiani, metteteli insieme ad una delle formazioni più attive nella
ricerca e nella riproposizione della musica popolare, fateli suonare per anni
insieme e come prodotto avrete questo disco. Un piacevole ibrido fatto di
chitarre elettriche e di voci antiche, di passione rock e di passione politica…
Il risultato, un commovente manifesto per non dimenticare e allo stesso tempo
uno dei punti più alti della musica italiana degli ultimi tempi”. (Ilario GALATI, MusicOm, 8
Marzo 2004)
“…
E ancora gli altrettanto poderosi indigeni rock di lotta Gang, i quali
mischiati armonicamente ed etnicamente ai musicisti dell’antica Macina, hanno
dato vita ad un set spettacoloso per politicità e tradizioni”. (Ernesto BASSIGNANO,
Premio Recanti, Facciamo festa al folk , L’Unità,
3 Giugno, 2002)
“… nel nome della memoria, delle radici e
delle ali. Tre facce di un sodalizio musicale, quello tra i Gang e
“…
i miei complimenti! Questo concerto è il risultato di un lavoro encomiabile.
Due entità si sono fuse insieme per dar vita a un momento ricco di vibranti
emozioni… Ho seguito con passione e interesse il prezioso itinerario di ricerca
de
“Parlare della serata del 12
agosto 2000 al Monsano Folk Festival è raccontare, a chi non c’era, di una
serata unica, speriamo (ma in realtà ne siamo certi) non irripetibile nella
storia dei Gang e de
“Nel tempo ed oltre, cantando non riesco
proprio a toglierlo dal lettore… Così rivisitate le più belle canzoni dei Gang
diventano dei gioielli senza tempo… D’altro canto i pezzi popolari de
“…
Ben vengano, su questo solco, dunque, lavori come Nel tempo ed oltre, cantando, in cui i brani degli uni diventano
quelli dell’altro, dove la contaminazione non è nelle note bensì nei cuori,
dove gli orfani dei Clash sanno parlare la medesima lingua dei figli della
terra marchigiana grazie alle loro frequentazioni, dirette e non mediate, con la gente che racconta loro
quelle storie che, da sempre, giullari e cantastorie, cantano nelle piazze
d’Italia e del mondo. Quello reale e quello impalpabile dei sogni di ciascuno
di noi.” (Rosario
PANTALEO. L’isola che non C’era, n. 33, Luglio 2004)
“Le
Muse sono ancora una volta il palcoscenico privilegiato per un’anteprima di
richiamo: i Macina-Gang presenteranno il loro primo cd… frutto della
collaborazione di questi due gruppi che affondano le loro radici nelle
tradizioni del nostro territorio. Nel tempo ed oltre, cantando, questo il
titolo del lavoro destinato a diventare un cult per i fruitori di musica popolare
colta… Le due storiche formazioni marchigiane… hanno intrapreso questo
itinerario da tempo, riscuotendo un grande successo in tutta Italia…” (Marina ROSCANI,
Il 28 febbraio al Massimo anconetano grande anteprima del cd dei
Macina-Gang, Corriere Adriatico, 18 Febbraio 2004)
“… La realizzazione
dell’album è stata un bel viaggio artistico, ideologico, di vita e di poesia…
Il risultato del mix fra suoni acustici ed elettrici, che convivono
felicemente, è molto interessante e dal vivo funziona assai bene…” (IL MESSAGGERO, 21 Settembre 2004)
“Macina
e Gang… Le due formazioni hanno stili diversi ma una comune sensibilità per
l’impegno civile…” (
“ I Gang fanno finalmente fatto ritorno a casa… sono
tornati da dove erano partiti, nella loro terra. Ad accoglierli a braccia
aperte c’è stato colui che lo stesso Marino Severini non ha esitato a definire
il Woody Ghutrie italiano, Gastone Pietrucci, fondatore e leader de
“…è
naturale che dalla sinergia tra le due formazioni scaturisca un album forte,
capace anche di emozionare, quasi sempre di far riflettere. E se all’inizio il
sodalizio tra Macina e Gang giocava sul filo delle interpretazioni dei
reciproci repertori, il suono si è ora perfettamente miscelato, arricchendo sia
i brani tradizionali che quelli d’autore, in un processo, realmente popolare,
in cui la struttura musicale e canora dei brani si rielabora e si attualizza
senza perdere i riferimenti originari…
Da ricordare poi Cecilia, qui in una versione, a nostro
parere, memorabile, tanto semplice nella sua struttura di ballata
elettricamente trasfigurata, quanto in grado di causare, anche al centesimo
ascolto, più di un brivido. Per questo ,nel classificare questo album abbiamo
rispolverato il termine di folk-rock, inteso nel senso qualitativamente più
alto del termine, quello che per molto tempo è stato associato ai grandi gruppi
del folk revival anglosassone... Eccellenti le prove di tutti i componenti di
questo supergruppo..." (Marco G.
“Gang-La Macina: nuovi cantastorie e vecchi
fuorilegge… Prestare all’altro le
proprie canzoni, le proprie storie e farle comuni, condividerle. Questa è la
genesi dell’incontro tra i Gang e i
“Una statua scomposta per scavare nel folk…
Mette insieme il rock dei Gang e i suoni folk de La Macina. Un progetto tutto
marchigiano… La copertina è stata curata da Michel Collet, pittore e grafico
francese… la grafica del disco è stata
studiata per sottolineare il confronto tra due concetti opposti come il rock e
la tradizione folk. La scultura in ceramica, chiamata Regina, realizzata da
Federico Bonaldi (e fotografata da Emanuela Sforza) è stata scomposta in
particolari per disturbare la delicatezza dei colori della tradizione. La
retinatura in bianco e nero accentua il contrasto tra vecchio e nuovo”. (Andrea SILENZI, Tracce, Musica di Repubblica, n. 417, 20 Maggio 2004)
“Rivisitazioni
folk, esperimenti audaci in rock, veterani coraggiosi come Tesi, i Gang insieme
ai Macina… Ci passano tanti mondi sonori, dall’Ariston di Mantova…” (Silvia BOSCHERO,
l’Unità, 29 Febbraio 2004)
“…
Si riprende con i Gang e la Macina, due gruppi marchigiani che hanno fatto la
storia rispettivamente del rock e del folk italiano. La miscela è perfetta…” (Enrico DE REGIBUS,
Mantova Musica Festival: Cronaca di un successo non annunciato, L’isola
che non C’era, n. 33, Luglio
2004)
“…
Ascoltiamoli per presentare dal vivo il loro primo cd insieme: una sorta di
ideale passaparola artistico, ideologico, di vita e di poesia.” (Eventi,
“Eccoli, finalmente, i magnifici dieci musicisti di
Macina-Gang che trascinano le platee in set vorticosi di rock ballade. Canti
popolari e di lotta sullo sfondo di una struttura industriale mai vista.
