Monsano- Ancona- Camerata Picena-Corinaldo- Jesi- Montecarotto- Montemarciano-Morro d’Alba 

Museo Tattile Statale “Omero” Ancona - Polverigi- - Serra de’ Conti- Staffolo- e Civitanova Marche (Mc)

Fondazione Pergolesi Spontini -Provincia di Ancona- Regione Marche

2 5°  MONSANO  FOLK  FESTIVAL

Rassegna internazionale ed itinerante di Musica Popolare originale e di revival

 Edizione straordinaria e “minimale” del venticinquennale

Ideazione e Direzione artistica: Gastone Pietrucci

 

5 - 21 AGOSTO 2010

 

 

A cura de La Macina e del Centro Tradizioni Popolari,  il Comune di Monsano,  con il patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ancona e la Fondazione Pergolesi- Spontini, organizza, nell’agosto 2010 la venticinquesima edizione del Monsano Folk Festival.   Ideazione e direzione artistica: Gastone Pietrucci. 

Il Monsano Folk Festival , questa Rassegna internazionale di Musica Popolare originale e di revival, nel corso degli anni,  si è trasformato in un Festival itinerante, svolgendosi non solo nella sua sede originale,  Monsano, ma da diversi anni, anche a Ancona, Camerata Picena, Corinaldo, Jesi, Montecarotto, Montemarciano,  Morro d’Alba, Polverigi, Serra de’ Conti - Staffolo, per un totale di ben undici Comuni dell’anconetano (toccando quest’anno, con il dodicesimo comune di  Civitanova Marche, per la prima volta un comune del maceratese).

 Il Monsano Folk Festival è un appuntamento  ed un riferimento fissi e scientificamente qualificati e prestigiosi, nel fornire, anno dopo anno, un quadro sempre più aggiornato, valido e stimolante della musica popolare, delle sue tradizioni e soprattutto delle sue ancora ignote potenzialità. Infatti siamo più che convinti, che nonostante l’isolamento culturale, le ingiustificate, ottuse, “disattenzioni”, la secolare “latitanza” dei  media, sia finalmente arrivata l’ora di far ascoltare e soprattutto diffondere “anche” quest’ “altra” musica, specialmente alle nuove generazioni, decisamente più fragili, sprovvedute e psicologicamente soggette come sono, al feroce condizionamento ed allo squallido fenomeno di ghettizzazione e di omologazione di pasoliniana memoria.

          Con il Monsano Folk Festival  si è scelta e privilegiata una particolare formula di rapporto, di scambio, di confronto-“scontro”, tra la musica popolare originale degli autentici portatori della tradizione e quella dei vari gruppi ed interpreti di  folk revival, in un accostamento di pari dignità, di notevole interesse e di grande valore scientifico.

Questo Folk Festival ha la pretesa di considerare il pubblico non più “oggetto” passivo di più o meno allettanti ed assordanti proposte, bensì “soggetto” attivo, partecipe in prima persona, non più “comparsa”, ma “attore” della festa e del gioco.  Un Festival, che per la “libertà”, inventiva, passione e spontaneità con cui viene organizzato e vissuto, si distingue nettamente dall’attuale sconfortante panorama di falsificazione e di massificazione operate sulla cultura tradizionale e sulla civiltà popolare. Un Festival, che alla forza della tradizione lega esperienze innovative: un Festival per tutti si, ma anche per spettatori anomali, curiosi, “vivi”, cacciatori di sorprese.

 

 Inoltre quest’anno il Festival ha un’aggiunta significativa nel suo sottotitolo, quello di Edizione straordinaria e “minimale” del venticinquennale, e direi anche “resistente”, essendo un Festival condizionato (e purtroppo ancora una volta limitato) dal momento economico decisamente non favorevole, nel quale si dibatte l’Italia, ma soprattutto tutto ciò che significa cultura in questo nostro Bel Paese !

“La cultura, per definizione, non vale niente se non per i suoi frutti umani e sociali. Un paese che se ne dimentica è un paese che non crede più in se stesso”, ha scritto lucidamente ed amaramente Michele Serra su la Repubblica (Anno 35-Numero 128 di martedì 1 giugno 2010).

Quindi,  nonostante il “feroce”, “selvaggio” dimezzamento del già esiguo ed imbarazzante budget, abbiamo cercato anche quest’anno di presentare un Cartellone più che dignitoso, ringraziando ancora tutti gli artisti, al loro mettersi in gioco e soprattutto al loro entusiasmo ed alla loro innata bravura, alla loro voglia di “aiutare” e di “arricchire” ulteriormente un Festival, (unico nel suo genere) un “piccolo-grandeFestival, che ha basato da sempre la sua identità e la sua autorevolezza, nella sua “testa”, nel suo “cervello”, nelle sue “idee”, nel suo continuamente inventarsi e reinventarsi, piuttosto che nell’adagiarsi, nel “portafoglio”, nei “soldi”, nei grandi contributi pubblici e privati, che a dire il vero in tutti questi venticinque  anni, hanno sempre latitato alla grande!

Il colore del Festival, quest’anno non è stato scelto a caso, ma è il viola, lo stesso che identifica il “popolo viola” e tutti coloro che si battono per un’Italia meno disattenta, meno egoista e più giusta. “Per il momento resistere, resistere, resistere”, come recentemente ha esortato anche Umberto Eco (L’espresso, n. 22 del 3 giugno 2010).

            

Il Direttore Artistico  

 Gastone Pietrucci            

 

 

 

*     *     *

 

 

1)   PROGRAMMA SINTETICO

(a seguire Programma analitico)

 

 

 

MONSANO-Giovedì  5 AGOSTO – Ore 22,00 - Piazza dei Caduti- Concerto Inaugurale

MACINA-GANG “A LA CARTE 

Speciale Menù-Concerto in occasione del decennale del sodalizio artistico tra due storiche formazioni folk- rock marchigiane

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

MONSANO- Venerdì 6 AGOSTO – Ore 19,00-Sala del Consiglio Comunale- Concerto della  Memoria

Per la  serie “Foglie d’Album” n. 3:

PIETRO BOLLETTA

“Il primo, grande informatore de La Macina

A cura e con  GASTONE PIETRUCCI e la partecipazione straordinaria de LA MACINA

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

MONTECAROTTO Sabato 7 AGOSTO -Ore 22,00-Piazza Latieri-Concerto Grande della Sera

MASSIMO LIBERATORI con CATARINELLI & MARRANI (Lazio-Umbria)

“ZOCCOLI E STANTUFFI”

Viaggio musicale di un cantastorie moderno, tra il blues, la canzone e gli stornelli

con la partecipazione straordinaria di: GASTONE PIETRUCCI

 

 

SERRA DE’ CONTI-Domenica 8 AGOSTO-Ore 22,00-Chiostro S. Francesco-Concerto Grande della Sera

SIMAN TOV TRIO

“SHERELE”

Concerto di musica klezmer-balcanica

 

 

Lunedì 9 Agosto    -  RIPOSO

 

 

STAFFOLO  Martedì 10 AGOSTO  - Ore 22,00- Piazza Leopardi-  Concerto Grande della Sera

GASTONE PIETRUCCI-LA MACINA

LA VOCE, LA MUSICA, LA POESIA  

Omaggio a Domenico Modugno- LuigiTenco- Piero Ciampi- Fabrizio De Andrè

(prima)

 

 

MONTEMARCIANO- Mercoledì 11 AGOSTO - Ore 22,00-Parco-Villa “Colle Sereno”-Concerto Grande della Sera

DEBORAH KOOPERMAN  (U.S.A)

"YESTERDAY...TOMORROW”

Dal ragtime al folk-blues

con la partecipazione straordinaria di  MARCO POETA

 

 

CAMERATA PICENA - Giovedì 12 AGOSTO-Ore 22,00  Corte del Castello del Cassero-Concerto-Incontro della Sera

DOUG YULE, ex “VELVET  UNDERGROUND”

E IL SUO “RED DOG TRIO”  (U.S.A)

Trio di musica folk-traditional americana del Sudest

 

JESI –Venerdì 13 AGOSTO  - Ore 19,00 – Sala Maggiore de Palazzo della Signoria-  Concerto della Memoria

Per la  serie “Foglie d’Album” n. 4:

 ARMANDA ANIMOBONO MANCINI & LE SORELLE *

“La voce della filanda jesina”

A cura e con  GASTONE PIETRUCCI  e CARLO CECCHI

con la partecipazione straordinaria di Marco Gigli e Roberto Picchio

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

CORINALDO – Sabato 14 AGOSTO - Ore 22,00- Piazza “Il Terreno”- Concerto Grande della Sera

GRUPPO ENERBIA

LA ROSA E LA VIOLA-VIE DEL SALE”

Musica tradizionale delle quattro province (Genova, Piacenza , Pavia e Alessandria)

 

 

ANCONA – Domenica 15 AGOSTO - Ore 19,00- Anfiteatro Romano - Concerto del Tramonto

GASTONE PIETRUCCI

 “DICONO DI ME” *

La canzone popolare come incanto, racconto e canto

con l’amichevole partecipazione de LA MACINA

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

Lunedì 16 Agosto    -  RIPOSO

 

 

MONSANO- Martedì 17 AGOSTO-Ore 19,00- Chiesa degli Aròli-Concerto della Memoria & della Speranza.

I GIOVANI E LA CONTINUITA’ DELLA TRADIZIONE POPOLARE *

“IL DOVERE DELLA MEMORIA” (Dedicato a Nazzareno Accattoli)

Con i Gruppi Spontanei del “Maggio” di Fabriano (An) e Gruppo della “Passione” di  Caldarola (Mc)

A cura di GASTONE PIETRUCCI .

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

POLVERIGI - Mercoledì 18 AGOSTO - Ore 22,00- Chiostro di Villa “Nappi” -Concerto Grande della Sera

AMEDEO & BELINDA (Italia-Cuba)

CONCERTO WORLD JAZZ BRASILIAN AFRO CUBAN RYTHMS PER VOCE, CHITARRA & VIOLONCELLO”

 

 

ANCONA - Giovedì 19 AGOSTO-Ore 22,00 - Museo “Omero”-Terrazza Leopardi Regione Marche -Concerto Grande della Sera

LA MACINA

“L’AMORE, IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA”

Liricità, licenziosità e religiosità nella cultura orale marchigiana

 

 

MORRO D’ALBA - Venerdì’ 20 AGOSTO-Ore 22,00- Auditorium Santa Teleucania- Concerto- Incontro della Sera

FRANCO MORONE

 “ITALIAN FINGER STYLE GUITAR”

Concerto per chitarra acustica tradizionale e voce

con la partecipazione straordinaria di  RAFFAELLA LUNA

 

 

CIVITANOVA MARCHE (Mc)-Sabato’ 21 AGOSTO-Piazza della Libertà-Civitanova Alta-Concerto di Chiusura del Festival

GASTONE PIETRUCCI-LA MACINA

“AEDO MALINCONICO ED ARDENTE, FUOCO ED ACQUE DI CANTO”  I-II-III

L’aedo marchigiano

 

    

Gastone Pietrucci e Adriano Taborro, fotografati da Adriana Argalia, 2010

(Jesi-Teatro “Pergolesi”- 6 Febbraio, 2010)

 

 

*      *      *

 

 

Tutti i Concerti sono ad Ingresso Libero

* In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

L’ “occhio” e la memoria del Festival: Riccardo Carsetti

L’ “orecchio” del Festival: Rodolfo Curzi

Tecnico Audio Luci: Eliseo Mozzicafreddo 

      

 

 

*      *      *

 

 

 

 

 

 

 

 

2)   PROGRAMMA ANALITICO

 

 

 

 

 

MONSANO – GIOVEDÌ 5 AGOSTO

Piazza dei Caduti-  Ore 22,00 -  Concerto  Inaugurale

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Monsano e La Fondazione Pergolesi-Spontini

 

 

MACINA – GANG  “A LA CARTE

 “Per i dieci anni del sodalizio artistico tra le due storiche

 formazioni folk-rock marchigiane”

 


 

Macina-Gang, 15° Monsano Folk Festival, Monsano, sabato 12 agosto 2000, Concerto di Chiusura

 

 

“Nel tempo ed oltre, andando”

Alfonso Gatto, La storia delle vittime

 

 

A dieci anni esatti dalla presentazione del  loro importante sodalizio artistico (proprio sul palco del Monsano Folk Festival , con il loro primo ubriacante e travolgente concerto comunitario) e  del loro fortunatissimo lavoro discografico “Nel tempo ed oltre cantando” (per il quale nel 2004, furono segnalati ed invitati come “SuperGruppo dell’anno” al Premio Tenco) La Macina e i due Fratelli Marino e Sandro Severini (Gang) vogliono festeggiare alla grande, insieme al numeroso pubblico dei loro fans, questo invidiabile traguardo, con un particolarissimo concerto.

Infatti con questo simpatico ed attesissimo Concerto “a la carte, il pubblico potrà “ordinare” le canzoni dello sterminato repertorio de La Macina, dei Gang e dei Macina-Gang, come da un ipotetico, ricco “menù”. Al pubblico presente verrà dato il classico “menù”, dove al posto delle pietanze, ci saranno i titoli dei brani dei loro rispettivi repertori e da dove potrà “pescare”a suo piacimento ed “ordinare” agli ignari gruppi di eseguire al momento. Quindi, ancora una volta, sarà il pubblico, con le sue libere scelte a formare la scaletta del concerto e ad essere parte attivo della festa e del gioco.

Inoltre insieme ai Gang, La Macina e soprattutto Gastone Pietrucci vuole festeggiare anche i dieci anni di questa ultima, fortunata, indispensabile ed inossidabile formazione (Adriano Taborro, Marco Gigli, Roberto Picchio, Riccardo Andrenacci, Michele Lelli, e Giorgio Cellinese), con la quale, ha intrapreso il suo “nuovo” ed entusiasmante percorso artistico.

 

 

PER IL MENÙ DELLE CANZONI DEL CONCERTO “A LA CARTE MACINA-GANG

(Vedi APPARATO N. 1  allegato in fondo al Programma del Festival)

 

 

    

                                                                                           Gastone Pietrucci (Macina) e Marino Severini e Sandro Severini (Gang)

 

GANG

Gang, band storica del rock italiano nata all'inizio degli anni 80, con 10 album all'attivo, eredi italiani delle sonorità del periodo punk londinese, sono nati dal progetto dei fratelli Severini, Marino e Sandro, nativi di Filottrano in provincia di Ancona. Da sempre politicamente e socialmente molto attivi e impegnati, sono una delle più note band militanti nel panorama musicale italiano e disponibili in svariate situazioni a mettere la loro musica al servizio di ideali e progetti con un unico grande filo conduttore: i diritti umani e la solidarietà. Durante il loro percorso il rapporto con l'arte e la musica si è modificato rispetto all'idea originaria, sviluppando così nel tempo la metafora e il linguaggio profetico come antidoto alla perdita della memoria individuale e collettiva: uno dei mali della società italiana contemporanea. Il progetto è quindi quello di fondere il rock con la tradizione popolare, nel senso di dare una vera identità culturale alla propria musica, che vuole essere, in mezzo alla lotta delle contraddizioni, un punto di riferimento e uno strumento di aggregazione, un genere più folk, o meglio combat folk.

 

 

MACINA

Gastone Pietrucci,voce, “segone”

Adriano Taborro, chitarra, mandolino,violino, voce

Marco Gigli, chitarra, voce

Roberto Picchio,fisarmonica

Riccardo Andrenacci /Michele Lelli, batteria, percussioni

Giorgio Cellinese, coordinatore

 

GANG

Marino Severini,voce, chitarra

Sandro Severini, chitarra elettrica


 

 

 

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro-Studio “Valeria Moriconi” - Jesi


 

 

 Copertina CD Macina-Gang, Nel tempo ed oltre cantando 

Graphic Design: Michel  Collet, 2004                   

 

 

PER CONSULTARE RASSEGNA STANPA SU MACINA-GANG

(Vedi APPARATO N. 2  allegato in fondo al Programma del Festival)

 

 

 

 

 

* * *

 

 

MONSANO – VENERDÌ 6 AGOSTO

Sala del Consiglio Comunale-  Ore 19,00 -  Concerto della Memoria

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Monsano

 

 

 

Per la serie “Foglie d’Album”

PIETRO BOLLETTA

 “Il primo grande informatore de La Macina

A cura e  Gastone PIETRUCCI

Con la partecipazione straordinaria de LA MACINA

.

 

Où sont nos amis morts?

Charles Baudelaire

 

Gastone Pietrucci e La Macina,  vogliono ricordare la cara, dolcissima figura di Pietro Bolletta: il primo, grande informatore de La Macina. Alla sua cara, gioiosa, indimenticabile “presenza” è dedicato questo Concerto della Memoria, per la CollanaFoglie d’Album”.

 

 Pietro Bolletta

 

 

Pietro Bolletta (1904-1979)

Uno dei più importanti ed indimenticabili informatori di Gastone Pietrucci e de La Macina.                 

“Nato a Jesi nel 1904, dove è morto nel 1979. Ha fatto sempre il contadino, prima a San Paolo di Jesi, poi a Santa Maria del Colle, tutte frazioni di Jesi, infine a Monsano. Ha conseguito la terza elementare. In gioventù, quando “era bello”, è andato sempre a cantare i canti rituali di questua della Pasquella e della Passione, (anche e durante il periodo fascista, nonostante il divieto del regime) accompagnandosi con il triangolo (i “timpani” come diceva lui). Ho fatto inchiesta con lui dal 1976. Era una miniera preziosa di informazioni, di canti, di notizie della nostra tradizione orale. Aveva immediatamente compreso quello che andavo cercando, e, sin dal primo nostro incontro, favorito dal figlio Mario, ha collaborato moltissimo. E’ stato lui, praticamente il primo, a farmi conoscere ed amare le nostre tradizioni, la nostra comune cultura popolare”. (Gastone Pietrucci, Cultura Popolare Marchigiana, Jesi, 1985)

 

Gastone Pietrucci, curatore, narratore, canto

e

La Macina, la musica

 

 

LA MACINA

 

 

          Gastone Pietrucci                                                 Marco Gigli-Adriano Taborro

 

 Roberto Picchio                                                          Giorgio Cellinese

 

Foglie d’Album. Sotto questo nome, sono indicati dei nuovi lavori, montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future. Prerogativa originaria ed insostituibile del Monsano Folk Festival, è stata sempre quella di essere oltre che un Festival internazionale ed itinerante, soprattutto un Festival di Musica popolare originale oltre che di revival. Quindi caratterizzare il Festival oltre che con gruppi od artisti di folk-revival, anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”.  Sino ad ora, sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico) a far partecipare a tutte e ventiquattro le edizioni del Festival i cosiddetti informatori, a farli conoscere personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili,  indimenticabili ed aggiungerei fondamentali. Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano, va inesorabilmente e fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi di questo incommensurabile patrimonio umano della memoria) come continuare la linea principale dell’ “originalità” del Festival, senza snaturarlo né andando fuori tema.

Allora ho deciso che sarò io, con le Foglie d’Album (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul campo, mi hanno donato.  (Gastone Pietrucci, 2009)

 

(Vedi APPARATO N.  allegato in fondo al Programma del Festival)

 

 

L’aperitivo sarà gentilmente offerto dal Bar Centrale di Riccarda, Monsano

                                                                                             

In esclusiva per il Monsano Folk Festival

 

 

Ingresso Libero

 

 

MONTECAROTTO – SABATO 7 AGOSTO

Piazza Latieri – Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con la Pro Loco di Montecarotto e con il patrocinio del Comune di Montecarotto

 

MASSIMO LIBERATORI

con

CATARINELLI & MARRANI  (Lazio-Umbria)

 

in

“ZOCCOLI E STANTUFFI”

Viaggio musicale di un cantastorie moderno, tra il blues, la canzone e gli stornelli

 

Con la partecipazione straordinaria di Gastone PIETRUCCI

 

 

Massimo Liberatori

 

In questo concerto tra “…tanta passione, cantautorato italiano ma anche folk e blues di alto livello” (Music Map) Massimo Liberatori interpreta, insieme allo straordinario armonicista Maurizio Catarinelli ed il tastierista Maurizio Marrani, l’originale fusione di due anime: quella del “Canta stornelli romano” e quella del bluesman di New Orleans. Un piacevole mix musicale, capace di offrire una profonda analisi del legame inconsapevole tra due figure che nei primi anni del 900, su due rive opposte dell’oceano, narravano storie di lavoro, di guerre e di amori. Né è un efficace esempio “Dal Tevere al Mississipi”, canzone tratta da uno scritto del Sor Capanna (Roma 1865-1920), e colorata tra il blues e gli stornelli da Massimo che a modo suo ci mostra acusticamente quanto il “mondo” possa idealmente considerarsi “villaggio” nel quotidiano incedere dell’animo umano.

Massimo, secondo premio al Concorso Nazionale Cantastorie “Giovanna Daffini 2008”, ci traghetta da una sponda all’altra, nello scorrere di questo grande fiume immaginario e ci cattura con le suggestioni di una narrazione sui conflitti, i sogni, le emozioni e le cronache maturate in un secolo di storia. Un racconto ricco di metafore anche linguistiche, dove il “ragliare” dell’asino riflette il “deragliare” del treno…dell’anima.

 

 

 

Il concerto ripropone brani tratti da i due ultimi CD di Massimo Liberatori: “La storia dell’asino che non c’è più”, 2003 e “Deragliamenti”, 2007.

Gastone Pietrucci che ha partecipato alla registrazione del CD “Deragliamenti” della Banda Liberatori, farà una partecipazione straordinaria, cantando insieme a Massimo i due brani che interpretato nel CD: “Tributo” e “All’Asinara”.

 

   

 

  Maurizio Catarinelli e Massimo Liberatori al “Concerto Maratona per i 40 anni de La Macina

Monsano, Piazza dei Caduti, 23° Monsano Folk Festival, sabato 30 Agosto 2008

 

 

 

Maurizio Catarinelli-Gastone Pietrucci-Massimo Liberatori

Monsano, Piazza dei Caduti, 23° Monsano Folk Festival, sabato 30 Agosto 2008

Concerto Maratona per i 40 anni de La Macina

 

 

 

Massimo Liberatori, voce, chitarra

Maurizio Catarinelli, buzuki, chitarra, armonica a bocca

Maurizio Marrani, tastiere, pianoforte

 

e la partecipazione straordinaria di

Gastone Pietrucci, voce

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI SU MASSIMO LIBERATORI

(Vedi APPARATO N. 3   allegato in fondo al Programma del Festival

 

 

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro Comunale di Montecarotto

 

 

 

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SERRA DE’ CONTI – DOMENICA 8  AGOSTO

 Chiostro di San Francesco -  Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Serra de’ Conti

 

 

SIMAN TOV TRIO

 

in

 

“SHERELE”

Concerto di musica klezmer e balcanica

 

 

 

“Se solo il mio cuore fosse pietra...”

Cormac McCarthy, The Road

 

 

Siman Tov è un progetto nato a Rimini nel 2005 per proporre musica klezmer ovvero della tradizione ebraica dell'est europa e musica balcanica. Attualmente il progetto comprende cinque musicisti che si alternano nelle varie formazioni suonando fisarmoniche, percussioni, violino, clarinetto, contrabbasso, flauto, pianoforte. Dopo tanti concerti in strade, Festival, teatri e locali sia in Italia (Adriatico Mediterraneo di Ancona) che in Germania (StrassenMusikFestival a Stoccarda) e Francia il repertorio si è allargato a brani di tutta l'area dell'Europa dell'est comprendendo anche brani originali scritti in stile.

Il termine Klezmer, nasce dalla fusione delle parole kley e zemer, letteralmente strumento del canto. Questo genere musicale fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed espressive che provengono dalle differenti aree geografiche e culturali (i Balcani, la Polonia e la Russia) con cui il popolo ebraico è venuto in contatto. Musica che accompagna feste di matrimonio, funerali o semplici episodi di vita quotidiana, il klezmer nasce all'interno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, in particolare delle comunità chassidiche. Questa musica esprime sia felicità e gioia che sofferenza e malinconia, tipica della musica ebraica. Il Klezmer contribuirà non poco alla formazione del jazz, quando gli ebrei che erano stati perseguitati si trasferirono in molti nelle Americhe. 

Per la serata di Serra de’ Conti il Gruppo Siman Tov, si presenta nella formazione di tre elementi (fisarmonica, violino, flauto e percussioni) e sicuramente avvincerà il pubblico attento del Festival, con questa loro particolare ed affascinante “musica dell’anima”.

 

 

 

 

Siman Tov Trio in concerto

 

 

Tiziano Paganelli, fisarmonica, flauto, percussioni

Gioele Sindona,  violino e percussioni

Fabrizio Flisi, fisarmonica 

 

 

 

   

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà nella Sala Italia del Comune di Serra de’ Conti

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI SUL GRUPPO DIMAN TOV E LA MUSICA KLEZMER

(Vedi APPARATI N 4 e N. 5 allegati in fondo al Programma del Festival

 

 

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Lunedì 9 agosto: riposo

 

                                                                                                                             

 

* * *

 

 

 

 

 

 

 

STAFFOLO – MARTEDÌ 10 AGOSTO

Piazza Leopardi- – Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Staffolo

 

 

GASTONE PIETRUCCI – LA MACINA

in

 

LA VOCE, LA MUSICA, LA POESIA

Omaggio a Domenico Modugno-Luigi Tenco-Piero Ciampi-Fabrizio De Andrè

 

(prima nazionale)

 

Dove le parole finiscono inizia la musica.

Heinrich Heine

 

 Dopo aver rivisitato negli anni scorsi i quattro cantautori che hanno fatto la storia della canzone italiana, Fabrizio De Andrè , Luigi Tenco, Piero Ciampi  e Domenico Modugno, La Macina con questo nuovo, inedito lavoro  li riunisce in un unico Spettacolo-Concerto , dal titolo "La voce, la musica, la poesia" (Omaggio a Modugno-Tenco-Ciampi-De Andrè), montato appositamente per il Monsano Folk Festival e per la serata di Staffolo.  Il Concerto attraverso la musica e la poesia di questi quattro, straordinari e fondamentali autori, poeti e cantautori, vuole rendere un doveroso omaggio a questi grandi artisti, che hanno determinato ed influenzato la canzone italiana del secondo Novecento.

 

       

                                                          Domenico Modugno  (1928-1994)                                Luigi Tenco (1938-1967)

 

   

 

                                                       Piero Ciampi  (1934-1980)                                         Fabrizio De Andrè (1940-1999)

 

 

 

Domenico Modugno (1928-1994)

“Nella storia della musica leggera italiana, il primo ad opporsi alla canzone banale e solo commerciale, rinunciando anche ai gorgheggi ed ai vocalizzi della cosiddetta “canzonetta all’italiana”, fu Domenico Modugno. Portò una ventata di novità, quando lanciò alla radio canzoni che raccontavano storie semplici, tratte dalla vita di tutti i giorni. Diede vita ad una nuova moda musicale, basata su testi intelligenti [...] e con musiche quasi sempre ispirate al genere folcloristico. Ma, soprattutto, fu il primo cantautore italiano [...]." Alfonso Maselli.

 

Luigi Tenco  (1938-1967)

"[...]  Il suo mondo poetico e musicale lo si definisce, se si comprende l’opera di abbassamento e riduzione all’interno della quale ha agito, cancellando le coloriture strapaesane e la piccola borghesia del sentimentalismo e della sublimazione provinciale; la sintassi di Tenco è cucita intorno al parlato, ai modi e ai tempi di un linguaggio della canzone che aderisce alle cose senza descriverle, senza contornarle. […]". Francesco Scarabicchi.

 

Piero Ciampi (1934-1980)

“[...] A questo punto vale però la pena ricordare chi sia stato prima d’ogni altra cosa Piero Ciampi, il suo essere poeta orale, un poeta da ascoltare, un poeta che fa musica persino quando la musica non c’è. Uno dei massimi livelli a cui è ascesa in Italia la canzone d’autore[...]”.  Enrico de Angelis

 

Fabrizio De Andrè (1940-1999)

“[...] E certamente nessuno dei cantautori italiani ha saputo cantare così civilmente l'odio per l'inciviltà dei tempi. Anarchicamente, detestava le maggioranze e la loro capacità di fagocitare i comportamenti, di anestetizzare i sentimenti. Ma questa lucida cognizione della ferocia dei vincitori, piuttosto che ispirargli rabbia e impotenza, accendeva la sua potenza narrativa, e dilatava la sua naturale dolcezza.” Michele Serra   

 

 

                        PER ULTERIORI INFORMAZIONI SU I PROFILI CRITICI DEI QUATTRO CANTAUTORI

(Vedi APPARATO N. 6  allegato in fondo al Programma del Festival

 

 

Gastone Pietrucci

 

        

                                              Adriano Taborro                             Riccardo Andrenacci                                            Roberto Picchio

 

  

                                                                       Marco Gigli                                                      Giorgio Cellinese

 

 

 

PROGRAMMA DEL CONCERTO

 

 

DOMENICO MODUGNO

Introduzione: sottofondo “Nel blu dipinto di blu” (strumentale)

1. Vecchio frack2. Miciu niuru (Gatto nero) (D. Modugno)3. Strada ‘nfosa (D. Modugno)4. Malarazza (D. Modugno)

 

 

LUIGI TENCO

Introduzione: sottofondo “Lontano lontano” (strumentale)

1. Lontano lontano (L. Tenco)  – 2. Li vidi tornare (Ciao amore ciao) (L. Tenco)  – 3. Cara maestra  (L. Tenco) – 4. Vedrai vedrai (L. Tenco)

 

 

PIERO CIAMPI

Introduzione: sottofondo “Miserere” (strumentale)

1. Ha tutte le carte in regola (Ciampi-Marchetti) – 2. Il vino (Ciampi-Marchetti) – 3. Il Natale è il 24 (Ciampi-Pavone-Marchetti) - 4. Tu no (P.Ciampi)

 

 

FABRIZIO DE ANDRÈ

Introduzione: sottofondo “La ballata dell’eroee” (strumentale)

1. La ballata del Michè (F. De Andrè) – 2. Amore che viene amore che vai (F. De Andrè) – 3. Davvero davvero (M. Pagani-M. Bubola-M. Pagani) – 4. Bocca di rosa (F. De Andrè)

 

 

Eventuali bis:

 

1.       Meraviglioso (Pazzaglia-Modugno)

2.      Tre madri (F. De Andrè) /Sotto la croce Mmaria... (tradizionale)

 

 

 

 

LA MACINA

 

Gastone PIETRUCCI, voce

Adriano TABORRO, chitarra, mandolino, violino, chitarra elettrica

Marco GIGLI, chitarra, controcanti

Riccardo ANDRENACCI, batteria, percussioni

Roberto PICCHIO, fisarmonica

Giorgio Cellinese, cooordinatore

 

 

 

Ingresso Libero

 

In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro “Cotini” di Staffolo

 

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MONTEMARCIANO - MERCOLEDÌ  11 AGOSTO

Parco Villa “Colle Sereno” -  Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Montemarciano

 

 

DEBORAH  KOOPERMAN   (U.S.A)

in

"YESTERDAY...TOMORROW"

Dal ragtime al folk-blues. Dall’America in Italia

con la partecipazione straordinaria di MARCO POETA

Musicista, cantantefolk singer statunitense, Doborah Kooperman, nasce nello stato di New York da una famiglia di agricoltori amanti della musica ed amici di Woody Guthrie, Cisco Houston e Pete Seeger ed inizia ben presto a studiare musica e pianoforte.

A 17 anni, negli anni sessanta, ispirata da un concerto dell' allora sconosciuta Joan Baez si trasferisce a Greenwich Village, dove inizia a suonare nei locali newyorkesi, incontrando tra gli altri Bob Dylan, Richie Havens, José Feliciano e John Sebastian.

Nel 1968 arriva in Italia con una borsa di studio all’Università di Bologna. Fonda con Francesco Guccini ed altri musicisti ‘L’Ostaria delle Dame”, che diventerà un punto di partenza per molta gente dello spettacolo. Specialista del "fingerpicking" (un tipo di arpeggio alla chitarra molto usato negli Stati Uniti), partecipa a tutte le incisioni discografiche di Francesco Guccini dal 1969 al 1978, suonando la chitarra e il banjo.

Negli anni 70 ha collaborato anche con l'amica e cantautrice bolognese Paola Contavalli, del Canzoniere delle Lame. 

Nel '71 si unisce in tourneé a Lucio Dalla come cantante e chitarrista e comincia a scrivere le proprie canzoni, una delle quali: "E tornò la primavera" viene incisa da Patty Pravo. Nel 1981 partecipa alla Rassegna della Canzone d’Autore del Club Tenco 

Il suo repertorio va dal ragtime al folk-blues, dalle ballate alle sonorità tipiche della tradizione bianca e nera americana. Nel 2006 ha pubblicato il suo terzo album:Yesterday... Tomorrow”.

Per la serata di Montenarciano del 25° Monsano Folk Festival, Deborak Kooperman, viene eccezionalmente accompagnata da Marco Poeta, uno dei più grandi ed eclettici musicisti italiani e marchigiani in particolare, in una accoppiata inedita, decisamente interessante ed intrigante.           

    

Deborah Kooperman

Deborah Kooperman was born on a farm in New York State. In the 1969's she lived in Greenwhich Village, New York City, where she began her career as a folk singer and guitarist, playing with artist such ad Bob Dylan, Richie Havens and José Feliciano. She also sang with a women's trio called "The Wee'uns". In 1968 she went to Italy with a scolarship to study piano at the Conservatory of Bologna. There she met Francesco Guccini and Lucio Dalla, and together they founded the famous "Ostaria Delle Dame" where artists from all over the world performed. She collaborated with Guccini on all his early LPs, and tourned with Dalla as a guitarist. She is one of the first people to bring the American style of "fingerpicking" to Italy. She is also songwriter. Today she is the owner of a musical instrument shop near Verona. She directs a choir which sings folk, pop, musicals, gospels. She continues to do concerts all over Italy.

   

Marco Poeta

Marco Poeta

È l'unico musicista non portoghese, a livello europeo, ad essere riconosciuto e considerato un vero fadista dai portoghesi. È un abile suonatore di strumenti a plettro, pur non avendo mai imparato a leggere la musica. A diciotto anni scopre la bossa nova brasiliana, genere che coltiverà per circa vent'anni, arrivando a collaborare con i più grandi musicisti e cantanti di quella terra, tra cui Caetano Veloso, Chico Boarque e Badem Powell. In Italia sono da ricordare la pluriennale collaborazione live con Sergio Endrigo, quella con il chitarrista jazz Franco Cerri ed il fruttifero rapporto, che ancora continua, con il chitarrista e cantante napoletano Fausto Cigliano. Da dieci anni a questa parte si dedica allo studio della chitarra portoghese, strumento tipico del fado, in cui lo ha aiutato il grande virtuoso portoghese Antonio Chainho. Il primo brano pubblicato da Marco Poeta come suonatore di chitarra portoghese, è stato un insieme di stornelli marchigiani cantati sulla melodia del fado corrido (il brano è presente nella compilation Tribù italiche Marche del World Music Magazine, con il titolo Canto popolare recanatese). Il primo album della discografia ufficiale di Marco Poeta è Zuppa, pubblicato dalla Bentler nel 1986, che passa inosservato.                                                                                                                                                                              Si fa notare con O fado uscito nel 2001, con la collaborazione di Eugenio Finardi (voce e curatore dei testi italiani cantati da lui stesso nei fados classici), Francesco di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso, che si presta a cantare in portoghese) ed Elisa Ridolfi (voce marchigiana scoperta e lanciata da Poeta stesso, che canta in portoghese). In questo album, oltre ad alcuni tra i pezzi più belli del fado portoghese, prevalentemente scelti nel repertorio di Amália Rodrigues, c'è spazio per una coinvolgente reinterpretazione di Piazza Grande, in cui Michele Ascolese, chitarrista classico del CD, sfoggia una grandissima abilità improvvisativa. Nel frattempo Marco Poeta fonda l'Accademia del Fado, con cui collaborano vari cantanti e musicisti interessati al genere di Lisbona. Nel 2003 esce il CD O nosso fado per la Target music, album completamente cantato in italiano, dove, oltre alla già nota Elisa Ridolfi, vengono presentate le voci di Alice Fabretti e Valentino Mercorelli. La struttura del gruppo d'accompagnamento viene modificata con lo spostamento di Paolo Galassi dal basso alla chitarra acustica, e con l'entrata di Matteo Moretti al basso. Nel 2005, sempre per la Target music, esce il CD Il poeta e la chitarra, composto per la maggior parte da brani inediti, eccezion fatta per la reinterpretazione de La casa in via del campo, traduzione italiana, già interpretata da Amália Rodrigues, di Vou dar de beber à dor. Tra le collaborazioni che hanno visto impegnato Marco Poeta vanno ricordate quella con Lucio Dalla (con cui ha già fatto numerosi concerti andando anche a Lisbona), quella con Peppe Servillo degli Avion Travel e quella con Enzo Gragnaniello. L'attività musicale di Marco Poeta è molto fortunata anche per quanto riguarda l'accompagnamento di molte celebrità del fado portoghese come Argentina Santos, Ana Sofia Varela, Ana Moura, Jorge Fernando (cantante, compositore, che vanta nel suo curriculum una ventennale collaborazione con Amália Rodrigues).

 

        

  Deborah Koperman, voce, chitarra                                                                                                                                                                                                                                                               Marco Poeta, chitarra

 

 

 

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro “Alfieri” di Montemarciano

 

 

 

CAMERATA PICENA – GIOVEDÌ 12  AGOSTO

Corte del Castello del Cassero -  Ore 22,00 Concerto-Incontro della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Camerata Picena

 

 

DOUG YULE ex VELVET UNDERGROUND

 E IL SUO “RED DOG TRIO (U.S.A)

Trio di musica folk-traditional americana del Sudest

RedDog Trio

 

 

Intorno alla leggendaria figura di Doug Yule, si è formato il RedDog Trio che si esibirà in un concerto rigorosamente in acustica, come è ormai tradizione di tutti gli artisti che da diversi anni si esibiscono in quel suggestivo contenitore che è la Corte del Castello del Cassero di Camerata Picena..

Doug Yule (Douglas Alan Yule, 25 febbraio 1947), è un cantante e musicista statunitense, conosciuto soprattutto per essere stato un membro dei Velvet Underground dal 1968 al 1973. Cresciuto nella costa orientale degli Stati Uniti, canta e suona da quando era ragazzino. “Per un puro caso e senza conoscerne i motivi, in un giorno qualsiasi del 1968 fu ‘catturato’ dai Velvet Undergroud (una band-culto che spadroneggiava nell’America di quel tempo tumultuoso) con i quali”, come lui scrive ironicamente sul suo curriculm, “scontò una pena di cinque anni servendo in quel gruppo, con lavori forzati al basso e alla chitarra”. Sterminata la sua discografia con i Velvet Underground, con Lou Reed, “Sally Con’t Dance (1974), con Elliott Murphy, “Night Lights” (1976)  con Maureen Tucker, “Moe Rocks Terrastock” (2002), con i Weisstronauts, “Instro-tainment” (2008), con gli American Flyer. Come solista ha pubblicato nel 2002, l’album, “Live in Seattle”, e con i RedDog nel 2009, “Hard Times”.

Quando non è troppo impegnato a strimpellare con i RedDog, Doug costruisce violini, viole, e violoncelli. 

Cary Lung è cresciuto in una piccola fattoria nella cittadina di San Joaquin Valley, in California. Da ragazzino, cantava e armonizzava con il nonno. A metà degli anni ’60, incontrò Kenny Hall, il leggendario suonatore di mandolino, che divenne il suo mentore. Cary ha inciso due album con i Sweets Mill String Band e, con il Portable Folk Festival, si è esibito in vari bar e Festival in giro per l’America rurale. 