Gastone Pietrucci graffia la notte in una fusion folk-rock struggente. Quando
il canto è memoria, sudore e sangue”. (Andreina DE TOMASI, Concerto Macina-Gang alla Centrale Enel del Furlo, 5 Giugno 2004)
“…
Insomma la scommessa più difficile, e più bella:
“… I testi, versi intrisi di coscienza civile,
si snodano tra le storie strappate ad una quotidianità urbana e offrono spunto
alla musica popolare interpretata dal cantastorie Gastone Pietrucci (leader dei
“Loro
sono due fra le più note band marchigiane: i Gang e
“I
locali della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, continuano ad essere scenario di appuntamenti importanti con
personaggi che operano nella scena culturale italiana… il gruppo musicale
Macina-Gang, capitanato dai fratelli Marino e Sandro Severini, tra i precursori
del rock italiano… (Fi. Fe., Ecco i “Macina-Gang”, Corriere Adriatico, 12 Novembre 2004)
“Mantova
delle sorprese… La militanza artistico-politica degli ottimi Gang in coppia con
“… Fino ad incontrare, lungo la strada, anche
“E’ il nume tutelare del folk marchigiano.
Gastone Pietrucci, leader e fondatore del gruppo
“
(Fa.M., Gazzetta di Parma, 13 Luglio 2004)
“Canti
di lotta, di lavoro, immigrazione e vita. Il suono tradizionale dei
“Quando
il miglior gruppo di combat rock italiano incontra il miglio gruppo folk dell’anno,
non può nascere che un felice connubio artistico… Da tempo il Frassati non
vedeva un palco così affollato, una macchina da musica di così poderosa
portata…” (LIVE
AL FRASSATI 2005, 9^
Edizione, Rogoledo di Cosio, Sondrio,
22 Gennaio 2005)
“…Nel tempo ed oltre, cantando è un disco
che, forte della collaborazione con la folk band marchigiana
“…
Nel 2004 il cantante rivelazione del rock italiano è un signore dai capelli e
la barba bianchi. Si chiama Gastone Pietrucci… con la sua voce roca, calda e
potente, è una vera e propria leggenda della musica tradizionale italiana, ma
il suo nome circola al di fuori del circuito degli appassionati solo ora, dopo
che
“Un
evento che il Club Tenco ha voluto documentare è la reunion di due gruppi
storici della musica italiana, i Gang e
“… La prima serata, più battagliera, ha fatto
sfilare Caparezza, Alessio Lega, i Mariposa,
“…
In cartellone ci sono anche il supergruppo che riunisce il rock dei Gang e il
Folk della Macina…” (Andrea LAFFRANCHI, Da domani a Sanremo il Premio
della canzone d’autore, Corriere della
Sera, 27 Ottobre 2004)
“…
Il cast della serata inaugurale si completa con Alessio Lega, premio per il
miglior esordiente… e la reunion di due gruppi storici della musica italiana, i
Gang e La Macina, entrambi marchigiani. Il primo è alfiere di un combat rock
che non conosce sosta, l’altro di una rigorosa ricerca e riproposta del canto
popolare: dieci artisti in scena per unire il folk al rock d’autore, nel solco
delle sperimentazioni che piacciano tanto al Club Tenco..."”(Gianni MICALETTO,
“…
Poi il ritmo è salito, con le esibizioni di Caparezza, del mito Peter Hammil…,
Alessio Lega (Targa come miglior esordiente), Macina/Gang (speciale reunion tra
rock-combat e canto popolare)…” (Giulio GAVINO,
“… Davvero ricco il parterre degli ospiti di
questa edizione… Questa sera ci saranno… le due storiche band italiane Macina e
Gang, fuse insieme per l’occasione…” (Giorgio GIORDANO,
Al via la ventinovesima rassegna della canzone d’autore, L’Eco della Riviera, 28
Ottobre 2004)
“…
Comincia questa sera
“
Da Troppi affar,Ccavaliere (1954, la
rifanno gli Avion Travel) alla splendida E’
lunga la strada (Macina-Gang). Canzoni lievi, ma a volte taglienti; cast
delle grandi occasioni. Un disco imperdibile”. (Dalla recensione al disco
Seguendo Virgilio, Roberto CASALINI, Io Donna. Supplemento del Corriere
della Sera, gennaio 2006).
*
* *
APPARATO N. 3
massimo liberatori
voce, chitarra, ghironda

* Ha prodotto sei album di canzoni:
“Fiori di campo”
“Alpha Draconis”
“no alibi”
“La storia dell’asino che non c’è più”
(Storie di Note)
“5” fuori posto (Storie di Note)
“Deragliamenti” (Storie
di Note)

Secondo Premio al Concorso Nazionale Cantastorie "Giovanna Daffini 2008"
* Tre volte selezionato al
“Premio Città di Recanati per la canzone d'autore”.
* Menzione d’onore al Concorso Nazionale Cantastorie “Giovanna Daffini”
Motteggiana (Mn).
* Premio Foligno Festival”la tradizione e l’autore” dedicato a V.
Fojetta.
* Presente sul cd “ Tribù Italiche – Umbria” di World Music
Magazine.
* Presente sul cd book
– per Giovanna Daffini – Percorsi Cantati
* Presente sul cd
audio in abbinamento con il libro “Il suono intorno alla parola. Rapporto
confidenziale sul lato nascosto della canzone d’autore. Volume II” a cura
di Annino La Posta.