Tom Collicott, ha trascorso gran parte della sua vita da adulto a Seattle, dove si è creato una bella carriera come foto-illustratore e website designer. Ha imparato a suonare la chitarra una dozzina di anni fa per poi diventare sempre più coinvolto nella musica folk del profondo Sud che imparava frequentando Festival e teatri tradizionali nel nordovest della costa pacifica degli States. Oltre a suonare la chitarra e il banjo con i RedDog, Tom si esibisce anche con la rauca band Atlas Strigband di Seattle.

Un appuntamento da non mancare, per uno degli appuntamenti “felici” ed irripetibili di questo piccolo-grande Festival!

 

 

RedDog

 

Doug Yuleviolino e voce

Cary Lungmandolino e voce

Tom Collicottchitarra, banjo e voce

 

 

   

RedDog Trio

(da sinistra: Cary Lung - Doug Yule - Tom Collicott )

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI SULLO STERMINATO CURRICULUM DI DOUG YULE

(Vedi APPARATO N. 7 allegato in fondo al Programma del Festival)

 

 

 

 

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà all’interno della Corte del Castello del Cassero di Camerata Picena

 

 

                                                                                                                                                                                       SPONSOR

 

 

                                      

 

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JESI – VENERDÌ 13 AGOSTO

Sala Maggiore del Palazzo della Signoria – Ore 19,00 Concerto della Memoria

Con il patrocinio del Comune e dell’Assessorato alla Cultura di Jesi e della Biblioteca Comunale Planettiana

 

Per la serie “Foglie d’Album”

ARMANDA ANIMOBONO MANCINI & LE SORELLE

 “La voce della filanda jesina”

A cura e con GASTONE PIETRUCCI e CARLO CECCHI

Con la partecipazione straordinaria di MARCO GIGLI e ROBERTO PICCHIO

 

 

 

Gli amici che abbiamo amato, i più fedeli e leali,

ci hanno lasciato uno dopo l’altro

con loro bevemmo due o tre coppe alla mensa del mondo,

prima che, una alla volta, andassero silenziosamente

a dormire.

Omar Khayam

 

 

 

Gastone Pietrucci, La Macina, e Carlo Cecchi,  vogliono ricordare la piccola, grande, indimenticabile, Armanda Animobono Mancini, senza la quale tutto il lavoro sulle “filandare”e su i canti della filanda jesina, non si sarebbe nemmeno potuto iniziare. In fondo questo “ricordo” vuole essere un ulteriore omaggio a questa formidabile donna che ci ha dato tanto, e vuole essere un modo postumo di sdebitarci in qualche modo con lei.

 

Armanda Animobono Mancini     

 

 

Armanda Animobono Mancini (1912-1988)

“Nasce in Germania, il 24 marzo 1912 a Garzow Widopousk dove vive con la famiglia emigrata sino all’età di due anni e mezzo. Costretta a ritornare in Italia insieme a tutta la famiglia per lo scoppio della prima guerra mondiale, è a Jesi dal 1915. Sesta di otto fratelli. Terza elementare. A differenza della sorella Anita, ha dovuto attendere il conseguimento del quindicesimo anno di età, per poter lavorare in filanda (come diceva lei “con il banchetto” )  a causa della sua bassa statura, dove è rimasta sino al 1942. Sposata senza figli. Finito il lavoro della filanda, in cerca di lavoro, Armanda lascia Jesi per Roma, nel 1943, dove per circa venticinque anni, prima di ritornare definitivamente nella sua città d’origine nel 1969, ha lavorato in una tipica trattoria romana, in Trastevere. Muore a Jesi il 9 agosto 1988.

In suo onore e per rispetto a tutto il vastissimo repertorio che è riuscita a tramandarci, ho lasciato ed accettato anche alcuni dei suoi frammenti (che figurano nella serie dei collage dei canti minori della filanda jesina,) nei quali chiaramente si riflettono certe influenze ed inevitabili contaminazioni con il repertorio della tradizione romana e che in fondo rispecchiano la sua storia personale, ma anche quella di una Marca emigrante, costretta per migliorare la propria esistenza, ad andare sempre verso quella “lontana” ed “inevitabile” Roma.

Amalia Animobono (1917-1992) detta “Astora”, dal nome del “santolo” Astorre, dopo la quinta elementare ha lavorato sempre da sarta e Anita Animobono (1908.-2006), terza elementare, sin dall’età di dodici anni, ha lavorato come filandaia.

Con Armanda  e con le sue sorelle ho registrato ininterrottamente dal 1981 sino all’anno della sua morte, 1988.  Vastissimo il suo repertorio di canti della filanda, dalle ballate più arcaiche, sino agli ultimi canti di cantastorie. Piccola, precisa, puntigliosa, determinata, in possesso di una memoria formidabile, tenace, sempre disponibile e sempre pronta a cantare e a ricordare. Una delle voci più belle di tutta la mia raccolta”. (Gastone Pietrucci, Cultura Popolare Marchigiana, Jesi, 1985).

 

 

 

Carlo Cecchi

 

Carlo Cecchi

Curriculum

 

Carlo Cecchi,di origine toscana,nasce a Jesi nell’ ottobre del 1949, lavora abitualmente tra Jesi e Roma.

La sua passione iniziale è la musica e, giovanissimo fonda diversi gruppi mentre frequenta l’Istituto d’arte in cui si diploma nel 1969.

In quella sede conosce lo storico dell’arte Vittorio Rubiu che continuerà  a  seguirlo anche in seguito, e lo presenta a Burri e allo scultore Mannucci fondatore dell’istituto.

Si iscrive all’Accademia di Belle Arti per diplomarsi ad Urbino nel 1973, in quegli anni la stessa Accademia e reputata tra le migliori europee, grazie alla presenza di docenti tra i quali Concetto Pozzati, Pierpaolo Calzolari, Alberto Boatto, Renato Bruscaglia, Rodolfo Aricò, Massimo Dolcini, Roberto Sanesi,Toni Toniato,Tommaso Trini, Mario Ceroli ecc.con i quali intrattiene uno stretto rapporto che poi prosegue nel tempo.

E’in quell’ambito che incomincia a crescere in lui la voglia di fare l’artista,quindi realizza le prime esperienze espositive quando è ancora studente.

Il suo lavoro si orienta verso i linguaggi “concettuali”, sono gli anni 70, cerca però le giuste distanze per collocare in autonomia la propria cifra espressiva. Le sue frequentazioni sono trasversali, ama la scrittura, diventa amico di letterati e poeti con cui talvolta interagisce in eventi.

Viaggia spesso, frequenta gallerie e musei in cui attua mostre e realizza istallazioni in sintonia con la complessità degli spazi espositivi,difatti spesso sceglie luoghi inconsueti nei quali far nascere il proprio lavoro.

Di frequente viene chiamato come relatore per incontri seminari e conferenze sulle tematiche della ricerca artistica contemporanea.

Quando la sua pittura si coniuga con la parola scritta, alcuni suoi testi vengono letti e presentati nei teatri da attori di prestigio.

Il suo lavoro,che sconfina nella scultura, nel mosaico e in altri linguaggi possibili,è dotato di forte riconoscibilità ed è presente in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero ed è oggetto di testi di critici e storici dell’arte di riconosciuto prestigio. Le sue opere sono presenti regolarmente nelle più autorevoli riviste e pubblicazioni di arte contemporanea.

Carlo Cecchi dal 1974 è docente di Discipline Pittoriche nei Licei Artistici e negli Istituti d’Arte.

 

 

 

Carlo Cecchi, ha scritto appositamente per Foglie d’Album n. 4, un tenero ricordo delle “tre A”: Anita, Astora e Armanda”:  rosa è rosetta”

(Vedi APPARATO N. 8 allegato in fondo al Programma del Festival)

 

           

Foglie d’Album. Sotto questo nome, sono indicati dei nuovi lavori, montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future. Prerogativa originaria ed insostituibile del Monsano Folk Festival, è stata sempre quella di essere oltre che un Festival internazionale ed itinerante, soprattutto un Festival di Musica popolare originale oltre che di revival. Quindi caratterizzare il Festival oltre che con gruppi od artisti di folk-revival, anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”.  Sino ad ora, sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico) a far partecipare a tutte e ventiquattro le edizioni del Festival i cosiddetti informatori, a farli conoscere personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili,  indimenticabili ed aggiungerei fondamentali. Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano, va inesorabilmente e fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi di questo incommensurabile patrimonio umano della memoria) come continuare la linea principale dell’ “originalità” del Festival, senza snaturarlo né andando fuori tema.

Allora ho deciso che sarò io, con le Foglie d’Album (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul campo, mi hanno donato.  (Gastone Pietrucci, 2009).

 

 

Gastone Pietrucci, curatore, narratore, canto

Carlo Cecchi, narratore

e con

Roberto Picchio, fisarmonica

Marco Gigli, chitarra, canto

 

 

 

                                                                     Marco Gigli , chitarra, voce                  Roberto Picchio, fisarmonica (particolare)

 

 

 

 

L’aperitivo sarà gentilmente offerto dal Dr. Riccardo Carsetti e famiglia

 

In esclusiva per il Monsano Folk Festival

Ingresso Libero

 

 

 

 

 

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CORINALDO – SABATO 14 AGOSTO

Piazza “Il Terreno”- Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Corinaldo

 

  GRUPPO ENERBIA

 

in

”La rosa e la viola – Vie del sale”

Musica tradizionale delle quattro province (Genova,Piacenza, Pavia, Alessandria)

 

Gruppo Enerbia

 

 

...malinconia dei passi e del restare

Francesco Scarabicchi, Settembre

 

 

Enerbia” è  uno dei più importanti gruppi italiani attivi nel campo della musica tradizionale e antica. Il  lavoro di Enerbia è principalmente  legato alla valorizzazione del  repertorio tradizionale  dell’Appennino nord-occidentale, uno dei più interessanti di tutta la penisola italiana. Nella fitta trama di sentieri e strade che attraversano le alte valli delle province di Genova, Piacenza , Pavia e Alessandria , i luoghi del passaggio dalla pianura padana  al  mare, non si sono solo scambiate merci, come l’olio e il sale, ma è fiorita nel corso dei secoli una ricca tradizione musicale, per molto tempo tramandata solo oralmente da musicista a musicista. Lo strumento principale della tradizione è il piffero (un oboe popolare) insieme alla fisarmonica , al violino, alla piva e alla ghironda. La musica, il ballo e il canto segnavano e segnano i momenti più importanti della vita delle genti dell’Appennino: il fidanzamento, il matrimonio, la gioia del ritorno dellastagione primaverile, le feste nelle notti d’estate, le nascite e le morti. La ricchezza e la bellezza di questo repertorio, la sua struggente vitalità, rivivono  nell’esecuzione e nel lavoro di appassionata ricerca di Enerbia: antichi balli come la Giga, la Piana,  l’Alessandrina,  il Perigurdino si intrecciano con i canti  struggenti, solistici e corali,  che ancora oggi risuonano nelle  vallate più nascoste.

Nella colonna sonora  de “ I  cento chiodi”, l’ultimo film di Ermanno Olmi,  sono presenti due struggenti valzer popolari (“ Il valzer dei disertori “ ed “ E c’era una ragazza”) eseguiti  da Maddalena Scagnelli ed  Enerbia.

Giuseppe Bertolucci ha invece utilizzato brani tratti dal Cd degli Enerbia, “ Così lontano l’azzurro” nel documentario   televisivo con  Edmondo BerselliUn paese chiamato PO” trasmesso da Rai Due nel 2009.

Il gruppo è stato  anche  ritratto da Paolo Rumiz, grande scrittore di viaggio,  nel suo libro “ La leggenda dei monti naviganti” (Feltrinelli Editore)  che raccoglie uno straordinario reportage dedicato all’Appennino italiano.            .

L’ultimo disco del Gruppo,  uscito nel dicembre 2009 si intitola “La Rosa e la Viola-Vie del Sale” .

 

 

Il Gruppo Enerbia è formato da:

 

Maddalena Scagnelli, voce e violino,

(che cura  anche l’arrangiamento e la ricerca musicale sui brani )

Franco Guglielmetti  fisarmonica

Gabriele Dametti  piffero e flauti

Paolo Simonazzi, ghironda e alla piva

Massimo Visalli , chitarra

Claudio Schiavi, contrabbasso

Adriano Sangineto, arpa gotica.

 

 

 

 

Ingresso Libero

In caso di pioggia il Concerto si terrà nel Teatro Comunale “C. Goldoni” di Corinaldo

 

 

 

 

 

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ANCONA – DOMENICA 15  AGOSTO

Anfiteatro Romano – Ore 19,00 – Concerto- Incontro del Tramonto

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Ancona

 

GASTONE PIETRUCCI

 

in

“Dicono di me”

La canzone popolare come incanto, racconto e canto

 

con l’amichevole partecipazione de LA MACINA

 

Gastone Pietrucci (fotografato da Emanuele Sforza, 2002)

 

 

 

All’imbrunire, quando si addormentano le immagini, e si destano i suoni

Franco Scataglini, “dai taccuini”.

 

 

Attraverso il racconto, gli aneddoti, i ricordi, il canto, verrà presentato e fatto conoscere al pubblico con questo inedito incontro-concerto, l’affascinante,  divertente, interessante lavoro di ricerca sul campo, il contatto con gli informatori, la riscoperta e la riproposta della  tradizione orale marchigiana, frutto di un lavoro  più  che  quarantennale e di una travolgente passione di Gastone Pietrucci, fondatore, leader, voce ed anima del Gruppo di Ricerca e Canto Popolare Marchigiano  La Macina”. A fare da “controcanto” al racconto e  al  canto  di Gastone Pietrucci (principalmente incentrato sui suoi due grandi informatori, Pietro Bolletta, contadino: 1904-1979  ed Armanda Animobono Mancini, ex-“filandara”: 1912-1988)  l’accompagnamento musicale de La Macina al gran completo.                                                                                       

Un incontro, in un contesto particolare ed affascinante come l’Anfiteatro Romano di Ancona, carico di ricordi e di struggenti “nostalgie” per Gastone Pietrucci e La Macina che ritornano dopo tre anni nello stesso luogo che ha ispirato una delle più intense, drammatiche e potenti liriche di Franco Scataglini, “Carcere demolito”: un poeta come Pier Paolo Pasolini, Piero Ciampi, Allì Caracciolo, Francesco Scarabicchi, , molto amato da La Macina.

 

 

  

                                                                                   Franco Scataglini                        Pier Paolo Pasolini

        

                                                                           Piero Ciampi                          Allì Caracciolo             Francesco Scarabicchi

 

 

In esclusiva per il Monsano Folk Festival

Ingresso Libero

 

 

 

 

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Lunedì 16 agosto: riposo

 

                                                                                                                             

 

 

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MONSANO – MARTEDÌ 17 AGOSTO

Ora 19,00 - Esterno ed interno Chiesa degli Aròli - Concerto della Memoria & della Speranza

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Monsano

 

 

I GIOVANI E LA CONTINUITÀ DELLA TRADIZIONE   *

“Il dovere della memoria”  (Dedicato a Nazzareno Accattoli)

Con i Gruppi Spontanei del “Maggio” di Fabriano (An) e della “Passione” di Caldarola (Mc)                                                                                                               A cura di GASTONE PIETRUCCI

 

 

Mario GIACOMELLI: Gruppo Spontaneo del Maggio di Fabriano, Morro d’Alba, 1990

 

 

 

  Noi veniamo dal ricordo dei tempi

carichi di promesse e di parole…

Allì Caracciolo, Malincòre

 

 

Dopo la scomparsa dei grandi interpreti della tradizione musicale che hanno onorato e qualificato con la loro presenza le varie Rassegne sui canti rituali di questua della tradizione orale marchigiana, curate dal Centro Tradizioni Popolari e da La Macina, della “Pasquella” a Montecarotto, della “Passione” a Polverigi e del “Cantamaggio” a Morro d’Alba, finalmente possiamo presentare in questa edizione del Monsano Folk Festival il giovane Gruppo Spontaneo del “Maggio” di Fabriano (An) con al suo interno uno degli “storici” suonatori di violone, ancora in vita.

Interessante questa formazione perché è formata principalmente da giovani suonatori di violino e da giovani cantori, continuatori e trasmettitori della grande tradizione musicale dei loro avi Al giovane Gruppo di Fabriano si affianca un altro giovane ed interessante Gruppo Spontaneo della “Passione” di Caldarola (Mc).

Questo straordinario Concerto della Memoria & della Speranza (tra l’altro dedicato ad una delle figure più importanti del canto popolare marchigiano, grande informatore di Gastone Pietrucci e de La Macina e sempre presente con il suo entusiasmo a ben trentacinque Rassegne sul canto rituale di questua della “Passione” di Monsano/Polverigi: Nazzareno Accattoli, 1928-2010, recentemente scomparso) verrà effettuato a Monsano all’interno e all’esterno della Chiesa degli Aròli, dove anni fa proprio uno dei più importanti Gruppi del “Maggio” di Fabriano si è esibito in una delle sue memorabili esibizioni, a testimoniare attraverso questi giovani, il grande valore simbolico, di questo vero e proprio passaggio di “testimone” e della continuità della tradizione.

Saranno proprio loro, i ragazzi di Fabriano e di Caldarola, con il loro entusiasmo a dimostrare la vitalità, nonostante tutto, della nostra tradizione, tanto che a questi bravissimi ed entusiasmanti giovani, vogliamo indirizzare lo stesso augurio, che nella presentazione al loro primo (lontanissimo) LP del 1982, La Macina, “Vene il sabado e vene il venere...”, Michele L. Straniero, con grande lungimiranza, profetizzò: “[...] perché si senta che anche del loro impegno vive e vibra una stagione presente della musica popolare, alla quale molti - troppi - avrebbero voluto intonare da tempo il "miserere", mentre sarà essa che li seppellirà".

 

Gruppo Spontaneo del “Maggio” di Fabriano (An)

Pietro Berti (1926), violone, “cantarino

Giovanni Cofani, “cantarino”, violino

Giuseppe “Pino” Gagliardi, chitarra

Ezio Lametti, fisarmonica

Marco Pelucchini,

Tommaso Sgreccia, “cantarino”, violone

Emilio Spadini, fisarmonica

Fabio Spadini, organetto

Gabriele Spadini,organetto

 

 

 

 

 

Gruppo Spontaneo della “Passione” di Caldarola (Mc)

Walter Bianchini, organetto

Giovanni Cofani, fisarmonica ,voce

Mauri Mazzarantani, triangolo, “gnacchere”, voce

Marco Meo, tamburello marchigiano , voce

Katiuscia Merlini, organetto

 

PER ALTRE FOTO DEL GRUPPO DI CALDAROLA

(Vedi APPARATO N. 9 allegato in fondo al Programma del Festival)

 

 

In esclusiva per il Monsano Folk Festival

Ingresso Libero

 

 

 

 

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POLVERIGI – MERCOLEDÌ 18 AGOSTO

Ore 22,00 – Chiostro di Villa “Nappi” - Concerto Grande della Sera

In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Polverigi

 

 

AMEDEO & BELINDA (Italia-Cuba)

 

in

“Concerto world jazz brasilian afrocuban rythms

 per voce, chitarra e violoncello”

   

 

 

Amedeo & Belinda

 

 

 

Amedeo & Belinda fanno insieme una bellissima musica direttamente dal cuore, mescolando liberamente influenze afrocubane, brasiliane e jazz nelle  loro particolari composizioni e interpretazioni creando uno stile unico ma familiare. Questa insolita combinazione di chitarra, violoncello e voci creano atmosfere di pathos e colore capaci di impennate ritmiche sorprendenti Amedeo Nicoletti è un chitarrista di livello internazionale, brillante lirico improvvisatore con uguale versatilità in armonia jazz e ritmi latini. Originario di una famiglia di musicisti, ha suonato in Medio Oriente, America Latina, Europa e Scandinavia. La sua padronanza di vari idiomi musicali dal blues al jazz e afrolatino appare nei suoi assoli e nelle sue memorabili composizioni. 

Belinda Riquelme non suona il violoncello solamente nel modo classico tradizionale con eccellenza ma sfrutta le possibilità del suo strumento trasformandosi in una contrabbassista eccezionale. Il suo canto in portoghese, spagnolo, inglese e italiano è tanto delizioso quanto la sua presenza scenica. Nata a Cuba, diplomata al conservatorio "Tchaikovsky" di Mosca, la sua grande musicalità si riflette nelle sue composizioni ed esecuzioni.