* Dagli anni ’80, svolgo attività concertistica su tutto il
territorio nazionale collaborando e dividendo spesso il palco con vari
personaggi del mondo della canzone. (Luigi
Grechi, Claudio Lolli, Francesco Guccini, Gastone Pietrucci (
Quando mi chiedono una biografia mi viene sempre in mente …quel
cantautore che diceva:
“...io non so ancora se Dante era
un uomo libero, un fallito o un servo di partito…”
Cosa scrivere allora per dire qualcosa che
dia un idea di chi e’ quello che scrive queste canzoni e che vita ha fatto e
sta facendo fin qui?
Se non vi interessa voltate pagina, altrimenti eccovi un po’ della mia vita
cosi’ tanto mia ma in fondo poi cosi’ comune.
Nasco a Roma da mamma sabina e
padre trasteverino…un vero quirite.
Fatto in casa all’Alberone ma cresco e studio a Garbatella.
A sette anni saluto il mio allegro papa’ e questo mi segnera’ il cuore come
tutti gli sfortunati.
Ho fatto un po’ di collegio ho tifato in maniera “militante” per la magica Roma
e lo faccio ancora anche se con molto pudore per il disgusto che ho del mondo
del calcio.
Ho militato nel movimento anarchico e tuttora lo faccio anche se pure questo
con molto pudore come con molto pudore sono affascinato dal senso del
cristianesimo e con meno pudore dissento dal senso della curia.
Pero’ non riesco a generalizzare mai e cosi’ ho anche qualche bravo prete
amico…
Dagli anni ’90 vivo in Umbria a Spello, il tevere e’ qui vicino…piu’ fresco e
piu’ bello…
Faccio parecchi lavori, allevo asini, produco olio sul monte subasio, faccio un
part time nel pubblico impiego, insegno canti popolari alle scuole elementari
ecc… ma ho una sola professione che mi prende e da la vita: scrivere
canzoni.
Musicalmente in famiglia ho solo un nonno suonatore di bombardino nella banda
garibaldina di Poggio Mirteto in Sabina. Ho iniziato istintivamente a scrivere
canzoni non appena mi sono ritrovato tra le mani a scuola una chitarra.
In Umbria ho formato la “bandaliberatori” un gruppo di musici piu’ o meno variabili che mi accompagna nei concerti.
Ho partecipato alla costituzione di un gruppo di esecuzione e ricerca di canti
e balli della tradizione umbra “sonidumbra” e insieme ad un altro gruppo “ li chjoardi” (in dialetto spellano e’ una larva di farfalla con
un estremita’ fosforescente che anni fa veniva utilizzato, poveretto, per
produrre unguenti medicamentosi) da cinque anni sto cercando di ricreare la
tradizione scomparsa del Cantamaggio nella zona pedemontana della chiona di
Spello.
Insieme a P. Foglietta e D. Cestellini faccio parte della direzione
artistica di “Canti e Discanti –
world music festival di tradizione e d’autore” a Foligno.
L’ultimo sviluppo della bandaliberatori mi vede in sodalizio con Maurizio
Catarinelli grande cultore ed esecutore di
blues.
Con lui “tra il blues e gli stornelli” ho prodotto l’ultimo grande lavoro
“deragliamenti” con annesso concerto: ”zoccoli e stantuffi”.
MASSIMO LIBERATORI INIZIA LA SUA STORIA MUSICALE A ROMA
COMPONENDO CANZONI FIN DA RAGAZZO E COSI’ PARLANO DI LUI...
“…Massimo Liberatori canta canzoni cantautorali, tra
stornelli, musica da corte, atmosfere irlandesi, il folk e il country, usa
melodie affilate come armi per smuovere l’indifferenza…mischia la concretezza
di giorni carichi di vita, di storia e rituali con l’ingenuità di un sogno,
quasi un miraggio…fa cantare persino i bambini…è insegnante di canzoni popolari
alla Scuola Elementare Comunale di Spello, dirige un coro di bambini ed è tra i
fondatori di un gruppo di esecuzione e ricerca di canti della tradizione umbra,
Sonidumbra. Parlare solo della musica sarebbe limitante…”. Federico Scoppio
– SUONO -
“Musica schietta e coinvolgente quella di Massimo
Liberatori, che sintetizza molte contaminazioni…Nato a Roma, ma per lui non è
stato difficile trapiantare l’ anima a Spello visto come ha saputo innestare il
proprio canto, il proprio sentire sui temi e sui ritmi della tradizione
popolare senza compiacenza reverenziale, senza condiscendenza pelosa, cercando
anzi con vigore ed ironia di evocare il passato per raccontare il presente…per
innovare…”. Piero Fabbri –
giornalista -
“Massimo Liberatori, un cantastorie contemporaneo
praticante di ruralità e cosciente di urbanizzazione… note di tradizione e
parole di attualità… di buona presa per il popolo vero…”. Pietro Carfì -
WORlD MUSIC MAGAZINE -
“…Attraverso un progressivo avvicinamento alla musica
tradizionale, che lui stesso definisce di tipo emozionale, piuttosto che
razionale e scientifico,ha stabilito i codici di una sua filosofia estetica
maturata sul campo…”.
Claudio Bianconi – giornalista –
Presentazione cd “storia
dell’asino che non c’è più : “…gli anziani ascoltavano silenziosi nei loro
ricordi di gioventù, mentre i bambini con gli occhi sognanti cercavano di
immaginare…Massimo ha saputo ancora una volta incantare il cuore del suo
pubblico” Simona Fuso – giornalista-
*
* *
APPARATO N. 4
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Ulteriori
Informazioni su siman tov |
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APPARATO N. 5
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Introduzione alla musica klezmer di Moni Ovadia
Fusion music in quanto è musica di
sincretismo che fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed espressive che
provengono da differenti aree geografiche e culturali; soul music perché
esprime profondamente sentimenti di un popolo, il suo travaglio, la sua
estasi, la sua esistenza, la sua fede. Il klezmer si genera
all'interno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, in particolare
delle comunità khassidiche, ed è patrimonio e prerogativa di musicisti che
per scelta o costrizione sono in continuo movimento. Le forme musicali presenti nel
klezmer provengono da un'area territoriale molto vasta che comprendeva:
l'Impero Austro-Ungarico, tutto l'Impero zarista fino a lambire
consistentemente l'Impero Ottomano, ragione per la quale si avvertono
influenze della musica greca e di quella turca. Lo strumento emblematico del mondo
ebraico degli zhtetl e dei ghetti è sicuramente il violino, ma nel klezmer
acquisterà crescente rilievo il clarinetto apportando un contributo centrale
che marcherà il carattere delle sonorità più tipiche. Ma svolgeranno un ruolo
importante anche gli ottoni, in particolare la tromba, gli strumenti
percussivi, melodico percussivi come il cymbalon e altri strumenti come il
cello, usato in funzione di bassetto portatile.
Una musica dalla vita estremamente
travagliata ma che, nascendo dalla profondità dei sentimenti della sua gente,
è riuscita ad arrivare fino a noi integra e vitale resistendo alle temperie
delle migrazioni, prima la fuga seguita alla dissoluzione dello Shetl (per
accogliere una espressione dello scrittore Joseph Roth), poi la massiccia
emigrazione degli ostjuden negli Stati Uniti dove questa musica ha conosciuto
una nuova stagione. Si è contaminata con il jazz e lo ha verosimilmente
influenzato nel periodo del suo formarsi come espressione artistica
originale. La familiarità del klezmer con
l'improvvisazione ha evidentemente favorito questo incontro. Musicisti ebrei
di origine est e centro Europa come Benny Goodman e George Gershwin hanno
probabilmente e vissuto il klezmer in ambito familiare.
In Israele il mitico clarinettista
Giora Feidman sarà il mirabile e ineguagliato musicista-ponte fra la grande
tradizione del passato e il futuro ancora tutto da scrivere. Ma qual'è
identità intima di questa musica, cosa la differenzia dalle espressioni
musicali dell'est-Europa, verso le quali ha debiti evidenti ed
imprescindibili. Il suo specifico è il filo
rosso del canto sinagogale, del nigun khassidico, la melodia paraliturgica,
creazione di geniali cantori su memorie antiche cha hanno ancora il sapore di
quel deserto dove l'uomo si smarrisce per incontrare il divino. E questo filo
è ineluttabilmente intessuto nelle fibre dei suoni, così come nell'ordito che
forma il tessuto di quella musica. I modi, lo stile, melismi,
espressioni, tensioni espressive dell'arte cantoriale sono ripresi e
assimilati nell'intenzione esecutiva ed espressiva dei klezmorin (i musicisti
klezmer). Lo sono tecnicamente, ma lo sono soprattutto nell'interiorità,
"nell'essere cantati", più che nel cantare. I klezmorin provenivano
spesso dal mondo della sinagoga, che è insieme teatro e teatro d'opera
ebraico, erano stati khazanim, cantori, o meshorerim, aiuto-cantori. Il klezmer, secolarizzandosi e
laicizzandosi, è in qualche misura "decaduto", ma nel suo profondo
mantiene i suoi geni di musica "povera" proveniente da una cultura
a lungo vessata e disprezzata, è musica "sporca", mai salottiera,
non è fatta per essere commerciale, anche se lo scempio mercantile non l'ha
risparmiata.
Chi sceglie di vivere con essi e di
esse non può prescindere dalle loro singolarità, deve curarsi di non
museificarli, né per converso di ucciderli con la banalità delle kermesse
festaiole. |
*
* *
APPARATO N. 6

L’INDIMENTICABILE
DOMENICO MODUGNO
Tra musica folcloristica e testi intelligenti, inventò un nuovo fenomeno musicale e di costume
“Nella storia della musica leggera
italiana, il primo ad opporsi alla canzone banale e solo commerciale,
rinunciando anche ai gorgheggi ed ai vocalizzi della cosiddetta “canzonetta
all’italiana”, fu Domenico Modugno.
Portò una ventata di novità,
quando lanciò alla radio canzoni che raccontavano storie semplici, tratte dalla
vita di tutti i giorni.
Diede vita ad una nuova moda
musicale, basata su testi intelligenti (o, come qualcuno li definisce oggi,
“impegnati”) e con musiche quasi sempre ispirate al genere folcloristico.
Ma, soprattutto, fu il primo
cantautore italiano.
In un’intervista, dichiarò: «Da
subito io ho cominciato a dare importanza alle parole. Ascoltavo il mondo
musicale dell’epoca e notavo che i testi non avevano nessun significato, oppure
pochissimo. Allora ho cercato subito, in una canzone, la storia. Così ho
cominciato, ad esempio, con il Gatto nero, con la storia di
questo gatto che parla con un uomo e si lamenta: “Io sono nero … Perché tutti
mi scansano?”. Allora lui gli dà un consiglio: “Vai da un mio amico pittore e
fatti dipingere di bianco, così non avrai più questo problema”. Il gatto nero
va dal pittore, si fa dipingere di bianco e ritorna da quell’uomo, il quale lo
riconosce, ma lo prega di non tagliargli la strada, anche se non è più nero.
Questa è stata una delle prime storie. Poi è venuta quella dell’asinello
ubriaco che non voleva camminare, fino al culmine della storia del Pesce
spada: addirittura qualcosa come Giulietta e Romeo in mare!».
Il grande Domenico Modugno, nelle
sue canzoni, dava importanza sia al testo che alla musica. Anche se, quasi
sempre, partiva da una storia, e la musica nasceva a completamento delle
parole.
Fra le sue composizioni più belle,
come non ricordare Vecchio frack..
Alla domanda come nacque questa
canzone, rispose: «Mah, non lo so … Anzi, so come è nata, ma non so come è
uscita proprio quella storia. Lo spunto mi è venuto dalla cronaca: come per il Pesce
spada avevo letto sul giornale di un pesce che si era ucciso per
amore, così per Vecchio frack mi aveva colpito il fattaccio di
un nobile, un giovane bello, ricco, elegante, con una bella moglie, che si era
tolto la vita buttandosi dalla finestra. Io non capivo perché aveva compiuto
questo gesto; o, forse, lo capivo, ma preferivo non capire. Così, partendo
dalla suggestione dell’articolo di cronaca nera, è nata la storia fantastica,
trasfigurata, dell’uomo in frac. La canzone non ha nulla di drammatico: è una
storia ironica, d’un uomo che si abbandona e se ne va …».