Insieme Amedeo & Belinda hanno creato un arcobaleno di suoni eccitanti che rimangono a lungo all´ascoltatore dopo la loro performance. In un epoca in cui molta della musica che ascoltiamo è carica di clichès, questo duo perfettamente assortito suona con gioiosa inventiva che arriva direttamente al cuore anche dal più raffinato ascoltatore. Vederli e ascoltarli nelle esibizioni è sicuramente un´avventura musicale che innalza lo spirito.” Eric Bibb.

Nel 1992 creano il Duo che porta il loro nome. Tra lo loro discografia: "Acoustical Adventures" e il loro ultimo CD del 2008, ”Al Galope". Un concerto straordinario: un arcobaleno eccitante di suoni, nella splendida cornice del Chiostro di “Villa Nappi”, ormai sede naturale del Monsano Folk Festival.

 

 

 

Amedeo Nicoletti, chitarra acustica ed elettrica, percussioni,voce.
Belinda Riquelme,
voce solista, violoncello

 

 

Amedeo & Belinda in concerto

 

 

 

 

Ingresso Libero

 

 In caso di pioggia il Concerto si terrà all’interno della Chiesa del SS.Sacramento di Villa “Nappi” di Polverigi.

 

 

 

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ANCONA – GIOVEDÌ 19 AGOSTO

Museo “Omero” - Terrazza Palazzo Leopardi della Regione Marche, Ingresso dal Museo (Via Tiziano) -  Ore 22,00 - Concerto Grande della Sera 

In collaborazione con la Nona Edizione della Rassegna “Sensi d’Estate 2010” del Museo Tattile Statale “Omero” di Ancona 

 

LA  MACINA

in

 “L’amore, il diavolo e l’acqua santa”

Liricità, licenziosità e religiosità nella cultura orale marchigiana

 

 

“L’amore il diavolo e l’acquasanta”, collage, Gastone Pietrucci, 1996

 

 

La Macina in Russia

 

 

Mentre vivi, bevi.

Omar Khayan

 

 

Il Gruppo di ricerca e canto popolare marchigiano La Macina, ritorna a “furor di popolo” (dopo il grande successo riscosso l’anno scorso, in questa seconda serata anconetana del Festival gemellata anche quest’anno con la Nona Rassegna “Sensi d’Estate” del Museo tattile Stale “Omero”) in uno dei suoi concerti  più classici e più “popolari”: “L’amore, il diavolo e l’acqua santa”. (Canti d’amore, satirici e licenziosi  della cultura orale marchigiana).

Il Concerto verterà su tre temi fondamentali della cultura orale marchigiana, presenti del resto in ogni tradizione, in ogni altra cultura popolare: la liricità, la licenziosità e la religiosità.

Quindi l’amore in tutte le sue sfaccettature, della gioia, del dolore, dell’innamoramento, dell’abbandono, del pianto e del riso; il diavolo, ossia la satira, la metafora licenziosa, la gioia prettamente terrena, sfrenata e sanguigna del vivere e del godere; ed infine l’acqua santa, ossia il bisogno universale dell’uomo di spiritualità e di profonda religiosità.

 
LA MACINA
Gastone Pietrucci , voce,

Adriano Taborro,  chitarra, mandolino, voce

Marco Gigli, chitarra, cembalo, voce

Roberto Picchio, fisarmonica, voce

Riccardo Andrenacci, batteria, percussioni

Giorgio Cellinese, coordinatore

 

 

 

Ingresso Libero

 

 

 

 

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MORRO D’ALBA – VENERDÌ  20 AGOSTO

Auditorium Santa Teleucania - Ore 22,00 - Concerto-Incontro della Sera

 In collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura di Morro D’Alba

 

 

FRANCO MORONE

in

“Italian fingesrtyle guitar”

Concerto per chitarra acustica tradizionale e voce

con la partecipazione straordinaria di RAFFAELLA LUNA

 

 

 

 

Franco Morone

 

 

Franco Morone, uno dei massimi esponenti del finger style, tra i grandi della scena chitarristica internazionale, uno dei pochi oggi in grado di avere una sonorità personale e riconoscibile. Musicista dotato di una straordinaria sensibilità, le sue melodie di grande fascino, regalano emozioni sin dal primo ascolto, grazie anche alle sue impeccabilinterpretazioni. L’ascoltatore ha l’impressione di poter essere portato ovunque con un pugno di note, per poi restare affascinato da un suono caldo e gentile, costruito su ritmi delicati ed originali linee di contrappunto. Il suo repertorio ha solide radici nelle tradizioni di vari paesi: blues, jazz, folk celtico, italiano e su tutto sorprende l’assoluta competenza di Franco nei vari linguaggi e culture assimilate nel corso di instancabili ricerche. Nel corso della sua attività ha pubblicato numerosi libri e cd con prestigiose case editrici e discografiche. Tra i lavori più rappresentativi ricordiamo  "Italian Fingerstyle Guitar" che è stata insignita del  JP Folk Award di musica indipendente americana. Proprio in questa raccolta dedicata alla tradizione italiana, le nostre arie antiche e popolari sembrano rivivere una seconda giovinezza. Oltre ai brani strumentali nella parte finale del concerto saranno proposte alcune canzoni cantate dalla meravigliosa voce di Raffaella Luna e contenute nel recente cd Songs We Love, una delle novità più interessanti del momento. Un concerto, che sorprende per la semplicità con la quale è in grado di incantare e commuovere il pubblico....una performance di rara bellezza e calore.

           

Raffaella Luna & Franco Morone in concerto

 

Raffaella Luna in concerto

 

"La prima volta che abbiamo assistito a un concerto di Franco Morone, abbiamo provato l’emozione  di trovarci di fronte ad una epifania di bellezza".  Francesco Caltagirone - L' Isola che non C'era, Luglio 2003.
"
Italian Fingerstyle Guitar" é un biglietto da visita straordinario per la nostra tradizione". Roberto Sacchi - Folk Bullettin

 

 



Franco Morone, chitarra acustica tradizionale

Raffaella Luna, voce

 

  

 

Ingresso Libero

 

 

 

 

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CIVITANOVA MARCHE (MC) – SABATO 21 AGOSTO

Ore 22,00 – Piazza della Libertà di Civitanova Alta - Concerto di Chiusura del Festival 

In collaborazione con la VII Rassegna Internazionale di arte vivente “Vita Vita” 2010 del Comune e dell’Assessorato alla Cultura di Civitanova marche e Teatri di Civitanova

 

GASTONE PIETRUCCI - LA  MACINA

in

 “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” I-II-III

L’aedo marchigiano

 

  

 

Copertina e retrocpertina dell’ultimo CD diGastone Pietrucci-La Macina:

 Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” Vol.III

 

 

 

La musica che posso respirare

Francesco Scarabicchi, L’ora felice

       

 

 

Finalmente conclusa la trilogia dell’ “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto”, ora Gastone Pietrucci e La Macina, la propongono in questo grande Concerto di Chiusura del Monsano Folk Festival, che quest’anno, eccezionalmente, chiude fuori della provincia di Ancona, a Civitanova Marche (Mc), gemellandosi con la settima edizione della Rassegna internazionale di arte vivente “Vita Vita”, voluta appunto dal Comune e dall’Assessorato alla Cultura di Civitanova, sotto la direzione artistica di Sergio Carlacchiani.

 

Un disco questo dell’ “Aedo...” che già in uscita ha suscitato grandi apprezzamenti e critiche entusiaste, come questa che riportiamo di Guido Festinese, che sulle pagine di Alias, Supplemento Settimanale de Il Manifesto (Sabato 3 Aprile 2010. Anno 13 - N. 14.), lo qualifica con il bollino di “immenso”: “ [...] Questo è il terzo capitolo dell’ Aedo, e siamo ormai a una sorta di pulsante “archivio della memoria” che ha dovuto incorporare nella scheggiata voce di pietra e di vento di Pietrucci altri materiali, che molti non crederanno “folk”: perché anche Piero Ciampi “Litaliano” come diceva Sartre, è un brandello di memoria che non deve andarsene, perché anche il Pasolini di Supplica a mia madre merita adeguata, sobria veste musicale. E che dire del Savona di E’ lunga la strada, percorso davvero “a latere” delle vicende del Quartetto Cetra? Sia come sia, qui partecipano, al solito, compagni di percorso che nobilitano il tutto con il dono della sincerità, senza schermi e paracadute: i Gang, l’Orchestra da Camera di Jesi, Ambrogio Sparagna e tanti altri. Perfino la Banda Osiris tiene un passo sobrio, ancorché monello. Dovuto, a un Signore del canto.”

 

Mentre a sua volta Ciro De Rosa,  ne  Il Giornale della Musica, Anno XXVI, n. 270 / maggio 2010, scrive:.  “Pietrucci possiede l'autorevolezza di chi ha celebrato "il mondo alla rovescia" con l'urgenza di sottrarre all'oblio le espressioni musicali di tradizione orale marchigiana, dei cui testimoni ha compreso la lezione e l'umanità profonda. Non è casuale che nella sua maturità d'artista puro, con i suoi compagni de La Macina e tanti comprimari tra cui Sparagna, Banda Osiris e Orchestra da Camera di Jesi e i soliti fratelli Gang Severini, incroci autori che la musicalità popolare l' hanno ricercata, intrecciata, assorbita. Così è in questo terzo atto dell' Aedo.  Il canto di Gastone, timbro scabro alla Tom Waitz, veste di tinte rock ballad una trama di stornelli tradizionali. Gli arpeggi di guitarra portuguesa di Marco Poeta inondano di pathos lusitano il canto narrativo La Pora Giulia. E' lunga la strada omaggia Virgilio Savona. Del tutto naturale riproporre la poetica orale e marginale incarnata dal Piero Ciampi de Il Natale è il 24 o musicare con passo lieve la pasoliniana Supplica a Mia madre. Il tributo a Caterina Bueno arriva con Mentre che rastrellava, e riportando in luce So' stato a llavorà a Montesicuro..., canto di protesta che parla all' Italiaccia imbarbarita e smemorata di oggi in cui si muore ancora sul lavoro”.

 

Infine, Enrico de Angelis , nella prefazione al suddetto CD, Vol. III, 2010 scrive testualmente: “ [...] Non potevo non entrare in contatto con questi singolari personaggi della Macina [...] Scopro così un’intera compagnia di belle persone, cordiali, illuminate, artisticamente entusiasmanti. Scopro la simpatia e la voce rauca e ombrosa di Gastone Pietrucci, che con la stessa confidenza e lo stesso amore canta i documenti della tradizione marchigiana e i capolavori dei più grandi cantautori italiani. [...] La Macina ha cancellato confini, ha abbattuto frontiere come dovrebbe essere ovunque per qualsiasi genere di frontiere”.

 

 

Jesi-Teatro “Pergolesi”-Sabato 6 Febbraio 2010- Presentazione in prima nazionale del terzo volume della trilogia

dell’”Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto

 (da sinistra: Marino Severini, Gastone Pietrucci, Adriano Taborro - Foto: Adriana Argalia, 2010)

 

 

 

 

LA MACINA

Gastone Pietrucci, voce

Adriano Taborro, chitarra, mandolino, voce

Marco Gigli, chitarra, voce

Roberto Picchio, fisarmonica

Riccardo Andrenacci, batteria, percussioni

Giorgio Cellinese, coordinatore

 

 

Ingresso Libero       .

 

 

 

  

 

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Foglie d’Album *

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

Giuseppe Ungaretti, Soldati, 1918

 

Sotto questo nome, da quest’anno sono indicati dei nuovi lavori, montati appositamente per l’edizione attuale del Monsano Folk Festival e per le edizioni future.

Prerogativa originaria ed insostituibile del Monsano Folk Festival, è stata sempre quella di essere oltre che un Festival internazionale ed itinerante, soprattutto un Festival di Musica popolare originale oltre che di revival. Quindi caratterizzare il Festival oltre che con gruppi od artisti di folk-revival, anche e soprattutto con la presenza indispensabile degli autentici portatori della tradizione e della loro musica cosiddetta “originale”.

Sino ad ora, sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico) a far partecipare a tutte e ventiquattro le edizioni del Festival i cosiddetti informatori, a farli conoscere personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili,  indimenticabili ed aggiungerei fondamentali.

Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano, va inesorabilmente e fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi di questo incommensurabile serbatoio umano della memoria) come continuare la linea principale dell’ “originalità” del Festival, senza snaturarlo né andando fuori tema.

Allora ho deciso che sarò io, con Foglie d’Album (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul campo, mi hanno donato.

Gastone Pietrucci,

 Jesi, 25 Giugno 2009

 

Foglie dAlbum

Piano dell’opera

(a cura di Gastone Pietrucci)

 

 

“Perché mai così poca musica?

Perché mai un tale silenzio?.

Osip Mandelshtam 

Foglie d’Album 2009

 

n. 1   Aldo GOBBI

 

 

n. 2  Italo AGNETTI, “Totò”

 

 

Foglie d’Album 2010

 

n.  3   Pietro BOLLETTA

 

 

n.  4    Armanda ANIMOBONO MANCINI e le sorelle Amalia “Astora” e Anita ANIMOBONO

 

Foglie d’Album 2011

 

n.  5   Laura PIETRUCCI CALABRESI “Lallì” - Maria PIETRUCCI “Mariuccia”

 

n.  6   Giuseppe GASPARRINI Beppe de Birtina

 

 

Foglie d’Album 2012

 

n. 7  Le “FILANDARE” JESINE

 

n. 8  Nazzareno SALDARI “Fifo”  - Giuseppe PIERANTONI - Nazzareno PESALLACCIAMengrè” -

 

 

Foglie d’Album 2013

 

n. 9 Cesira ZENOBI GIGLI - Adelaide TASSI PIETRUCCI  

 

n. 10. Quartina LOMBARDI GIANSANTELLI - Gianfranco FILIPPONI “Pippo”- Nazzareno ACCATTOLI

 

 

 

Foglie d’Album 2014

 

n. 11. Lea LUCONI CECCARELLI - Attilia ROCCHEGIANI CATANI – Concetta PICCIONI VECCHIONI

 

n. 12. Ireneo  ALBERTI, “El Moro” ed il GRUPPO SPONTANEO DEL MAGGIO DI FABRIANO

 

 

Foglie d’Album 2015

 

n. 13.  Lina MARINOZZI LATTANZI - Domenico CICCIOLI,  Spaterna”

 

n. 14.  Elvira CORSETTI PIRANI, La Pirana” - Dagoberto DE FERRARIS – Mario BOLLETTA

 

 

Foglie d’Album 2016

n. 15.  Augusta MARCELLI BRUSCHI -Telemaca CAGNONI GORI

n. 16.  Giovanni CAPOGROSSI - Cesira SANTARELLI ROMAGNOLI – Nardino BELDOMENICO

 

 

Foglie d’Album 2017

n. 17. Tersilio ANGELINI, “Baffone” - Guerrino CIMARA - Silvio MARIANI “Il coco” – Pietro RAGGI

 

n. 18.  Attilio MAZZIERI , “U brau” - Armando BRACONI - Amerigo ZENOBI- Giuseppe MELONARI – Nazzareno COACCI

 

 

Foglie d’Album 2018

n. 19.  Mario AMICI - Severino RONCONI - Armando FELICI “Zzifò”- Francesco SABBATINELLI “Checco”

 

n. 20.  Giuseppina PIANA MARCHESELLI - Le sorelle Angela CERCACI BEDETTI e Guerrina CERCACI

 

 

 

*     *     *

 

* I fascicoli della Serie Foglie d’Album editi dal Centro Tradizioni Popolari sono progressivamente numerati, in modo da poterli raccoglierli ed alla fine della Collana sistemarli in un apposito raccoglitore. Inoltre nel 2013 e nel 2018, verranno pubblicati ed allegati alla serie dei cinque Fascicoli, rispettivamente dal n. 1 al n. 10 e dal n. 11 al n. 20 due CD con le testimonianze di tutti gli informatori pubblicati.

 

 

 

Foglie d’Album

© Copyright, 2009-2010

by Centro Tradizioni Popolari

Printed in Italy. All Rights Reserved

 

Ogni riproduzione, o riproposta, anche parziale del materiale qui raccolto, deve essere da noi autorizzata e comunque sempre citata.

 

 

 

 

 

*   *   *

 

 

Gli  Artisti del  Monsano  Folk  Festival  2010

in ordine di esecuzione

 

 


La Macina

Gastone Pietrucci

Adriano Taborro (direttore muscale)

Marco Gigli

Michele Lelli

Roberto Picchio

Riccardo Andrenacci

Giorgio Cellinese (coordinatore)

 

Gang

Marino Severini

Sandro Severini

 

 

Massimo Liberatori

Maurizio Catarinelli

Maurizio Marrani

 

 

Siman Tov Trio

Tiziano Paganelli

Gioele Sindona

Fabrizio Flisi

 

Deborah Kooperman

Marco Poeta

 

RedDog Trio

Doug Yule

Cary Lung

Tom Collicott

 

Carlo Cecchi

 

Gruppo Enerbia

Maddalena Scagnelli

Franco Guglielmetti

Gabriele Dametti

Paolo Simonazzi

Massimo Visalli

Claudio Schiavi

Adriano Sangineto

 

 

Gruppo Spontaneo del “Maggio” di Fabriano (An)

Pietro Berti

Giovanni Cofani

Giuseppe “Pino” Gagliardi

Ezio Lametti

Marco Pelucchini

Tommaso Sgreccia

Emilio Spadini

Fabio Spadini

Gabriele Spadini

 

Gruppo Spontaneo della “Passione” di Caldarola (Mc)

Marco Meo

Walter Bianchini

Giovanni Cofani

Mauri Mazzarantani

Katiuscia Merlini

 

Amedo & Belinda

Amedeo Nicoletti

Belinda Riquelme

 

Franco Morone

Raffaella Luna

 

Gli informatori ricordati

 

Pietro Bolletta

Armanda Animobono Mancini

Astora Animobono

Anita Animobono

Nazzareno Accattoli

Gruppo Spontaneo del Maggio di Fabriano

 

*   *   *

 

Tutti i Concerti sono ad Ingresso Libero

 

 

*

 

 

L’ “occhio” e la memoria del Festival:

Riccardo CARSETTI  

 

L’ “orecchio” del Festival:

Rodolfo Curzi  

 

 

Tecnico Audio Luci:

Eliseo MOZZICAFREDDO

 

*

 

 

Per informazioni: LA MACINA

 

Via Pergolesi, 30

60035 Jesi (An)

Telef. e fax.: 0731-4263

 e-mail: lamacina@libero.it

 

www.macina.net

www.myspace.com/lamacina

 

*

 

APPARATI

 

 

Jesi-Teatro “Pergolesi”-Sabato 6 Febbraio 2010- Presentazione in prima nazionale del terzo volume della trilogia

dell’”Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto

 (Marino Severini, Gastone Pietrucci - Foto: Adriana Argalia, 2010)

 

 

APPARATO N. 1

 

MENÙ MACINA-GANG “A LA CARTE

Menù-Concerto

(A scelta 146 “Canzoni-pietanze” per un ricco “Menù-Concerto”!!!)

 

 

 

ANTIPASTI   -   REPERTORIO MACINA-GANG

   

   Da: “Nel tempo ed oltre cantando”, 2004

1. Le radici e le ali (Gang)

2. Kowalsky (Gang)

3. Stavo in bottega... (Macina)/ La pianura dei sette fratelli (Gang)

4. Carridà carridà ssignora... (Macina)

5. Iside (Gang)

6. Cecilia (Macina)

7. Cioetta cioetta... (Macina)

8. Sesto San Giovanni (Gang)

9. E’ ffinidi i bozzi boni... (Macina)

10. Fra giorno e nnotte so’ ventiquattr’ore... (Macina)

11. Eurialo e Niso (Gang)

 

PRIMI   -   REPERTORIO MACINA-GANG

 

12. La va giù la va giù pe’ sse contrade... (Macina)

13. Bandito senza tempo (Gang)

14. La ballata del brigante Pietro Masi detto Bellente (G. Gasparrini))

15. Sotto la croce Mmaria... (Macina)

16. Buonanotte ai viaggiatori (Gang)

17. La sposa morta (Macina)

18. Angelo che me l’hai ferito ‘l core... (Macina)

19. E’ lunga la strada (A.V. Savona)

20. So’ stato a llavorà a Montesicuro... (Macina)  (a Caterina Bueno)

21. Italia cara bella mostrati gentile... / Benediciamo a Cristoforo Colombo...  (Macina)  

22. La Pasquella /Saltarello (Macina)  

 

SECONDI  -  REPERTORIO GANG

 

23.  Prendere e partire  (inedito dedicata al giornalista Enzo Baldoni )

24.  Perché Fauto e Iaio?

25.  Fermiamoli

26.  Ricordo d’autunno (testo di Giovanni Impastato)

27.  Chico Mendes

28.  Johnny lo zingaro

29.  Oltre

30.  Via Italia

31.  Il re bambino

32.  Chi ha ucciso Ilaria Alpi?

33.  Comandante

34.  Se mi guardi, vedi

35.  Vorrei

36.  Paz

37.  Lacrime del sole

38.  A Maria

39.  4 Maggio 1944 (eccidio di Sant’Angelo di Arcevia )

40.  Aprile

41.  E’ terra nostra

42.  L’altra metà del cielo

43.  Cambia il vento

44.  200 giorni a Palermo

 

CONTORNI  -  REPERTORIO MACINA

 

      Da “Vene il sabado e vene il venere...” , 1982

45. Monaca a forza, I

46. Io vado in filandra... /La malmaritata

47. La cena della sposa

48. Donna Lombarda (Nigra 1)

49. Mariuccina a mme mme gela...

50. Il marito giustiziere I (Nigra 30)

51. Convegno notturno (Vene il sabado e vene il venere...) (Nigra 76)

   

         Da “Io me ne vojo andà pel mondo sperso...”, 1984

52. Serenata (Dormi dormi mia giovane ‘nesta...)

53. Il falso pellegrino (Bernardo)

54. La formiga che gira nel prado...

55. Catarinella ero Catarinella so...

56. Ninna-nanna del venerdì santo (Capelli beadi de nostro Signore...)

57. Cantamaggio /Saltarello finale di richiesta

     

         Da “C’era una volta Caterina nerina baffina de’la pimpirimpina...”, 1986

58. Scacciamarzo

59. Pipiccinterra maestro della terra

60. Cioetta cioetta...

61. La bella mullinara

62. Il grillo e la formica

63. L’anatra

64. C’era una volta Caterina nerina baffina de’la pimpirimpina...

65. Bovi bovi...

66. Moje mia me ne vo’ al mercà’...

     

        Da “Marinaio che vai per acqua...”, 1988

67. Le repliche di Marion/Colomba Marì (Nigra 85)

68. Il marinaio

69. Il pellegrino di Roma (Nigra 113)

   

          Da “Angelo che me l’hai ferito ‘l core...” 1993

70.  Angelo che me l’hai ferito ‘l core...

71.  Il marito giustiziere, II-III (Nigra 30)

72.  La pesca dell’anello (Nigra 66)

   

       Da “Je se vedea le porte dell’affanno....” 1998

73.  A’ la madina all’alba del panìco.../ Beada a mamma tua che te l’ha fatta

74.  Tirellalla tirellalla...

75.  Adè che vva de moda la canonnica...

76.  Convegno notturno (Angiolina bell’Angiolina...) (Nigra 76)

77.  A mmezzo al mare c’è sei sorelle...

78. Mamma mia vorrei vorrei  (Nigra 88)

79. Trionfa la legera...

   

       Da “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di cantoVol. I, 2002

80.  Bella sei nada femmena...

81.  Monaca a forza, II

82.  Ramo de fiori e rrose d’amor...

83.  La guerriera (Nigra 48)

84.  Io vorrei che sulla luna... (collage di canti del repertorio minore della filanda jesina)

85.  Cecilia (Nigra 3)

86.  Il marito tosato

87.  Dormi dormi core mia...

88.  Bovi bovi...

89. ‘Stanotte mi sognai ‘na bbella fata...

   

         Da “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” Vol. II, 2006

90. Convegno notturno (Vene il sabado e vene il venere...)  (Nigra 76)

91.  La bella Leandra (Nigra 43)

92.  Faccede alla finestra Luciola...

93.  La bonasera se sei ‘ndada a lletto...

94.  Bello lo mare e bbella la marina...

95.  Maledizione della madre (Nigra 23)

96.  Parla parla boccuccia d’amore...

97.  Pan pentito (a Dodi Moscati)

98.  Sotto la tua bianca stella (Unter Dayne Vaise Shtern) (A.Sutskever-A.Brodna-G.Pietrucci)

99.  Fra giorno e nnotte so’ ventiquattr’ore...

100.  Il marito giustiziere, IV (Nigra 30)

     

         Da “Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” Vol. III, 2010

101.  La “pora” Giulia

102.  Il Natale è il 24 (P. Ciampi-P. Pavone- G. Marchetti)

103.  Mentre che rastrellava... / Coraggio amor mio...

104.  Supplica a mia madre (P.P. Pasolini-G. Pietrucci-A. Taborro)

105.  Dicono di me  (To The Unknown Man) (A. Testa-Vangelis)

    

         Inediti:

106.  Luna d’argento

107.  Un giorno andando a spasso...

108.  Vi ssaludo bbona gente....

109.  La Madonna vella vella...

110.  El sogno de Maria volemo dì’...

111.  Gran Cordojo (Passione Italia Centrale I)

112.  Piange piange Maria povera donna...

113.  Salve Regina

 

FRUTTA   -   COVER MACINA :

 

114.  Lontano lontano (L. Tenco)

115.  Vedrai vedrai (L. Tenco )

116.  Cara maestra (L. Tenco )

117.  Ciao amore ciao (L. Tenco)

118.  Ha tutte le carte in regola (Ciampi-Marchetti)

119.  Il vino (Ciampi-Marchetti)

120.  Tu no (Piero Ciampi)

121.  Amore che viene amore che vai (F. De Andrè)

122.  La ballata del Michè (F. De Andrè)

123.  Tre madri (F. De Andrè)

124.  Bocca di rosa  (F. De Andrè)

125.  Malarazza (D. Modugno)

126.  Strada ‘nfosa (D. Modugno)

127.  Miciu niuru (Gatto nero) (D. Modugno)

128.  Meraviglioso (Pazzaglia-Modugno)

129.  Tu si’ ‘na cosa grande (Gigli- D. Modugno)

130.  Resta cu ‘mme (D. Modugno)

131.  Dio come ti amo! (D. Modugno)

132.  Pasqualino marajà (Migliacci –D. Modugno) 

133.  Vecchio frack (D. Modugno)

134.  Carmela (S. Palomba-S. Bruni)

135.  Bella ciao (mondine) / Bella ciao (partigiana)

 

DESSERT  - COVER MACINA-GANG

 

136. Giovanna D’Arco (Cohen-De Andrè)

137. Canzone del Maggio (De Andrè)

138. Le storie di ieri  (De Andre’ -De Gregori )

139. Una storia sbagliata (De Andrè)

 

AMMAZZACAFFE’  -  COVER GANG

 

140.  Dante di Nanni (Stormy Six)

141. I  fought the law  (B. Fuller)

142. Vigliacca  (A. Lega )

143. A Pà  (F. De Gregori )

144. Pane giustizia e libertà (M. Priviero )

145. Su in collina  (F. Guccini )

146. Poco di buono (C. Lolli )

 

 

*     *     *

 

 

APPARATO N. 2

 

Rassegna Stampa

MACINA-GANG

“Nel tempo ed oltre cantando”

Marino Severini-Gastone Pietrucci-Sandro Severini (Macina-Gang)

(Fotografati da: Emanuela Sforza, 2004)

 

“ Accompagnati spesso – un particolare agli esordi – dalla definizione di  “Clash italiani”, i Gang hanno abbracciato, nel corso di una avventura musicale lunga ormai venticinque anni, un percorso personale e rigoroso, nel quale il rock si è man mano mescolato a un appassionato recupero delle radici politiche, culturali e musicali e che li ha portati ad essere non solo i capiscuola del cosiddetto combat-folk ma uno dei gruppi più significativi in assoluto della storia del rock italiano. Fin dall’inizio i Gang sono stati la creatura di due fratelli, Marino e Sandro Severini […] Nel 1991 finalmente, dopo il periodo “inglese” i Gang  si avviano sempre di più verso il recupero delle tradizioni popolari. Il primo passo è ovviamente, il ritorno alla lingua italiana e la pubblicazione de Le radici e le ali, disco tra i più importanti degli anni ’90.[…] Se Le radici e le ali era stato uno spartiacque nell’evoluzione musicale, il secondo cd in italiano, “Storie d’Italia” del 1993 è il trionfo artistico dei Gang. Brani come Eurialo e Niso, Kowalsky, Sesto San Giovanni sono una fotografia dell’Italia di Tangentopoli e di nuovi conflitti sociali, visti però con uno sguardo poetico e narrativamente maturo. […] Infine i Gang pubblicano nel 2004 per Storie di Note, Nel tempo ed oltre cantando, album di chiara impostazione tradizionale in collaborazione con la storica formazione folk La Macina.”   (Da: “Enciclopedia del rock italiano”, a cura di Gianrico TESTANI, Fazi Editore, Roma, 2006, pp.261-265).

 

“Che cosa tiene insieme, anzi lega in una intramatura che sembra naturale, un gruppo che interroga la matrice folclorica del proprio esser-ci e un altro che contamina la vocazione rock (l’archetipo dei Clash recepito nell’indigenza della Marca profonda) coi temi della passione politica e di una sussultante protesta libertaria? In altri termini, perché ad un certo punto di percorsi decisamente diametrali, la Macina di Gastone Pietrucci e i Gang di Marino e Sandro Severini si incontrano fino a scambiarsi sonorità, testi e voce? Si direbbe che questo accada per una fatale convergenza di storia e geografia, cioè grazie al riconoscimento di due dimensioni adiacenti, reciprocamente pattuite, e sempre permutabili. Prima e dopo, qui e altrove, si spiazzano e nel frattempo si scambiano le parti per scoprirsi volta a volta il parziale desideroso di un totale, una metà necessariamente manchevole, una utopia (cioè il senso della vita compiuta, la pienezza dell’esperienza) che il proprio adempimento ha bisogno vicendevole di spazio e di tempo. Non a caso la parola-chiave della Macina è “radici” (il nero patema dei subalterni e degli sfruttati, i segni degli ammutoliti, nei secoli, da una dinamica di classe divenuta destino) mentre l’emblema dei Gang si riferisce alle “ali”, dunque alla prefigurazione della città futura, a un gesto di svincolo che sottragga il neoproletariato urbano alle catene e ai ceppi, spesso invisibili, su cui continua a buttare sudore e sangue, quando lo stato di cose presenti giunge a proclamarne inessenziale, addirittura inesistente, il suo essere espropriato/defraudato/alienato. Ecco sorgere il canto di questua, il lamento della malmaritata, il malinconico addio della stagionale filandara o il saltarello dirompente dentro un carnevale già ipotecato dalla quaresima, però tutti quanti tradotti nel combat-rock che esalta il vibrato vocale di Marino e la chitarra di Sandro, scoscesa e insieme lunare; ed ecco rispondere il dialetto dell’immigrato, l’urlo dell’operaio-massa, l’orgoglio o la nuda elegia del vecchio partigiano, ritrasmessi dalla partitura di Gastone, desolatamente spoglia e malinconica. Va da sé che Cecilia e Kowalsky, Monsano e Filottrano, la stazione di Bologna e il cielo sopra Bagdad, Mirafiori e Sesto San Giovanni, gli orizzonti dell’Adriatico e il reclusorio minorile del “Ferranti Aporti”, sono nient’altro se non i nomi e i luoghi d’un’umanissima e ormai atavica epopea, la stessa degli individui cancellati o rimossi, al passato, e di quelli perseguitati o emarginati, al presente. Down and out, come nel titolo di George Orwell, lì si collocano ora i referenti ora invece i destinatari della Macina e dei Gang: musica e parole per chi, letteralmente, viene buttato fuori dalla vita, per chi continua a guardarla da sotto”. (Massimo RAFFAELI, , Macina & Gang, dalla prefazione al CD Macina-Gang, Nel tempo ed oltre, cantando, 2004)

 

 Fratellanze[…] Di questo disco si parlava da un sacco, addirittura anni […] Ma in casi come questi, si sa, il tempo ha un’importanza relativa, specie se poi si rivela galantuomo e ripaga la lunga attesa con risultati speciali E’ uno splendido incontro, Nel tempo ed oltre, cantando… tra due band diverse per vicende musicali ma accomunate non solo dalle origini marchigiane ma anche e soprattutto dalla capacità e dal desiderio di percorrere –ciascuna alla sua maniera – le vie della tradizione: tradizioni prettamente folcloriche per La Macina, oltre vent’anni di carriera discografica vissuta fuori dai giri ufficiali ma fieramente dentro la propria cultura, e rock per il combo di Marino e Sandro Severini, la cui coerenza non è stata soffocata dal muoversi da un tempo altrettanto lungo all’interno di un circuito più esposto… una canzone autentica e sanguigna come tutto ciò che nasce dalle radici, interpretata con sapiente equilibrio fra strutture in prevalenza acustiche ma aperte ed azzeccate, seppur mai esagerate, incursioni elettriche; una canzone che attinge sia dal repertorio della Macina […] e sia da quello autografo dei Gang, le cui matrici folk vengono fatte emergere in modo ancor più evidente…  un’ora di sonorità vivaci e suggestive, rese ancor più attraenti dagli scambi vocali […] e dei duetti tra Gastone Pietrucci e Marino Severini […] Quanto basta e avanza per fare di Nel tempo ed oltre, cantando un brillante progetto etnomusicologico, una straordinaria antologia di storie e un ricco serbatoio di emozioni profonde.” 

(Federico GUGLIELMI, Il Mucchio, n. 569, 9-15 Marzo 2004)

 

 

“[…] Due esempi di fierezza messi insieme, una colla della memoria e due reagenti che assieme sprigionano forza e tenerezza. Adesso il connubio Macina e Gang è realtà a tutti gli effetti… Qui troverete un incendio elettrico che comincia con un altro titolo profetico, Le radici e le ali, un incendio che è la forza nuda e poetica di un possibile canzoniere popolare costruito con le schegge della tradizione orale e gli spezzoni brucianti del combat rock militante. Mordono le chitarre con guizzante, saggio vigore,  morde la voce antica ed essenziale di Pietrucci a dominare un flusso di idee, storie, percorsi individuali e collettivi lontani dall’oblio”.

(Guido FESTINESE, World MusicMagazine, n. 66, Maggio-Giugno 2004)

 

 

“[…] Credo che il profondo legame tra La Macina di Gastone Pietrucci, i Gang di Marino e Sandro Severini e Alfonso Gatto sia proprio, oltre il titolo del nuovo Cd… nel sentimento della storia e dei vinti, in quel seguito che lungo il canale del tempo lascia i nomi perduti e salvati dalla pietà di una tradizione orale e dai versi che si incidono a memoria d’uomo per toccare il dolore e il sacrificio secondo una pronunzia apertamente politica e civile… Proprio in questa Italia perduta e  colpita al cuore si alzano lingua e dialetto, le voci e le musiche che fondono tradizione e sonorità dolcissime ed aspre, clangore metallico ed echi antichissimi… Cantano alternandosi Marino e Gastone, scandiscono con il corpo i brani e le partiture, onde sinuose e passi impossibili da contare… Un concerto di vibrazioni fisiche oltre che emotive…una verticale e corale dilatazione di temi ed echi che scelgono l’adesione piena e senza risparmio del pubblico accompagnata dalla passione degli esecutori: per La Macina, la chitarra, il mandolino e il canto esperti di Adriano Taborro e di Marco Gigli, la fisarmonica struggente di Roberto Picchio; per i Gang, la chitarra elettrica maga di Sandro Severini, la perfezione del basso di Francesco Caporaletti, della batteria di Paolo Mozzicafreddo, dell’organo e delle tastiere di Marco Tentelli […] Anche il teatro ha finalmente abbandonato, per alcune ore, una solennità paludata accendendosi e restituendosi alla sua vocazione popolare.”

(Francesco SCARABICCHI, Il Messaggero, 1 Marzo 2004)

 

 

“… Oggi dedichiamo il nostro spazio ad un bellissimo album.. Fa un certo  effetto i brani composti da Severini e Bubola, interpretati da par suo da Gastone Pietrucci. Ed è interessante come canzoni quali Eurialo e NisoKowalski o Sesto San Giovanni abbiano in queste nuove versioni, un tocco di classicità, un arricchimento emotivo. Se i Gang in questi anni abbiamo avuto  modo di conoscerli bene, il gruppo La Macina, da trentacinque anni sulla breccia – è stata per noi un sorpresa… Un album che potrà piacere ai fans dei Gang e a tutti quelli che seguono con interesse le vicende della musica popolare italiana.” 