Modugno sentì sempre il bisogno di
dare un’interpretazione al testo, quasi di recitarlo. In questo fu anche
facilitato dal suo essere attore. Il Modugno attore nacque, infatti, prima del
Modugno cantante. Arrivato giovanissimo a Roma, si iscrisse come attore al
Centro Sperimentale di Cinematografia, vincendo una borsa di studio per due
anni consecutivi.
Ma il traguardo più grande lo
raggiunse quando Salvatore Quasimodo gli fece musicare due sue poesie: Le
morte chitarre e Ora che sale il giorno.
Fu l’unico musicista al quale
Quasimodo diede il permesso. Altri compositori glielo avevano chiesto, ma
Quasimodo si era sempre rifiutato.
Il motivo di quella scelta non ha
bisogno di essere ricercato. Mimmo era il più bravo di tutti. E, ascoltando
bene, continua ancora ad esserlo”.
Alfonso MASSELLI
PIERO
CIAMPI- LUIGI TENCO-FABRIZIO DE ANDRÈ
Tre destini d’autore nella canzone del
Novecento
di
Francesco SCARABICCHI
Continua sempre questa
esistenza,
questo deserto pieno di
voci.
Piero Ciampi
Ciampi, Tenco, De André: tre destini d'autore nella canzone del Novecento, tre vie maestre, pur nelle profonde distinzioni tematiche e di stile, che hanno le trame del vivere come denominatore comune, tra solitudine e amore, tra desolazione e meraviglia, tra incanto e sconfitta. I protagonisti dei loro racconti sembrano, spesso, dei perdenti, vinti da una realtà che non riesce a comprenderli; in verità, ognuno trema quel tanto che basta per sentirsi inadeguato, felice quel tanto che è impossibile, libero quel tanto che imprigiona. Ciampi toscano di Livorno dove era nato nel '34, Tenco piemontese di Cassine dove era nato nel '38; De André ligure di Genova Pegli dove era nato nel '40. Ognuno ha segnato un sentiero indelebile proprio considerando quel tanto di estraneità - soprattutto Ciampi - e di ruvida adesione sociale. L'idea della canzone civile o di "protesta", secondo un lessico improprio degli anni Sessanta, ha assunto in loro una pronuncia estremamente obliqua, laterale, sempre dettata da una inadattabilità ad ogni conformismo, ad ogni normalizzazione, ad ogni consenso. Un incedere "anarchisant", con tutte le arrese dolcezze di chi non offende e sceglie la fedeltà alle minoranze. L'opera dei tre chansonnier è attraversata da una nuova ricerca interpretativa e da un'intensa adesione a quegli universi tematici, testuali e musicali anche in virtù dei ponti di congiunzione costituiti dal "parlato" del narratore che tenta di illuminare i quartieri del senso e le "isole" di verità e bellezza che le canzoni contengono e conservano, nonostante il passare del tempo. Il concerto nasce dalla vocazione profonda di chi si ostina a confermare la solidità della parola e la tremante libertà della musica nel cuore della vita di ognuno, donando una "goccia di splendore" che irradi l'ombra d'ogni quotidiana amarezza, d’ogni perenne ingiustizia.
Luigi Tenco
Nato nel 1938 a Cassine, in provincia di Alessandria,
il suo esordio discografico avviene nel 1959. Cresciuto artisticamente a
Genova, da profondo appassionato di jazz, partecipa a differenti esperienze
musicali in gruppi che ebbero, tra le fila, anche Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. I suoi miti di allora si
chiamano Jelly Roll Morton, Chet Baker, Gerry Mulligan, Paul Desmond. Dal 1959
al 1963 incide per il gruppo Ricordi un album che prende il suo nome e una
ventina di singoli, tra i quali "Mi
sono innamorato di te" e "Io sì". Dal 1964 al 65 incide per
la un altro album "Luigi Tenco",
intitolato ancora una volta, stranamente, con il suo solo nome e tre singoli.
In questo periodo il cantante alterna le canzoni d'amore (Ho capito che ti amo, Ah ..
l'amore, l'amore) con ballate di carattere sociale (Vita sociale, Hobby, Giornali femminili e altre ancora), che
saranno pubblicati però solo dopo la sua morte. Nel 1966 firma un contratto con
[…] Non è poi così distante, il Tenco della gioventù, dal protagonista del film La cuccagna (per la regia di Luciano Salvo, nel 1962, con la sceneggiatura che vede collaboratore Goffredo Parise), tra un delicato cinismo e la rabbia amara, nel solco di una inappagata domanda a cui non c’è risposta perché chi la pone è già al di là d’essa, con tutta la dolorosa innocenza di un adolescente che sa senza saperlo […] l’andatura strana di lui che cammina, al fianco della ragazza, con le maniche della camicia rimboccate, lo sguardo senza sogni di chi non ha illusioni […], la timidezza tagliente e nascosta dell’idealista Tenco, le sue paure e i suoi brividi, lo spessore solido di una maturità pagata e avuta presto, con la precocità che, a volte, la vita riserva ad alcuni senza sapere se sarà un dono o un male. Riferiscono di un Tenco superbo sassofonista (il sax contralto, un Selmer Aristocratic, come Desmond, come Parker) e di un vocalista altrettanto abile. Qualità insospettate e pure presenti in lui. Del resto, basta calarsi nei fondali di Ho capito che ti amo, Vedrai, vedrai, Uno di questi giorni ti sposerò (fraseggi o monologhi frantumati sui quali tentava di rimodulare la grande lezione soprattutto di Desmond) per subito accorgerci di dove sia il senso del suo lavoro e del suo lascito, un senso solido che perviene all’arte della propria espressione. […] “In un paese come il nostro dove l’amore gronda convenzione in ogni sua descrizione ufficiale, l’affermazione (“Mi sono innamorato di te/perché non avevo niente da fare […]” - ndr.) è suonata come una bestemmia, ma se avessimo tutti un briciolo di coraggio, quanta verità scopriremmo in questa sincera dichiarazione”. Aveva chiamato, nella canzone italiana di quella fine degli anni Cinquanta e sull’aprirsi del nuovo decennio, la concreta vicenda quotidiana di uomini e donne, sentimenti e sensi nella cadenza del tempo di ognuno, nello spazio fisico della vita. […] Con lui scompaiono i languori e le anemie, le piccole santità domestiche e le illibatezze perenni di generazioni di strofette insulse e ridicole; con lui inizia il respiro del femminile, la complessa e struggente trama di storie e figure che scorrono, stagioni e ambienti, atmosfere e attese, silenzi e noia. Il suo mondo poetico e musicale lo si definisce, se si comprende l’opera di abbassamento e riduzione all’interno della quale ha agito, cancellando le coloriture strapaesane e la piccola borghesia del sentimentalismo e della sublimazione provinciale; la sintassi di Tenco è cucita intorno al parlato, ai modi e ai tempi di un linguaggio della canzone che aderisce alle cose senza descriverle, senza contornarle. […]. Il tempo passò e Il mio regno chiariscono più di ogni altro discorso la sua posizione. […]

Piero Ciampi
Piero Ciampi, nasce nel 1934 a Livorno. Terminate le scuole
superiori si iscrisse alla facoltà di ingegneria dell' Università di Pisa
ma la abbandonò dopo aver sostenuto circa metà degli esami. Tornato a Livorno
mise su, con i fratelli Roberto e Paolo, un trio in cui lui era il cantante.