(Guido GIAZZI, Buscadero, n. 256, Aprile 2004)

 

 

“… Perché combat ? Beh, sui Gang e la Macina si è detto molto. I primi sono l’avanguardia del rock che dai centri sociali, dalle feste della sinistra, dalle piazze stipate dei nostri giovani, urlano con tutto il fiato il malcontento di un paese alle prese con un governo che mette in ginocchio l’economia delle famiglie, stravolge le regole fondamentali per compiacere gli alleati in Iraq. Gastone e i suoi sono una vera e propria enciclopedia della musica popolare e sociale, depositari di una cultura antica, che però si rivela attuale. Macina e Gang sono diventati un amalgama forte, affiatato, fotografia perfetta di un ‘auspicabile scelta di coesione per mandare a casa chi h trasformato questo paese in una sorta di Bengodi per le classi elette…” (Luis CABASÉS,  Il progressive rock bussa al “Tenco”, l’Unità, 30 Ottobre 2004)

 

 

“Un emozionante viaggio musicale originato da un verso di Alfonso Gatto e dalla passione per la musica e la tradizione popolare. Così è nato Nel tempo ed oltre, cantando , il disco di Gang e La Macina due formazioni che da punti di vista diversi sono approdati a un terreno musicale dove mettere insieme memoria tradizionale e rock. La Macina è, infatti, un gruppo veterano della ricerca nella musica popolare sotto la guida di Gastone Pietrucci, mentre ben nota invece è la gloriosa storia dei Gang nell’ambito del rock italiano grazie all’appassionato attivismo dei fratelli  Marino e Sandro Severini…” (Felice LIPERI, la Repubblica, 21 Settembre 2004)

 

 

Marche, assieme Gang e La Macina. Folk-Rock. I Gang dei fratelli Severini sono da vent’anni, una realtà poderosa del combat-rock italiano, La Macina del cantastorie Gastone Pietrucci, da trent’anni, recupera il patrimonio popolare marchigiano. Assieme, in Nel tempo ed oltre, cantando (Storie di Note), fanno scintille. Appassionato e sanguigno. (Roberto CASALINI, Io donna, il femminile del Corriere della Sera, n. 19, 8 Maggio 2004)

 

 

“Al Festival di Mantova oggi sarà presentato Nel tempo ed oltre, cantando, splendida collaborazione discografica fra il gruppo folk marchigiano La Macina ed il gruppo veterano in Italia del combat rock, i Gang dei Fratelli Severini… Da una parte la macina, uno dei gruppi cardine del folk revival italiano: che significa opera di tessitura, di memoria, di rapporti sul territorio, produzioni discografiche incessanti nei decenni, sino a ricostruire una mappa degli alberi di canto che abitavano nel cuore d’Italia… Dall’altra parte i Gang,… uno dei pochi gruppi rock che nella Penisola possano andare a testa alta, combat rockc affilato come un rasoio e dolce come un racconto sul punto di svanire: esattamente come i brani raccolti da Gastone Pietrucci… Nel tempo ed oltre, cantando… un cd che, se ci saranno orecchie attente, potrebbe bissare lo straordinario exploit del fischio del vapore dell’accoppiata De Gregori-Marini, a restituire dignità ai canzonieri lasciati all’oblio comodo ai potenti di turno…  Vengono in mente i gruppi migliori del rock indipendente dall’altra parte dell’Oceano, a cominciare dalla Willard Grant Conspiracy. Ma qui è tutta roba nostra: di ieri, ed invece è oggi, di oggi, costruito su una sequenza di ieri che il tempo e i contrabbandieri della storia vorrebbero portarvi via.” (Guido FESTINESE, Guerriglieri folk-rock in azione, il Manifesto, 4 Marzo 2004)

 

 

“… Gastone Pietrucci e Marino Severini sono le due voci leader di questo riuscito sodalizio che si alternano con grande intensità in pezzi già sentiti nel repertorio dei Gang e della Macina. Musicalmente ci ha guadagnato l’intero repertorio…”   (Roberto CASELLI, Jam, n.103, Aprile 2004)

 

 

“… Onore ai maestri… I Gang, considerati inizialmente i Clash italiani, hanno poi intrapreso una carriera maggiormente d’autore, un’evoluzione che trova le sue radici nell’ascolto di uno storico gruppo popolare marchigiano: La Macina di Gastone Pietrucci. E questa collaborazione aggiorna il repertorio di entrambi arricchendo ora con influssi rock, ora con spunti folk, le storie di amore, resistenza e lotta che sono parte del bagaglio culturale della provincia maceratese e che, grazie a questa operazione, assumono un nuovo ed importante valore…” (Gianluca POLVERARI, Rock*Star, n. 285, Maggio 2004)

 

 

 “La testimonianza e la memoria popolare nell’incontro musicale fra La Macina e i Gang…un emozionante viaggio musicale di due formazioni marchigiane…di questo apparentemente insolito connubio. Sensibilità comuni che nascono da identiche radici culturali, quello dell’impegno civile e sociale…” (Felice LIPERI, la Repubblica, 29 Maggio 2004)

 

“Il canto di Gastone Pietrucci fuoriesce con un’intensità viva e screziata di ricordi, nel fluire dei racconti raccolti dal vivo nella terra della Marca e rielaborati nel testo e nella musica, o raccordati a universali fantastici che interpretano i cicli ricorrenti della vita e della morte, del coraggio e della sopraffazione, della fedeltà e dell’amore: la sua voce è una raucedine dell’anima, che ti coglie nel profondo: Marino Severini è il folksinger militante, limpido e struggente, di ballate politiche della storia recente, il rapsodo di palpitante vitalità che attualizza e adatta i miti del passato. Cantano bene insieme, l’uno con la sua Macina, l’altro con i suoi Gang. E insieme alle Muse di Ancona… hanno presentato a un pubblico numeroso e plaudente Nel tempo ed oltre, cantando, un suggestivo CD di dodici brani che incrociano le rispettive esperienze in musica e che vedono i due interpolarsi a vicenda nelle esecuzioni, l’uno sui pezzi dell’altro, per poi anche all’occorrenza fondersi, con esiti espressivi straordinari…” (Fabio BRISIGHELLI,  La Macina e i Gang conquistano le Muse, Corriere Adriatico, 1 Marzo 2004) 

 

 

“… Nel tempo ed oltre cantando, è un’opera importante di riscoperta di una tradizione contadina e popolare, ma soprattutto del valore di una cultura orale qui trasportata in canzoni, che mirano ad una coralità di voci e di strumenti… preziose testimonianze che vanno gustate e custodite gelosamente.” (Edoardo FRASSETTO, RockeRilla, n. 284, Aprile 2004)

 

 

“…Storia assai più antica in tutti i sensi quella del gruppo di canto popolare… e uno dei grandi classici del folk tricolore – La Macina, formazione aperta ruotante fin dal fatale 1968 intorno alla straordinaria figura di Gastone Pietrucci, collettore di brani tradizionali e spicciole epopee contadine e operaie che semplicemente non potevano prima o poi non incontrarsi con quelle, così simili, dei Severini…. Con esiti uniformemente eccellenti e superlativi… Rugosa e rugginosa, la voce di Pietrucci sarà per molti una scoperta. Non così quella di Marino Severini, che più passano gli anni e più trasmette epicità autentica, non sceneggiata…” (Eddy CILÌA, Il Mucchio Selvaggio, Extra, n. 14, Estate 2004)

 

 

“Due fra i gruppi più significativi dell’impegno sociale e civile si mescolano e reinterpretano le tappe più significative della loro storia in dodici brani che acquistano nuove suggestioni. L’album è un lungo viaggio comunitario nella storia, nelle emozioni e nelle speranze dell’Italia che resiste tra vittoria, drammi, felicità e sconfitte mescolando suoni della tradizione e rock solido e potente” (Gianni LUCINI, Liberazione,5 Marzo 2004)

 

 

 Le radici hanno le ali…. Due gruppi marchigiani storici, la Macina e i Gang, per celebrare l’approdo discografico di una fusione singolare tra le due realtà… La generosità passionale, l’ostinazione di un impegno civile e sociale, la musica intesa come ricerca delle radici – il destino, la memoria, i padri – e delle ali – la libertà dalle catene, la nostalgia del futuro. Ecco cosa unisce la Macina di Gastone Pietrucci, portavoce dei canti del popolo, ricercatore da oltre un trentennio di materiali folkorici, e i Gang dei fratelli Severini, una sorta di via marchigiana ai Clash, combat rock e antagonismo, l’urlo e la fuga. Si è verificata una fatale convergenza di storia e geografia. I repertori dei due collettivi musicali si sono fusi naturalmente, restituendosi vicendevolmente le pecularietà più felici…  (Gian Luca VELTRI, il Quotidiano, 11 Aprile 2004)

 

 

“L’anima rock dei Gang e quella folk della Macina perfettamente fuse insieme, per un’altra serata memorabile al Teatro delle Muse. E’ stato uno straordinario paghi uno e prendi due quello di sabato al Massimo. Da una parte  i Classh marchigiani, la band dei fratelli Marino e Sandro Severini, dall’altra il gruppo di Gastone Pietrucci, da trentacinque anni custode del patrimonio musicale popolare marchigiano.. Insieme per un concerto-evento… Chi si attendeva pochi centinaia di aficionados resta deluso. Le Muse traboccano di pubblico come nelle occasioni migliori. Tanti giovani in platea, nelle gallerie. E quando Pietrucci si presenta sul palco l’applauso che lo accoglie è da rockstar… Marino e Gastone si alternano al microfono, gli altri ne seguono gli slanci che è una meraviglia. Alla fine i bis, tra l’ovazione del pubblico” (Raimondo MONTESI, Macina & Gang, il folk-rock conquista le Muse, il Resto del Carlino, 1 Marzo 2004)

 

 

“Macina-Gang, Nel tempo ed oltre, cantando… Ardito innesto di repertori tra l’agro-folk dei Macina e il combat rock industriale dei Gang. E funziona pure…. ”(Stefania ULIVI, Sette, del Corriere della Sera, 1 Aprile 2004)

 

 

“ Io c’ero è il titolo della rubrica. E in questo caso ben si potrebbe aggiungere e peccato per chi non c’era. Perché il concerto che Macina e Gang hanno tenuto nella seconda giornata vercellese di Folkermesse è uno dei migliori spettacoli degli ultimi tempi… Quasi due ore di musica, in un continuo rimando tra rock e tradizione, in cui i due gruppi marchigiani hanno dimostrato la possibilità di ottenere un efficace equilibrio tra stili diversi, in un rispetto tra forme musicali che si concretizza nel vicendevole arrangiamento di brani dei rispettivi repertori…Il risultato è uno spettacolo di grande compattezza e energia, in cui i differenti stili dei due gruppi sfumano l’uno nell’altro, creando una sintesi in cui si avverte, al di là delle differenti esperienze artistiche e musicali, come sia analogo il sentire e vivere l’impegno di dare voce alla cultura popolare…” (Marco G. LA VIOLA, Folk Bulletin, n.7, Settembre, 2001)   

 

 

The Gang e La Macina rock e folk insieme in una ricerca ribelle. Tra ballate e sound elettrico è nato un progetto in cui le formazioni si scambiano il loro ricco repertorio in una contaminazione del tutto inedita…”  (Marcello MAIRER, Trentino, 9 Aprile 2004)

 

 

“… Entrambe marchigiane ed entrambe guidate da una sensibilità politica che trasforma la musica in inni di resistenza civile, le due band intitolano il cd con un verso di Alfonso Gatto. Dentro, da Le radici e le ali dei fratelli Severini all’epica folk di Stavo ‘n bottega che llavoravo de La Macina…”  (Flavio BRIGHENTI,  Musica di Repubblica, 4 Marzo 2004).

 

 

“… Le radici più tradizionali della Macina e quelle più progressive dei Gang non hanno creato alcun problema di integrazione, anzi i suoni acustici e elettrici sembrano compenetrasi in modo decisamente armonico e stimolante…” (Roberto CASELLI, Jam, n. 104, Maggio 2004)

 

 

“… i due gruppi traggono la linfa per questo album dai rispettivi consolidati repertori, che si divertono/impegnano (chè questi due verbi, per ambedue le formazioni, sono inscindibili, come una chiave di volta per spiegare un’esistenza artistica intera) a rienterpretare filtrandoli attraverso un mix delle rispettive sensibilità. L’impegno sociale e civile traspare costantemente da ogni brandello di testo, così come la vicinanza della musica popolare al rock primigenio vengono testimoniati da ogni nota di questo lavoro…”  (Renato TREVISANI, Musica rock , 2004)

 

 

Strumenti acustici ed elettronici in una miscela indovinata, la dinamica è buona e altrettanto estensione in frequenza. Le voci sono ben focalizzate e inserite nel tessuto strumentale con un equilibrio raro, specie vista la tendenza nostrana di porle in esagerato primo piano. Alcune caratteristiche variano un poco da una traccia all’altra ma, in genere, si apprezza una notevole ricchezza di armoniche e dettagli.” (SUONO, n. 367, Aprile 2004)

 

 

Le due band insieme in concerto al Museo della Resistenza- 25 Aprile con Gang/Macina- Racconti popolari e musica per non dimenticare Resistenza e Liberazione… E bene hanno fatto a Faenza, dove domenica presso Ca’ Malanca… al Museo della Resistenza, hanno invitato a suonare i Gang con i Macina…” (Luigi BERTACCINI, Corriere di Romagna, 24 Aprile 2004)

 

 

“Il combat rock dei Gang si sposa con la tradizione folk dei La Macina… i due gruppi marchigiani dimostrano la capacità di ottenere un efficace equilibrio tra stili diversi scambiandosi i rispettivi repertori. Il risultato dal vivo è ancora più coinvolgente” (CORRIERE DEL TRENTINO, Quando il rock sposa il folk, 8 Maggio 2004)

 

 

Canti al di là del tempo da Macina e Gang…Non è un disco nuovo dei Gang. Non è un disco de La Macina. Non è neanche il prodotto di due fattori. Ma è un disco emozionante. Nel tempo ed oltre, cantando di Macina-Gang è, oltre che un bellissimo titolo, un grande progetto… Le voci di terra e di vento di Gastone Pietrucci e di Marino Severini si intrecciano e si scambiano i ruoli mentre gli altri sette musici tessono una trama senza smagliature … La voce di Gastone Pietrucci spiana le curve e le asperità del percorso e aggiunge un carico di dolore e verità con i graffi della sua voce vintage… Ma il meglio viene dal repertorio popolare su cui gli innesti Gang fanno miracoliE la parte più direttamente popolare si chiude con Fra giorno e nnotte so’ ventiquattr’ore densa, scura, annerita, quasi un blues italico-marchigiano. Grande spessore…  (Leon RAVASI, Accordo, 8 Marzo 2004)

 

 

“Emozioni in musica per Nel tempo ed oltre, cantando, l’insolito e spettacolare debutto del supercombo Macina-Gang, ovvero il meglio che la scena musicale marchigiana abbia offerto dagli anni ottanta ai giorni nostri. Un lavoro senza età, ... nel tempo ed oltre… come recita l’azzeccato titolo, caldo come il cuore, tradizionale come il ricordo, vigoroso come il presente, pieno di vita come vorremmo che fosse il futuro.” (Ivan MASCIOVECCHIO, Rock Shock, 4 marzo, 2004)

 

 

“… un evento musicale assai atteso… sul palco brucianti versioni rock dei canti raccolti da La Macina e, come un gioco di specchi, le ballate rock roche e dolenti dei Gang restituite da La Macina ad una parte delle loro origini”.   (Guido FESTINESE, il Manifesto, 8 Agosto, 2000)                                                                                               

 

 

“… questo eccentrico super gruppo restituisce a noi annoiati, ossigeno e la voglia di musica: mette le ali alla memoria, radici a chi dai campi o in una periferia urbana, non ha affatto intenzione di cedere, testimonia, loro sì, di una Marca chiaramente solidale… Gang e Macina, miracolosa  fusion tra rock e folk… Nell’attesa dell’uscita del loro primo Cd, seguirli in questi concerti in cui loro si divertono da morire, trascinandoci tutti in un divertimento in cui riprendiamo per un po’ a volare.”

(Francesca ALFONSI, TG3 Marche, 21 Maggio, 2001)

 

 

“… Gang e Macina… una delle cose più toccanti e sincere che mai sia capitato di ascoltare…” (Franco VASSIA, Melodys Land, n. 17, Giugno, 2001)

 

 

“… un appuntamento che ha richiamato un grandissimo numero di spettatori, in gran parte giovani, giovanissimi… un coinvolgente spettacolo, sottolineato dalla vivace partecipazione del pubblico…”  (Tiziana OPPIZZI-Claudio PICCOLI, Folk Bulletin, n. 9, Novembre, 2000)

 

 

“E’ una strana accoppiata quella formata da due gruppi come Macina-Gang. La band dei mitici fratelli Marino e Sandro Severini da sempre orientata al rock barricadero insieme sul palco con i La Macina una formazione folk guidata da Gastone Pietrucci…” (Fabio DE SANTI, l’Adige, 2 Luglio 2004)

 

 

“Nell’attesa dell’uscita del loro primo Cd, seguirli in questi concerti in cui loro si divertono da morire, trascinandoci tutti in un divertimento in cui riprendiamo per un po’ a volare.” (Francesca ALFONSI, TG3 Marche, 21 Maggio, 2001)

                                                                                         

 

“ Grande evento oggi al Teatro tenda di Tezze, con due gruppi storici… La Macina e i Gang… sono entrambi marchigiani e, al di là dei rispettivi stili musicali, sono uniti anche da un comune sentimento della memoria. Entrambi affrontano tematiche inerenti al passaggio epocale da cultura contadina a industriale della loro terra…” (Sandra MATUELLA, Macina & Gang, storia sotto la tenda, Trentino, 2  Luglio 2004)

 

 

“… un concerto capace di raccogliere sotto il palco pubblici diversi e diverse generazioni. Un miracolo che sa fare solo la musica vera”. (Giuseppe CAMILLETTI, TG3 Marche, 19 Maggio, 2001)

 

 

“The Gang nascono all’inizio degli anni Ottanta. Nonostante la trasformazione continua, il nucleo centrale costituito dai fratelli Marino e Sandro Severini rimane intatto… Ma è dal vivo che il gruppo si esprime con maggiore efficacia… Li contraddistingue un sound compatto, ruvido, asciutto, intenso, che spesso disdegna le mode del momento. Nel tempo ed oltre, cantando… è il primo esperimento discografico dei gruppi La Macina e Gang insieme…” (Paola GABRIELLI,  Macina e Gang. “Ci  hanno uniti un poeta e i canti delle filandare”, il Resto del Carlino, 6 Ottobre 2004)

 

 

“Prendete i Clash italiani, metteteli insieme ad una delle formazioni più attive nella ricerca e nella riproposizione della musica popolare, fateli suonare per anni insieme e come prodotto avrete questo disco. Un piacevole ibrido fatto di chitarre elettriche e di voci antiche, di passione rock e di passione politica… Il risultato, un commovente manifesto per non dimenticare e allo stesso tempo uno dei punti più alti della musica italiana degli ultimi tempi”. (Ilario GALATI, MusicOm, 8 Marzo 2004)

 

 

“… E ancora gli altrettanto poderosi indigeni rock di lotta Gang, i quali mischiati armonicamente ed etnicamente ai musicisti dell’antica Macina, hanno dato vita ad un set spettacoloso per politicità e tradizioni”. (Ernesto BASSIGNANO, Premio Recanti, Facciamo festa al folk , L’Unità, 3 Giugno, 2002)

   

 

 “… nel nome della memoria, delle radici e delle ali. Tre facce di un sodalizio musicale, quello tra i Gang e la Macina, cioè il rock e il folk che sgorgano dalle colline marchigiane, abbattono i confini regionali… I Gang reinvestano, suonano e cantano la Macina, e la Macina fa altrettanto… Sul palco salgono tutti assieme, una diecina, perfettamente amalgamati…” (Luca ANGELETTI, Filastrocca rock, Diario, anno VIII, n. 18, 9-15 maggio 2003)

 

 

“… i miei complimenti! Questo concerto è il risultato di un lavoro encomiabile. Due entità si sono fuse insieme per dar vita a un momento ricco di vibranti emozioni… Ho seguito con passione e interesse il prezioso itinerario di ricerca de La Macina… ora è una gradita sorpresa constatare che il connubio con il gruppo dei Gang apre un nuovo capitolo… Per questo considero il concerto tenuto al Monsano Folk Festival un evento molto interessante…”  (Giampiero DI BENEDETTO, San Donato Milanese, agosto 2000)

   

 

“Parlare della serata del 12 agosto 2000 al Monsano Folk Festival è raccontare, a chi non c’era, di una serata unica, speriamo (ma in realtà ne siamo certi) non irripetibile nella storia dei Gang e de La Macina…”  (LELE, Torino, agosto, 2000)

 

 

Nel tempo ed oltre, cantando non riesco proprio a toglierlo dal lettore… Così rivisitate le più belle canzoni dei Gang diventano dei gioielli senza tempo… D’altro canto i pezzi popolari de La Macina vengono riattualizzati, valga per tutti Cioetta cioetta che pare Breakdown di Tom Petty”. Caldamente consigliato.  (FREEFORUMZONE, 28, Febbraio 2004)

 

 

“… Ben vengano, su questo solco, dunque, lavori come Nel tempo ed oltre, cantando, in cui i brani degli uni diventano quelli dell’altro, dove la contaminazione non è nelle note bensì nei cuori, dove gli orfani dei Clash sanno parlare la medesima lingua dei figli della terra marchigiana grazie alle loro frequentazioni, dirette e non  mediate, con la gente che racconta loro quelle storie che, da sempre, giullari e cantastorie, cantano nelle piazze d’Italia e del mondo. Quello reale e quello impalpabile dei sogni di ciascuno di noi.” (Rosario PANTALEO. L’isola che non C’era, n. 33, Luglio 2004)       

 

 

“Le Muse sono ancora una volta il palcoscenico privilegiato per un’anteprima di richiamo: i Macina-Gang presenteranno il loro primo cd… frutto della collaborazione di questi due gruppi che affondano le loro radici nelle tradizioni del nostro territorio. Nel tempo ed oltre, cantando, questo il titolo del lavoro destinato a diventare un cult per i fruitori di musica popolare colta… Le due storiche formazioni marchigiane… hanno intrapreso questo itinerario da tempo, riscuotendo un grande successo in tutta Italia…” (Marina ROSCANI, Il 28 febbraio al Massimo anconetano grande anteprima del cd dei Macina-Gang, Corriere Adriatico, 18 Febbraio 2004)

 

 

“… La realizzazione dell’album è stata un bel viaggio artistico, ideologico, di vita e di poesia… Il risultato del mix fra suoni acustici ed elettrici, che convivono felicemente, è molto interessante e dal vivo funziona assai bene…” (IL MESSAGGERO, 21 Settembre 2004)

 

“Macina e Gang… Le due formazioni hanno stili diversi ma una comune sensibilità per l’impegno civile…” (la REPUBBLICA, Bologna, 23 Settembre 2004)