Per vivere lavorava in una ditta di oli lubrificanti del porto. Il periodo del
CAR lo svolse a Pesaro dove passava le serate in libera
uscita suonando nei locali della zona insieme a tre commilitoni tra cui Gianfranco Reverberi.
Già durante questo periodo si ricordano le sue grandi bevute, il suo carattere
che lo porta a cercare la rissa. Tornato a Livorno suona il contrabbasso da autodidatta in piccoli
complessini della zona. Nel ’57 l’iquietudine lo porta a Genova, dove incontrò Reverberi, per poi
andare a Parigi. Qui si arrangiava cantando per poche
lire le sue poesie in alcuni ambienti parigini dove lo chiamavano
"l'italianò". Conobbe Louis-Ferdinand
Céline e uno sconosciuto Georges Brassens. Nel 1961
pubblica il suo primo disco. Il nome che compare in copertina è quello di Piero
Litaliano. Nel 1963 il suo primo album: Piero Litaliano
Tornò a Livorno e poi fu a Roma.
In questo periodo Ciampi si dedica a
composizioni più orecchiabili e firma canzoni per altri interpreti. Tutti gli anni sessanta sono anni di vagabondaggi: Svezia, Spagna, Inghilterra, Irlanda, forse addirittura Giappone. Scappa senza dire niente a
nessuno. Così come scappano le sue donne e i figli che ha con loro. Sempre più
inseparabile resta la bottiglia. Ad apprezzarlo e riconoscerne la grandezza di
autore ed interprete sono solo alcuni amici dei primi anni milanesi tra cui Gino Paoli che da tempo interpretava sue
canzoni. Si trascinava da un club all'altro, spesso senza concludere i concerti
e litigando con organizzatori, baristi e ascoltatori. In questi anni tornò
spesso a Livorno. Morì a Roma il 19 gennaio 1980 per un cancro alla gola.
[…] Perdersi, dissipare, cancellare le tracce e il passaggio, seguire il filo dorato e terribile della propria inquietudine, del proprio disadattato stare al mondo, ardere e amare, scegliere la presenza dell’addio, coniugare il buio con le occasioni, la luce con le sconfitte. Scendere senza salire. “non fa alcuna differenza/tra un anno e una notte/tra un bacio e un addio” dicono alcuni versi di Ha tutte le carte in regola. La flagranza è la verità di Ciampi, l’essere colto sul fatto da se stesso, consapevole della virtù del presente, di quel lampo accecante e profondo che incide in maniera indelebile le tracce della vita negli uomini. Le donne, il gioco, il vino, la spesa totale senza certezza di nulla. E’ la sua voce a dirlo, quel misto di fumo e sensi così maschile da rivelare tutte le tenerezze arrese di cui era capace. Ironia di sale amaro e dolcezza vetrosa, ruvido che nasconde la nudità del pudore. I suoi versi compongono una sorta di lungo diario d’esistenza toccato dalle isole sensibili dell’esistere, affetti, legami, addii. Canzoni come giorni, strappi di accordi e parole solide come minerali. Bambino mio, Tu no (“io non so più come fare,/non capisco questa vita”), L’ultima volta che la vidi (“io non posso più andare/ tra i sorrisi della gente/né chiedere alle cose un posto in mezzo a loro”), sono solo alcuni dei molti esempi per definire il disegno umano di Ciampi, la sua terra esistenziale. Una vocazione assoluta e tenace d’annientamento dentro l’ardere di un destino indomabile. Qui e altrove, fra la cruda realtà dei giorni e l’utopia. Poche identità della canzone d’autore gli somigliano, poche esperienze di musica, voce e testo riescono a consegnare la complessità davvero unica della sua opera continuamente riscritta, variata, cucita e scucita. “Una sola moltitudine” si potrebbe dire con Pessoa, una folla di mutevoli registri e pronunce tutte chiuse nella plurale vibrazione delle “anime” sonore che si alternano nei racconti delle canzoni, in quegli scheggiati romanzi in cui lui entra di quinta, obliquo al suo essere e alla storia, implorante, tragico, sciatto, ironico, dolce, sprofondato nel gorgo delle ombre, esaltato come un dio di vino e d’aria. Il Natale è il 24: “Ho una folle tentazione/ di fermarmi a una stazione,/ senza amici e senza amore.” C’è solo un modo per scandire quelle strofe dentro il parlato armonico: affidarli alla radice della loro verità muta, degli abissi solitari in cui trova la forma per farsi respiro di un dolore o di uno scacco subito. Ciampi possiede la forza della grazia e la ferocia del chiodo sul vetro: “E questa vita che continua/amare senza di te …/Continua sempre questa esistenza,/questo deserto pieno di voci.”. E’ Litaliano di Non so più niente, spietato e azzurro come un angelo […]

Fabrizio De
Andrè
Nasce nel 1940 a Genova (Pegli). Nel '51 inizia la
frequentazione della scuola media Giovanni Pascoli ma una sua bocciatura, in
seconda, fa infuriare il padre in maniera tale che lo demanda, per
l'educazione, ai severissimi gesuiti dell'Arecco. Finirà poi le medie al
Palazzi. Nel 1954, sul piano musicale, affronta anche lo studio della chitarra con il maestro colombiano Alex
Giraldo Il suo primo gruppo suona genere country e western, girando per club
privati e feste ma Fabrizio si avvicina poco dopo alla musica jazz e, nel '56,
scopre la canzone francese nonché quella trobadorica medievale. Il suo primo
disco esce nel '58 (l'ormai dimenticato singolo Nuvole barocche), seguito da altri episodi a 45 giri, ma la svolta artistica matura
diversi anni dopo, quando Mina gli incide
[…] La canzone dell’amore perduot”, Per i tuoi larghi occhi, Valzer per un amore, Via del Campo. Subito è la febbre, improvvisa, alta, una vertigine portata dalla sorte per uno di quei doni che, ad un angolo della vita, attendono come i veri miracoli del mondo scegliendo la bellezza per manifestarsi e toccarti togliendoti la pace come un amore che non ti aspetti. E’ con De André che si comprende che una canzone scivola via dalla dorata “evasione” per entrare, narrando, in altre stanze, provocatoria e irriverente, lirica e misurata, armonica e complessa, semplice e politica. Tutto l’intero percorso della sua storia (dai valzer alle ballate, dal sale goliardico di Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - scritta nel ’63 con Paolo Villaggio - fino a Smisurata preghiera - scritta nel ’96 con Ivano Fossati -, ultimo passo “per consegnare alla morte una goccia di splendore/di umanità di verità”) è un’accanita domanda sul senso dell’esistere nel mondo pronunciata in italiano, in sardo, in napoletano, in genovese, meridiana e mediterranea, tra un antico Organino di Barberia e un’arpa paraguaiana, tra la “bocca infedele” di Barbara e “il vomito dei respinti”, sempre dalla parte di chi perde, di chi sente l’odore dell’ombra pesare sull’intero destino, fine alla fine. Le creature di Fabrizio lo sanno da sempre che forse il male è la coscienza mutilata della solitudine, il sintomo della disperazione, cella in cui pende Michè o il tavolo a cui siedono i quattro pensionati della città vecchia; il drogato le cui parole hanno perduto forma e accento o il pescatore assopito “con un solco lungo il viso”; il Tito delle tre croci sul Golgota che ha pietà di Cristo o il blasfemo della collina di Spoon River cui “cercarono l’anima a forza di botte”; il bombarolo che rinuncia alla sua ora di libertà in carcere per non “respirare la stessa aria/di un secondino” o l’ ”amico fragile” “evaporato in una nuvola rossa/in una delle molte feritoie della notte”; Andrea che sceglie un pozzo più profondo di lui; il Pasolini di Una storia sbagliata o il servo pastore che non sa ancora quale sia il suo vero nome; il bambino di Sidone con la sua piccola morte o Pasquale Cafiero, “brigadiero del carcere” dov’è recluso con Don Raffaè; le “spose bambine” “con le vene celesti dei polsi” pronte per la carità d’ogni giorno e i “servi disobbedienti/alle leggi del branco” nell’attesa che la fortuna “li aiuti/come una svista/come un’anomalia/come una distrazione/come un dovere”. […]Indiani d’America, banditi, ladri, assassini, fannulloni, vinti, perdenti, esclusi, emarginati, zingari, puttane, travestiti, transessuali, dispersi, anarchici, impiegati in rivolta, usurai, stregoni, solitari, suicidi, matti, ubriachi, indifesi figli e “vittime” di questo mondo. […]
Francesco Scarabicchi, dall’introduzione al Concerto-Spettacolo:
(Luigi Tenco-Piero
Ciampi-Fabrizio De Andrè), 2006.
* *
*
APPARATO N. 7

Doug Yule
Curriculum
Douglas Alan Yule (25 febbraio 1947) è un cantante e musicista statunitense, conosciuto soprattutto per essere stato un membro dei Velvet Underground dal 1968 al 1973.
Biografia / Gli esordi
Yule iniziò a suonare negli anni '60 con varie band della sua nativa Boston. Nel 1968 fece parte di una band chiamata The Grass Menagerie insieme a Walter Powers e Willie Alexander.
Con The Velvet
Underground (1968-1970 )
Quando nel 1968 Lou Reed cacciò John Cale dai Velvet Underground, Yule prese il suo posto. La sua prima apparizione in studio fu sul loro terzo album, The Velvet Underground (1969), suonando basso e organo e come prima voce nella ballata "Candy Says". Il contributo di Yule all'album fu considerevole e il fatto che lui cantasse tornò molto utile quando la voce di Lou Reed era stremata dai tour. Mentre Cale era stato un bassista sperimentale, Yule era considerato tecnicamente più competente al basso e il suo stile era adatto al desiderio di Lou Reed di muoversi verso una direzione più tradizionale. Al quarto album della band, Loaded (1970), il suo ruolo divenne più prominente, cantando come voce principale svariate canzoni ("Who Loves The Sun", "New Age", "Lonesome Cowboy Bill", e "Oh Sweet Nuthin'") e suonando sei strumenti (comprese tastiere e batteria). Il fratello di Yule, Billy, prese parte alle registrazioni come batterista, visto che Maureen Tucker era incinta e, quindi, assente durante quasi tutto il periodo in studio.
1970-1973
Lou Reed lasciò i Velvet Underground nel 1970. Yule, Tucker e Sterling Morrison decisero di continuare a esibirsi come Velvet Underground con Yule alla voce e Walter Powers che fu ingaggiato come nuovo bassista del gruppo. Morrison lasciò la band nel 1971 e venne rimpiazzato alle tastiere da Willie Alexander, ma nel 1972 sia Tucker che Alexander e Powers lasciarono la band. Con altri musicisti Yule fece altri due tour sotto il nome di Velvet Underground negli anni 1972-73 e registrò l'album Squeeze (1973). Dopo il tour finale dei Velvet Underground nel 1973 con Yule come frontman il nome fu ritirato.