 

 

 “ I Gang fanno finalmente fatto ritorno a casa… sono tornati da dove erano partiti, nella loro terra. Ad accoglierli a braccia aperte c’è stato colui che lo stesso Marino Severini non ha esitato a definire il Woody Ghutrie italiano, Gastone Pietrucci, fondatore e leader de La MacinaNel tempo ed oltre, cantando è la cristallizzazione della loro intensa ed intrigante collaborazione… una vera e propria opera che ha un notevole impatto di carattere culturale sull’ascoltatore ,dato che coniuga insieme ricerca storica, musica popolare e rock, condensando il valore storico-culturale-musicale di Cd del calibro de Il fischio del vapore della coppia Giovanna Marini-Francesco De Gregori o di  Creuza de ma di Fabrizio De Andrè, mentre uscendo fuori dai confini nazionali, si può tranquillamente paragonare all’opera di recupero del patrimonio di Woody Ghutrie che hanno fatto i Wilco e Billy Bragg…”(Vittorio LANNUTTI, Urlo, n.114, Settembre 2004) 

 

 

“…è naturale che dalla sinergia tra le due formazioni scaturisca un album forte, capace anche di emozionare, quasi sempre di far riflettere. E se all’inizio il sodalizio tra Macina e Gang giocava sul filo delle interpretazioni dei reciproci repertori, il suono si è ora perfettamente miscelato, arricchendo sia i brani tradizionali che quelli d’autore, in un processo, realmente popolare, in cui la struttura musicale e canora dei brani si rielabora e si attualizza senza perdere i riferimenti originari…  Da ricordare poi  Cecilia, qui in una versione, a nostro parere, memorabile, tanto semplice nella sua struttura di ballata elettricamente trasfigurata, quanto in grado di causare, anche al centesimo ascolto, più di un brivido. Per questo ,nel classificare questo album abbiamo rispolverato il termine di folk-rock, inteso nel senso qualitativamente più alto del termine, quello che per molto tempo è stato associato ai grandi gruppi del folk revival anglosassone... Eccellenti le prove di tutti i componenti di questo supergruppo..." (Marco G. LA VIOLA, Folk Bulletin, n. 204, Luglio-Agosto 2004)

 

 

 “Gang-La Macina: nuovi cantastorie e vecchi fuorilegge… Prestare all’altro le proprie canzoni, le proprie storie e farle comuni, condividerle. Questa è la genesi dell’incontro tra i Gang e i La Macina che ha dato vita all’album disco Nel tempo ed oltre, cantando…” (Max STEFANI, Il Mucchio, n. 576, 27 Aprile-3 maggio 2004)

 

 

Una statua scomposta per scavare nel folk… Mette insieme il rock dei Gang e i suoni folk de La Macina. Un progetto tutto marchigiano… La copertina è stata curata da Michel Collet, pittore e grafico francese…  la grafica del disco è stata studiata per sottolineare il confronto tra due concetti opposti come il rock e la tradizione folk. La scultura in ceramica, chiamata Regina, realizzata da Federico Bonaldi (e fotografata da Emanuela Sforza) è stata scomposta in particolari per disturbare la delicatezza dei colori della tradizione. La retinatura in bianco e nero accentua il contrasto tra vecchio e nuovo”.  (Andrea SILENZI, Tracce, Musica di Repubblica, n. 417, 20 Maggio 2004)

 

 

“Rivisitazioni folk, esperimenti audaci in rock, veterani coraggiosi come Tesi, i Gang insieme ai Macina… Ci passano tanti mondi sonori, dall’Ariston di Mantova…” (Silvia BOSCHERO, l’Unità, 29 Febbraio 2004)

 

 

“… Si riprende con i Gang e la Macina, due gruppi marchigiani che hanno fatto la storia rispettivamente del rock e del folk italiano. La miscela è perfetta…” (Enrico DE REGIBUS, Mantova Musica Festival: Cronaca di un successo non annunciato, L’isola che non C’era, n. 33, Luglio 2004)

 

 

“… Ascoltiamoli per presentare dal vivo il loro primo cd insieme: una sorta di ideale passaparola artistico, ideologico, di vita e di poesia.” (Eventi, la FELTRINELLI/Libri e Musica, Napoli, Milano,Bari, Firenze, Settembre 2004)

 

 

 “Eccoli, finalmente, i magnifici dieci musicisti di Macina-Gang che trascinano le platee in set vorticosi di rock ballade. Canti popolari e di lotta sullo sfondo di una struttura industriale mai vista. Gastone Pietrucci graffia la notte in una fusion folk-rock struggente. Quando il canto è memoria, sudore e sangue”. (Andreina DE TOMASI, Concerto Macina-Gang alla Centrale Enel del Furlo, 5 Giugno 2004)

 

 

“… Insomma la scommessa più difficile, e più bella: La Macina e i Gang assieme…” (QUOTIDIANO DI BARI,  15 Settembre 2004)

 

 

 “… I testi, versi intrisi di coscienza civile, si snodano tra le storie strappate ad una quotidianità urbana e offrono spunto alla musica popolare interpretata dal cantastorie Gastone Pietrucci (leader dei La Macina), e alla grintosa rock-band dai fratelli Marino e Sandro Severini… L’impasto sonoro è determinato dall’intreccio del suono degli strumenti acustici tradizionali dei La Macina con il sound elettrico e poderoso dei Gang…” (Nicola MORISCO, La Gazzetta del Mezzogiorno, 15 Settembre 2004).

 

 

“Loro sono due fra le più note band marchigiane: i Gang e La Macina… che daranno vita insieme ad uno spettacolo insolito, decisamente al di fuori dai cliché della musica commerciale, dove le emozioni si incontrano, si sovrappongono e si interscambiano con i ricordi..." (Monica ZORNETTA, Il Gazzettino, 9 Maggio 2004)

 

 

“I locali della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, continuano ad essere scenario di appuntamenti importanti con personaggi che operano nella scena culturale italiana… il gruppo musicale Macina-Gang, capitanato dai fratelli Marino e Sandro Severini, tra i precursori del rock italiano… (Fi. Fe., Ecco i “Macina-Gang”, Corriere Adriatico, 12 Novembre 2004)

 

 

“Mantova delle sorprese… La militanza artistico-politica degli ottimi Gang in coppia con La Macina…” (Silvia BOSCHERO, E’ qui la festa, dove mille suoni conquistano la piazza, l’Unità, 7 Marzo 2004)

 

 

 “… Fino ad incontrare, lungo la strada, anche la Macina, gruppo impegnato da anni nella ricerca delle tradizioni musicali della loro comune terra, le Marche. A proposito di questa collaborazione mi viene istintivo pensare al titolo di quello che forse è il lavoro più noto della Gang, Le radici e le ali, un miracolo di sintesi carico di significato: le radici, come dire la propria storia, la coscienza della propria identità, della propria cultura, anche quella popolare che è nelle tradizioni, senza le quali le ali, l’entusiasmo, lo slancio ideale, non saprebbero dove portarci. Insieme, Gang e Macina… a sottolineare la continuità di contenuti, mostrando inaspettati punti di contatto con la tradizione musicale della nostra terra. Per chi ci sarà, un evento da non perdere; per me un sogno che finalmente diventa realtà…” (Castel di Ieri ROCK NIGHTS,  27 Agosto 2004)

 

 

 “E’ il nume tutelare del folk marchigiano. Gastone Pietrucci, leader e fondatore del gruppo La Macina, da 35 anni porta la nostra tradizione musicale, nelle piazze, nei teatri e persino nelle chiese… Vi porta quel patrimonio orale di canti, ballate e poesia che lui stesso ha contribuito a strappare dall’oblio…” (Raimondo MONTESI, il Resto del Carlino, 28 Febbraio 2004)

 

 

La Macina e i Gang, tradizione e memoria, folk e rock… Tematicamente il progetto La Macina & Gang sembra seguire le suggestioni de Il fischio del vapore di Francesco De Fergori & Giovanna Marini. Mentre l’energia può in qualche modo ricordare quella del binomia Bisca & 99 Posse.”

(Fa.M., Gazzetta di Parma, 13 Luglio 2004)

 

 

“Canti di lotta, di lavoro, immigrazione e vita. Il suono tradizionale dei La Macina si fonde con il rock ruvido dei Gang… un lavoro intenso e originale che sposa le fisarmoniche e i mandolini del cantastorie Gastone Pietrucci, leader dei La Macina, con il basso e la chitarra elettrica dei Gang Marino e Sandro Severini”.  (CORRIERE DELLA SERA, 24 Settembre 2004)

 

 

“Quando il miglior gruppo di combat rock italiano incontra il miglio gruppo folk dell’anno, non può nascere che un felice connubio artistico… Da tempo il Frassati non vedeva un palco così affollato, una macchina da musica di così poderosa portata…” (LIVE AL FRASSATI 2005, 9^ Edizione, Rogoledo di Cosio, Sondrio, 22 Gennaio 2005)

 

 

“…Nel tempo ed oltre, cantando è un disco che, forte della collaborazione con la folk band marchigiana La Macina, ripropone vecchi successi dei due gruppi fondendo rock e tradizione popolare. Imperdibile per chi ancora ha sete di emozioni e voglia di amare… La Macina che rivisita in modo strepitoso vostri e loro brani. Un disco che sa di tradizione popolare, di gente vera, di campi, di lavoro… Forse il vostro album precedente più vicino a questo era Storie d’Italia.” (Marco QUARONI, Intervista ai The Gang, Buscadero, n.263, Maggio 2004)

 

 

“… Nel 2004 il cantante rivelazione del rock italiano è un signore dai capelli e la barba bianchi. Si chiama Gastone Pietrucci… con la sua voce roca, calda e potente, è una vera e propria leggenda della musica tradizionale italiana, ma il suo nome circola al di fuori del circuito degli appassionati solo ora, dopo che La Macina ha inciso un disco insieme a uno dei più valorosi gruppi rock italiani, i conterranei Gang dei fratelli Severini…Le radici tradizionali della Macina e quelle più progressive dei Gang non hanno creato alcun problema di integrazione, i suoni acustici ed elettrici si compenetrano con estrema naturalezza: la chitarra elettrica lascia bene emergere la fisarmonica o il mandolino, lo stesso avviene con le voci di Marino Severini e Gastone Pietrucci…” (Paolo GALLONI, Il canto tradizionale e l’energia della memoria, Festival di Torrechiara,, 7-27 Luglio 2004)

 

 

“Un evento che il Club Tenco ha voluto documentare è la reunion di due gruppi storici della musica italiana, i Gang e La Macina, entrambi marchigiani, alfieri il primo di un combat rock che non conosce sosta e l’altro di una rigorosa ricerca e riproposta di canto popolare: nove artisti in scena dunque per unire il folk al rock d’autore”. (La Motivazione del CLUB TENCO per l’invito del “supergruppo marchigiano Macina-Gang, al Premio Tenco 2004, della 29^ edizione della “Rassegna della canzone d’autore”, Teatro Ariston, Sanremo 28-29-30 Ottobre 2004)

 

 

“… La prima serata, più battagliera, ha fatto sfilare Caparezza, Alessio Lega, i Mariposa, La Macina e i Gang, in un tripudio di pugni chiusi, più l’ispirato Peter Hammill…” (Gino CASTALDO, Il “Tenco” nel segno dei Cetra, la Repubblica, 31Ottobre 2004)

 

 

“… In cartellone ci sono anche il supergruppo che riunisce il rock dei Gang e il Folk della Macina…” (Andrea LAFFRANCHI, Da domani a Sanremo il Premio della canzone d’autore, Corriere della Sera, 27 Ottobre 2004)

 

 

“… Il cast della serata inaugurale si completa con Alessio Lega, premio per il miglior esordiente… e la reunion di due gruppi storici della musica italiana, i Gang e La Macina, entrambi marchigiani. Il primo è alfiere di un combat rock che non conosce sosta, l’altro di una rigorosa ricerca e riproposta del canto popolare: dieci artisti in scena per unire il folk al rock d’autore, nel solco delle sperimentazioni che piacciano tanto al Club Tenco..."”(Gianni MICALETTO, La Stampa, 28 Ottobre 2004)

 

 

“… Poi il ritmo è salito, con le esibizioni di Caparezza, del mito Peter Hammil…, Alessio Lega (Targa come miglior esordiente), Macina/Gang (speciale reunion tra rock-combat e canto popolare)…” (Giulio GAVINO, La Stampa, 29 Ottobre 2004)

 

 

 “… Davvero ricco il parterre degli ospiti di questa edizione… Questa sera ci saranno… le due storiche band italiane Macina e Gang, fuse insieme per l’occasione…” (Giorgio GIORDANO, Al via la ventinovesima rassegna della canzone d’autore, L’Eco della Riviera, 28 Ottobre 2004)

 

 

“… Comincia questa sera la Ventinovesima Rassegna della Canzone d’Autore… La scaletta degli artisti sul palco prevede innanzitutto Peter Hammil, al quale andrà uno dei due Premi Tenco 2004 (l’altro … a Dulce Pontes), poi il rapper Caparezza… Alessio Lega & Mariposa, le due storiche band italiane Macina e Gang, che per l’occasione hanno deciso di unire le forze, e il cantautore romano Antonello Venditti”. (IL SECOLO XIX, 28 Ottobre 2004)

 

 

“ Da Troppi affar,Ccavaliere (1954, la rifanno gli Avion Travel) alla splendida E’ lunga la strada (Macina-Gang). Canzoni lievi, ma a volte taglienti; cast delle grandi occasioni. Un disco imperdibile”. (Dalla recensione al disco Seguendo Virgilio, Roberto CASALINI, Io Donna. Supplemento del Corriere della Sera, gennaio 2006).

 

*  *  *

 

APPARATO N. 3

 

massimo liberatori
voce, chitarra, ghironda


* Ha prodotto sei album di canzoni:

Fiori di campo”
“Alpha Draconis”
“no alibi”
“La storia dell’asino che non c’è più”
(Storie di Note)
“5” fuori posto (Storie di Note)
“Deragliamenti” (Storie di Note)

Secondo Premio al Concorso Nazionale Cantastorie "Giovanna Daffini 2008"

* Tre volte selezionato al “Premio Città di Recanati per la canzone d'autore”.

* Menzione d’onore al Concorso Nazionale Cantastorie “Giovanna Daffini” Motteggiana (Mn).

* Premio Foligno Festival”la tradizione e l’autore” dedicato a V. Fojetta.

* Presente sul cd “ Tribù Italiche – Umbria” di World Music Magazine.

* Presente sul cd book – per Giovanna Daffini – Percorsi Cantati

* Presente sul cd audio in abbinamento con il libro “Il suono intorno alla parola. Rapporto confidenziale sul lato nascosto della canzone d’autore. Volume II” a cura di Annino La Posta.

* Dagli anni ’80, svolgo attività concertistica su tutto il territorio nazionale collaborando e dividendo spesso il palco con vari personaggi del mondo della canzone. (Luigi Grechi, Claudio Lolli, Francesco Guccini, Gastone Pietrucci (La Macina) , Riccardo Tesi, Marino e Sandro Severini (Gang), Ellade Bandini, Massimo Moriconi, Ramberto Ciammarughi, Rodolfo Maltese, Francesco Di Giacomo, Mimmo Boninelli, Stefano Zavattoni, Marco Cocchieri, Adolfo Broegg Gabriele Russo e Goffredo Degli Esposti (Ensemble Micrologus), Pietro Fabbri (Quelli di Nocera), Raffaello Simeoni (Novalia), Ratti della Sabina, Ambrogio Sparagna, Riccardo Tesi…


Quando mi chiedono una biografia mi viene sempre in mente …quel cantautore che diceva:
“...io non so ancora se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito…”

Cosa scrivere allora per dire qualcosa che dia un idea di chi e’ quello che scrive queste canzoni e che vita ha fatto e sta facendo fin qui?

Se non vi interessa voltate pagina, altrimenti eccovi un po’ della mia vita cosi’ tanto mia ma in fondo poi cosi’ comune.

Nasco a Roma da mamma sabina e padre trasteverino…un vero quirite.
Fatto in casa all’Alberone ma cresco e studio a Garbatella.
A sette anni saluto il mio allegro papa’ e questo mi segnera’ il cuore come tutti gli sfortunati.
Ho fatto un po’ di collegio ho tifato in maniera “militante” per la magica Roma e lo faccio ancora anche se con molto pudore per il disgusto che ho del mondo del calcio.

Ho militato nel movimento anarchico e tuttora lo faccio anche se pure questo con molto pudore come con molto pudore sono affascinato dal senso del cristianesimo e con meno pudore dissento dal senso della curia.
Pero’ non riesco a generalizzare mai e cosi’ ho anche qualche bravo prete amico…

Dagli anni ’90 vivo in Umbria a Spello, il tevere e’ qui vicino…piu’ fresco e piu’ bello…

Faccio parecchi lavori, allevo asini, produco olio sul monte subasio, faccio un part time nel pubblico impiego, insegno canti popolari alle scuole elementari ecc… ma ho una sola professione che mi prende e da la vita:
scrivere canzoni.

Musicalmente in famiglia ho solo un nonno suonatore di bombardino nella banda garibaldina di Poggio Mirteto in Sabina. Ho iniziato istintivamente a scrivere canzoni non appena mi sono ritrovato tra le mani a scuola una chitarra.

In Umbria ho formato la
“bandaliberatori” un gruppo di musici piu’ o meno variabili che mi accompagna nei concerti.
Ho partecipato alla costituzione di un gruppo di esecuzione e ricerca di canti e balli della tradizione umbra
“sonidumbra” e insieme ad un altro gruppo “ li chjoardi” (in dialetto spellano e’ una larva di farfalla con un estremita’ fosforescente che anni fa veniva utilizzato, poveretto, per produrre unguenti medicamentosi) da cinque anni sto cercando di ricreare la tradizione scomparsa del Cantamaggio nella zona pedemontana della chiona di Spello.

Insieme a P. Foglietta e D. Cestellini faccio parte della direzione artistica di
“Canti e Discanti – world music festival di tradizione e d’autore” a Foligno.

L’ultimo sviluppo della bandaliberatori mi vede in sodalizio con
Maurizio Catarinelli grande cultore ed esecutore di blues.
Con lui “tra il blues e gli stornelli” ho prodotto l’ultimo grande lavoro “deragliamenti” con annesso concerto:
”zoccoli e stantuffi”.

 

MASSIMO LIBERATORI INIZIA LA SUA STORIA MUSICALE A ROMA COMPONENDO CANZONI FIN DA RAGAZZO E COSI’ PARLANO DI LUI...