Dal 1973 ad oggi
Durante un'intervista per la radio il 26 dicembre 1972, venne chiesto a Lou Reed se sapesse dove Doug Yule si trovasse, e lui bruscamente rispose "Morto, spero". Quando l'intervistatore disse che lui aveva frequentato il liceo insieme a Yule e disse a Reed "Non puoi dire questo", Reed replicò che lui avrebbe potuto e che aveva detto quello, ma che non voleva dire proprio quello. (Questa intervista si può trovare sull'album live "American Poet", uscito nel 2001.)
Dopo
aver smesso di esibirsi con i Velvet Underground, Yule andò in tour con Lou Reed, e suonò il basso nell'album
solista di Reed Sally Can't Dance (1974). Apparve anche in Night Lights (1976)
di Elliott
Murphy, e cantò e suonò la batteria con gli American
Flyer, una band che fu attiva dal 1976 al 1978 e che
pubblicò due album. Dopo che gli American Flyer si sciolsero, Yule si ritirò
dalla musica e divenne un ebanista.
Durante
gli anni 90, Yule (che intanto si era spostato verso
Quando i Velvet Underground si riformarono nei primi anni 90, Sterling Morrison spinse per la partecipazione di Yule ma Lou Reed e John Cale non lo permisero. Quando nel 1996 i Velvet Underground vennero ammessi alla Rock and Roll Hall of Fame, Yule fu escluso dalla cerimonia.
Vita privata
Yule attualmente vive a Seattle con suo figlio Dan. Suona e costruisce violini a Ballard. Nel 2006 ha suonato il basso per The Weisstronauts, un gruppo surf-rock di Boston, durante un loro breve tour. Dal 2007 è membro di una band chiamata RedDog.
Discografia
Con i Velvet Underground
Con gli American Flyer
* American Flyer (1976)
Solo
Live in Seattle (2002)
Con i RedDog
Hard Times (2009)
Altro
*
Lou Reed: Sally Can't
Dance (1974)
* *
*
APPARATO N. 8
rosa è rosetta
C’è una rosetta al centro di questa storia, una rosetta che non è una donna, ma potrebbe anche essere.
Anzi un tempo potrei aver
incontrato una ragazza con questo nome, un nome da anni ’50, un nome da
campagna (da compagna forse?), non di mare, li semmai si chiamerebbe all’acqua
di rosa, o rosa d’acqua, Rosmarina, ma
Rosetta vive nella dispensa, calda di forno, profumata di legna e di benessere appena conquistato, coccolata, protetta insieme alle gemelle fragranti speziate e sospese tra il caffè e l’ora di pranzo.
Rosetta è a forma di rosa, a forma di fame, fame di mortadella di quelle fette aromatiche posizionate a strati di piacere da condividere con se nelle ore di mezzo.
Quel giorno non pensavo a rosetta, però sentivo fame verso le quattro del pomeriggio. Erano passati molti anni, ma mi ricordai delle tre A, cioè Anita, Astora e Armanda, che da ragazzino spesso mi preparavano un panino talvolta a mia insaputa.
Mi chiamavano Carletto o Carlì, e le loro voci uscivano all’unisono da quel cortile sotto casa mia: Oggi non hai fame ? Hai fatto merenda?
E io che già mi sbranavo quelle fette di pane fresco e mortadella. Era passato parecchio tempo ormai ero un pittore errante, comunque ebbi voglia di quel panino che magari poteva significare anche altro,quindi attraversai il cortile e vidi Anita, la cuoca, attraverso la zanzariera, mentre Astora, la sarta, cuciva, e Armanda la cantante, l’unica sposata ormai vedova leggeva qualcosa.
Confermai la mia fame e chiesi se potevo avere due fette di pane, ma non riuscii a finire la parola che avevano già la in mano la rosetta e quasi in una specie di coro aggiunsero: qui adesso mangiamo solo queste. Era il progresso.
A bocca piena mi aggiravo per la casa rivedendo i miei vecchi disegni che anni prima mi avevano comprato.
Mentre Anita mi chiedeva di mia madre, Armanda delle mie mostre e Astora scrutava le dissolte pieghe dei miei pantaloni mi accorsi con stupore che, appoggiato sopra il televisore spiccava una piccola riproduzione in ceramica della Venere del Botticelli.
Si trattava di una statuina rosa di circa trenta centimetri, di quelle che se ne trovano a centinaia a Firenze nelle bancarelle vicino agli Uffizi, piuttosto anonima quindi, ma resa formidabile ed esclusiva dall’intervento delle tre A: un costume due pezzi realizzato ad arte all’uncinetto a copertura delle intimità della dea.
Una grande idea per una dea.
A quel punto pensai di tacere, d' altronde era più bello immaginare il motivo di quel gesto, ma non mi veniva niente che non fosse la loro esigenza di rendere più elegante la figura, ma non seppi resistere e glielo chiesi.
- E’ pess’ommini che gira sempre per casa.
Avevo dimenticato che insieme alle tre A vivevano altri due fratelli, neanche loro sposati.
Adesso che loro sono altrove, penso in buone mani, so che questa fila di parole non basteranno a restituire a chi legge l’anima generosa, la delicata ironia, e l’affettuosa allegria che mi hanno sempre regalato, tenterò con una prossima mostra di fare meglio intanto c’è un titolo che sarà il loro cognome : Animobono . Ciao.
Carlo Cecchi, Jesi, 24 Maggio
2010.

Carlo Cecchi in
una performance di pittura
* *
*
APPARATO N. 9
GRUPPO
SPONTANEO DELLA “PASSIONE”
DI CALDAROLA
(Mc)

Marco Meo
cembalo, voce
Mauro Mazzarantini
triangolo, “gnacchere”,
voce

Katiuscia Merlini
organetto .
Giovanni Cofani
fisarmonica, voce
. 
Walter Bianchini
organetto
*
* *
APPARATO N. 10
Manifesto e Locandina dell’edizione del 2009