“…Massimo Liberatori canta canzoni cantautorali, tra stornelli, musica da corte, atmosfere irlandesi, il folk e il country, usa melodie affilate come armi per smuovere l’indifferenza…mischia la concretezza di giorni carichi di vita, di storia e rituali con l’ingenuità di un sogno, quasi un miraggio…fa cantare persino i bambini…è insegnante di canzoni popolari alla Scuola Elementare Comunale di Spello, dirige un coro di bambini ed è tra i fondatori di un gruppo di esecuzione e ricerca di canti della tradizione umbra, Sonidumbra. Parlare solo della musica sarebbe limitante…”. Federico Scoppio – SUONO -

“Musica schietta e coinvolgente quella di Massimo Liberatori, che sintetizza molte contaminazioni…Nato a Roma, ma per lui non è stato difficile trapiantare l’ anima a Spello visto come ha saputo innestare il proprio canto, il proprio sentire sui temi e sui ritmi della tradizione popolare senza compiacenza reverenziale, senza condiscendenza pelosa, cercando anzi con vigore ed ironia di evocare il passato per raccontare il presente…per innovare…”. Piero Fabbri – giornalista -

“Massimo Liberatori, un cantastorie contemporaneo praticante di ruralità e cosciente di urbanizzazione… note di tradizione e parole di attualità… di buona presa per il popolo vero…”. Pietro Carfì - WORlD MUSIC MAGAZINE -

“…Attraverso un progressivo avvicinamento alla musica tradizionale, che lui stesso definisce di tipo emozionale, piuttosto che razionale e scientifico,ha stabilito i codici di una sua filosofia estetica maturata sul campo…”.
Claudio Bianconi – giornalista –

Presentazione cd “storia dell’asino che non c’è più : “…gli anziani ascoltavano silenziosi nei loro ricordi di gioventù, mentre i bambini con gli occhi sognanti cercavano di immaginare…Massimo ha saputo ancora una volta incantare il cuore del suo pubblico” Simona Fuso – giornalista-

 

 

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APPARATO N. 4

 

 

Ulteriori Informazioni su siman tov

Siman Tov è un progetto di musica klezmer formato da cinque musicisti di Rimini e dintorni. Tutto inizia nell'estate del 2005 quando Fabrizio (fisarmonica e pianoforte) inizia a suonare in duo con Martino (clarinetto) appena tornato da Lione dopo un anno di studio e concerti in strada di musica klezmer con una band locale; insieme formano un duo di musica tradizionale ebraica chiamato "Siman Tov". A loro si unisce poco dopo Tiziano (fisarmonica, percussioni e flauti) che già collaborava con Fabrizio in un progetto di musica etnica e il duo dei "Siman Tov" diventa così trio. Il suono del clarinetto richiama alla perfezione le atmosfere della musica ebraica dell’est europa evocandone i colori e la magia mentre le fisarmoniche e talvolta le percussioni fanno da tappeto sonoro al tutto. Il repertorio è composto da tradizionali ebraici dai ritmi travolgenti ma spesso malinconici; qualche tempo dopo il trio diventa quartetto con l'aggiunta del contrabbasso di Nicolò Fiori e attualmente anche quintetto con la collaborazione del violino di Gioele Sindona. In questi anni il gruppo ha collezionato tanti concerti e tante emozioni in feste, teatri, presentazioni letterarie, sinagoghe, locali, festival buskers (Cremona, S.Sofia, Ludwigsburg) e tanti concerti in strada, sia in Italia che all'estero. Il repertorio oggi è formato da tradizionali klezmer come da musica balcanica, melodie bosniache e musica dell'est Europa. Del 2009 è la collaborazione live con il contrabbassista santarcangiolese Andrea "Atto" Alessi. Tuttora i "SIMAN TOV" si esibiscono nella formazione dal duo al quintetto. La musica dei “Siman Tov” è stata incisa in un disco chiamato "Incipit" nella formazione del duo originario (fisarmonica e clarinetto) cui fanno seguito un disco chiamato "Spaghetti Klezmer" composto di 10 brani di musica klezmer suonati in trio e quartetto e l'ultimo "Tanzn" del 2008 suonato totalmente in quartetto. FRA I TANTI CONCERTI RICORDIAMO IN ORDINE SPARSO: StrassenMusicFestival (Ludwigsburg Stoccarda) 2008, Cremona Busker Festival 2007, Santa Sofia Busker Festival "Distradainstrada" 2007 e 2009, Migrantica Festival a Cupello Chieti 2008, "FiestaGlobal" Montefabbri di Colbordolo 2008 e 2009, Festival Adriatico Mediterraneo di Ancona 2008 e 2009, Sinagoga di Soragna (PR) 2008, Teatro degli Atti in Rimini 2008, Teatro Moderno Savignano, Cinema Teatro Supercinema Santarcangelo, Teatro Sanzio Urbino, Teatro San Biagio Cesena 2008, Mulino di Amleto 2008, Museo di Montegridolfo 2007, Museo di Rimini 2006, Mangialamusica Forlì 2008 e 2009, Nottearcobaleno Pesaro 2008, Notte bianca universitaria Cesena 2008, Festa del pane Maiolo 2008, Biosalusfestival Urbino 2008 e 2009, Teatro Astra Bellaria 2008, Mostra del tartufo di S,Angelo in Vado 2007 e 2008, Sagra del formaggio di fossa Talamello 2008, Paganello International Fresbee Competition 2009, manifestazioni in strada a Meldola, Cervia, Cantiano, Pesaro, Urbino, Savignano, Santarcangelo, Forlimpopoli, Cesena, Forlì, Fano, ecc. Fra gli altri locali Albero dei Pavoni Montiano, Osteria da Oreste Santarcangelo, Harissa Rimini, Neon Bar Rimini, Eh pub Savignano, Hasta Luego Rimini, Mama's club Ravenna, Osteria Sottosopra Cesenatico, Osteria Rintocco San Giovanni in Marignano, Osteria Vecchia Botte Morciano, Circolo Velico Riminese, Centro Giovani SIP Novafeltria, Ristorante Lago Lungo San Piero in Bagno, Casina Pontormo Bertinoro, Khatawat Forlì, ecc.ecc.ecc.

 

 

APPARATO N. 5

 

Introduzione alla musica klezmer

di Moni Ovadia   

La parola klezmer viene dalla fusione di due parole ebraiche, kley e zemer, letteralmente strumento musicale. La musica klezmer dunque, volendo definire sé stessa, si definisce tautologicamente musica strumentale. Eppure questa definizione un po' ingenua in una certa misura ci spiega la ragione d'essere profonda di questa musica venuta da lontano, da lontano nel tempo e nello spazio, che cionondimeno affascina e commuove persone apparentemente ad essa estranee. In termini sintetici, familiari ad un pubblico giovanile, il klezmer è insieme una fusion music e una soul music.

Fusion music in quanto è musica di sincretismo che fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed espressive che provengono da differenti aree geografiche e culturali; soul music perché esprime profondamente sentimenti di un popolo, il suo travaglio, la sua estasi, la sua esistenza, la sua fede.

 Il klezmer si genera all'interno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, in particolare delle comunità khassidiche, ed è patrimonio e prerogativa di musicisti che per scelta o costrizione sono in continuo movimento.

Le forme musicali presenti nel klezmer provengono da un'area territoriale molto vasta che comprendeva: l'Impero Austro-Ungarico, tutto l'Impero zarista fino a lambire consistentemente l'Impero Ottomano, ragione per la quale si avvertono influenze della musica greca e di quella turca.

Lo strumento emblematico del mondo ebraico degli zhtetl e dei ghetti è sicuramente il violino, ma nel klezmer acquisterà crescente rilievo il clarinetto apportando un contributo centrale che marcherà il carattere delle sonorità più tipiche. Ma svolgeranno un ruolo importante anche gli ottoni, in particolare la tromba, gli strumenti percussivi, melodico percussivi come il cymbalon e altri strumenti come il cello, usato in funzione di bassetto portatile.

 Il klezmer, in quanto musica tradizionale, non nasce per ragioni meramente estetiche, ma con la funzione di accompagnare eventi della vita delle comunità da cui proviene. Quindi questa musica era intimamente legata alla vita ebraica e al popolo dell'ebraismo est-europeo e veniva eseguita in occasione di matrimoni, nascite e circoncisioni, maggiorità religiose, feste e riti, segnava in generale il ritmo dell'esistenza degli ebrei intrecciata con lo studio e la prassi della Torah. Legato al destino della sua gente, il klezmer ha subito ogni sorta di vessazione. Ha subito proibizioni, revoche delle proibizioni, revoche delle revoche.
È stato in balia del ridicolo furore di poteri locali laici e religiosi che ne chiedevano il contingentamento, così che era lecito esibirsi in un trio ma non in un quartetto e altre bizzarie del genere.

Una musica dalla vita estremamente travagliata ma che, nascendo dalla profondità dei sentimenti della sua gente, è riuscita ad arrivare fino a noi integra e vitale resistendo alle temperie delle migrazioni, prima la fuga seguita alla dissoluzione dello Shetl (per accogliere una espressione dello scrittore Joseph Roth), poi la massiccia emigrazione degli ostjuden negli Stati Uniti dove questa musica ha conosciuto una nuova stagione. Si è contaminata con il jazz e lo ha verosimilmente influenzato nel periodo del suo formarsi come espressione artistica originale.

La familiarità del klezmer con l'improvvisazione ha evidentemente favorito questo incontro. Musicisti ebrei di origine est e centro Europa come Benny Goodman e George Gershwin hanno probabilmente e vissuto il klezmer in ambito familiare.

La musica klezmer non cesserà mai di esistere negli USA, ma vi conoscerà un declino negli anni fra i ’30 e i ’60 a causa dell'ardente aspirazione della prima generazione di ebrei "born in U.S.A." di integrarsi e confondersi nella nuova patria. In seguito la sua inestinguibile forza vitale troverà nei nipoti e nei pronipoti della generazione dei maestri, nuovi profeti e il klezmer conoscerà un impetuoso revival nord-americano negli anni ’70 e ’80, quindi dilagherà in Europa, in particolare in Francia, Germania, Olanda e da ultimo anche in Italia.

In Israele il mitico clarinettista Giora Feidman sarà il mirabile e ineguagliato musicista-ponte fra la grande tradizione del passato e il futuro ancora tutto da scrivere. Ma qual'è identità intima di questa musica, cosa la differenzia dalle espressioni musicali dell'est-Europa, verso le quali ha debiti evidenti ed imprescindibili.

 Il suo specifico è il filo rosso del canto sinagogale, del nigun khassidico, la melodia paraliturgica, creazione di geniali cantori su memorie antiche cha hanno ancora il sapore di quel deserto dove l'uomo si smarrisce per incontrare il divino. E questo filo è ineluttabilmente intessuto nelle fibre dei suoni, così come nell'ordito che forma il tessuto di quella musica.

I modi, lo stile, melismi, espressioni, tensioni espressive dell'arte cantoriale sono ripresi e assimilati nell'intenzione esecutiva ed espressiva dei klezmorin (i musicisti klezmer). Lo sono tecnicamente, ma lo sono soprattutto nell'interiorità, "nell'essere cantati", più che nel cantare. I klezmorin provenivano spesso dal mondo della sinagoga, che è insieme teatro e teatro d'opera ebraico, erano stati khazanim, cantori, o meshorerim, aiuto-cantori.

Il klezmer, secolarizzandosi e laicizzandosi, è in qualche misura "decaduto", ma nel suo profondo mantiene i suoi geni di musica "povera" proveniente da una cultura a lungo vessata e disprezzata, è musica "sporca", mai salottiera, non è fatta per essere commerciale, anche se lo scempio mercantile non l'ha risparmiata.

I giovani che entusiasticamente vi si avvicinano devono avere la consapevolezza che il popolo che ha generato il klezmer ha vissuto un destino unico, è stato sradicato dalla terra d'Europa, la sua terra, è stato annientato e bruciato nel silenzio. Questo mondo e i suoi segni ci parlano da un infinito dolore e pure riescono a trasmetterci vita e gioia nel loro essere sospesi fra cielo e terra, fra il divino e la sua assenza.

Chi sceglie di vivere con essi e di esse non può prescindere dalle loro singolarità, deve curarsi di non museificarli, né per converso di ucciderli con la banalità delle kermesse festaiole.

 

 

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APPARATO N. 6

L’INDIMENTICABILE DOMENICO MODUGNO

Tra musica folcloristica e testi intelligenti, inventò un nuovo fenomeno musicale e di costume

 

“Nella storia della musica leggera italiana, il primo ad opporsi alla canzone banale e solo commerciale, rinunciando anche ai gorgheggi ed ai vocalizzi della cosiddetta “canzonetta all’italiana”, fu Domenico Modugno.

Portò una ventata di novità, quando lanciò alla radio canzoni che raccontavano storie semplici, tratte dalla vita di tutti i giorni.

Diede vita ad una nuova moda musicale, basata su testi intelligenti (o, come qualcuno li definisce oggi, “impegnati”) e con musiche quasi sempre ispirate al genere folcloristico.

Ma, soprattutto, fu il primo cantautore italiano.

In un’intervista, dichiarò: «Da subito io ho cominciato a dare importanza alle parole. Ascoltavo il mondo musicale dell’epoca e notavo che i testi non avevano nessun significato, oppure pochissimo. Allora ho cercato subito, in una canzone, la storia. Così ho cominciato, ad esempio, con il Gatto nero, con la storia di questo gatto che parla con un uomo e si lamenta: “Io sono nero … Perché tutti mi scansano?”. Allora lui gli dà un consiglio: “Vai da un mio amico pittore e fatti dipingere di bianco, così non avrai più questo problema”. Il gatto nero va dal pittore, si fa dipingere di bianco e ritorna da quell’uomo, il quale lo riconosce, ma lo prega di non tagliargli la strada, anche se non è più nero. Questa è stata una delle prime storie. Poi è venuta quella dell’asinello ubriaco che non voleva camminare, fino al culmine della storia del Pesce spada: addirittura qualcosa come Giulietta e Romeo in mare!».

Il grande Domenico Modugno, nelle sue canzoni, dava importanza sia al testo che alla musica. Anche se, quasi sempre, partiva da una storia, e la musica nasceva a completamento delle parole.

Fra le sue composizioni più belle, come non ricordare Vecchio frack..

Alla domanda come nacque questa canzone, rispose: «Mah, non lo so … Anzi, so come è nata, ma non so come è uscita proprio quella storia. Lo spunto mi è venuto dalla cronaca: come per il Pesce spada avevo letto sul giornale di un pesce che si era ucciso per amore, così per Vecchio frack mi aveva colpito il fattaccio di un nobile, un giovane bello, ricco, elegante, con una bella moglie, che si era tolto la vita buttandosi dalla finestra. Io non capivo perché aveva compiuto questo gesto; o, forse, lo capivo, ma preferivo non capire. Così, partendo dalla suggestione dell’articolo di cronaca nera, è nata la storia fantastica, trasfigurata, dell’uomo in frac. La canzone non ha nulla di drammatico: è una storia ironica, d’un uomo che si abbandona e se ne va …».

Modugno sentì sempre il bisogno di dare un’interpretazione al testo, quasi di recitarlo. In questo fu anche facilitato dal suo essere attore. Il Modugno attore nacque, infatti, prima del Modugno cantante. Arrivato giovanissimo a Roma, si iscrisse come attore al Centro Sperimentale di Cinematografia, vincendo una borsa di studio per due anni consecutivi.

Ma il traguardo più grande lo raggiunse quando Salvatore Quasimodo gli fece musicare due sue poesie: Le morte chitarre e Ora che sale il giorno.

Fu l’unico musicista al quale Quasimodo diede il permesso. Altri compositori glielo avevano chiesto, ma Quasimodo si era sempre rifiutato.

Il motivo di quella scelta non ha bisogno di essere ricercato. Mimmo era il più bravo di tutti. E, ascoltando bene, continua ancora ad esserlo”.

 Alfonso MASSELLI

 

 

 

 

PIERO CIAMPI- LUIGI TENCO-FABRIZIO DE ANDRÈ

Tre destini d’autore nella canzone del Novecento

di  Francesco SCARABICCHI

 

 

Continua sempre questa esistenza,

questo deserto pieno di voci.

Piero Ciampi

 

Ciampi, Tenco, De André: tre destini d'autore nella canzone del Novecento, tre vie maestre, pur nelle profonde distinzioni tematiche e di stile, che hanno le trame del vivere come denominatore comune, tra solitudine e amore, tra desolazione e meraviglia, tra incanto e sconfitta. I protagonisti dei loro racconti sembrano, spesso, dei perdenti, vinti da una realtà che non riesce a comprenderli; in verità, ognuno trema quel tanto che basta per sentirsi inadeguato, felice quel tanto che è impossibile, libero quel tanto che imprigiona. Ciampi toscano di Livorno dove era nato nel '34, Tenco piemontese di Cassine dove era nato nel '38; De André ligure di Genova Pegli dove era nato nel '40. Ognuno ha segnato un sentiero indelebile proprio considerando quel tanto di estraneità - soprattutto Ciampi - e di ruvida adesione sociale. L'idea della canzone civile o di "protesta", secondo un lessico improprio degli anni Sessanta, ha assunto in loro una pronuncia estremamente obliqua, laterale, sempre dettata da una inadattabilità ad ogni conformismo, ad ogni normalizzazione, ad ogni consenso. Un incedere "anarchisant", con tutte le arrese dolcezze di chi non offende e sceglie la fedeltà alle minoranze. L'opera dei tre chansonnier è attraversata da una nuova ricerca interpretativa e da un'intensa adesione a quegli universi tematici, testuali e musicali anche in virtù dei ponti di congiunzione costituiti dal "parlato" del narratore che tenta di illuminare i quartieri del senso e le "isole" di verità e bellezza che le canzoni contengono e conservano, nonostante il passare del tempo. Il concerto nasce dalla vocazione profonda di chi si ostina a confermare la solidità della parola e la tremante libertà della musica nel cuore della vita di ognuno, donando una "goccia di splendore" che irradi l'ombra d'ogni quotidiana amarezza, d’ogni perenne ingiustizia.

 

 

 

 

 

Luigi Tenco

Nato nel 1938 a Cassine, in provincia di Alessandria, il suo esordio discografico avviene nel 1959. Cresciuto artisticamente a Genova, da profondo appassionato di jazz, partecipa a differenti esperienze musicali in gruppi che ebbero, tra le fila, anche Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. I suoi miti di allora si chiamano Jelly Roll Morton, Chet Baker, Gerry Mulligan, Paul Desmond. Dal 1959 al 1963 incide per il gruppo Ricordi un album che prende il suo nome e una ventina di singoli, tra i quali "Mi sono innamorato di te" e "Io sì". Dal 1964 al 65 incide per la un altro album "Luigi Tenco", intitolato ancora una volta, stranamente, con il suo solo nome e tre singoli. In questo periodo il cantante alterna le canzoni d'amore (Ho capito che ti amo, Ah .. l'amore, l'amore) con ballate di carattere sociale (Vita sociale, Hobby, Giornali femminili e altre ancora), che saranno pubblicati però solo dopo la sua morte. Nel 1966 firma un contratto con la RCA, per la quale pubblica un album (Tenco) e due singoli, Un giorno dopo l'altro e Lontano, lontano. Nel 1967 partecipa, con Ciao amore, ciao, allo sfortunato Festival di Sanremo che acuirà una già profonda crisi interiore che il sensibile cantante covava da tempo. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 viene trovato morto nella camera da letto dell’Hotel Savoy dove alloggiava.

              

[…] Non è poi così distante, il Tenco della gioventù, dal protagonista del film La cuccagna (per la regia di Luciano Salvo, nel 1962, con la sceneggiatura che vede collaboratore Goffredo Parise), tra un delicato cinismo e la rabbia amara, nel solco di una inappagata domanda a cui non c’è risposta perché chi la pone è già al di là d’essa, con tutta la dolorosa innocenza di un adolescente che sa senza saperlo […] l’andatura strana di lui che cammina, al fianco della ragazza, con le maniche della camicia rimboccate, lo sguardo senza sogni di chi non ha illusioni […], la timidezza tagliente e nascosta dell’idealista Tenco, le sue paure e i suoi brividi, lo spessore solido di una maturità pagata e avuta presto, con la precocità che, a volte, la vita riserva ad alcuni senza sapere se sarà un dono o un male. Riferiscono di un Tenco superbo sassofonista (il sax contralto, un Selmer Aristocratic, come Desmond, come Parker) e di un vocalista altrettanto abile. Qualità insospettate e pure presenti in lui. Del resto, basta calarsi nei fondali di Ho capito che ti amo, Vedrai, vedrai, Uno di questi giorni ti sposerò (fraseggi o monologhi frantumati sui quali tentava di rimodulare la grande lezione soprattutto di Desmond) per subito accorgerci di dove sia il senso del suo lavoro e del suo lascito, un senso solido che perviene all’arte della propria espressione. […] “In un paese come il nostro dove l’amore gronda convenzione in ogni sua descrizione ufficiale, l’affermazione (“Mi sono innamorato di te/perché non avevo niente da fare […]” - ndr.) è suonata come una bestemmia, ma se avessimo tutti un briciolo di coraggio, quanta verità scopriremmo in questa sincera dichiarazione”. Aveva chiamato, nella canzone italiana di quella fine degli anni Cinquanta e sull’aprirsi del nuovo decennio, la concreta vicenda quotidiana di uomini e donne, sentimenti e sensi nella cadenza del tempo di ognuno, nello spazio fisico della vita. […] Con lui scompaiono i languori e le anemie, le piccole santità domestiche e le illibatezze perenni di generazioni di strofette insulse e ridicole; con lui inizia il respiro del femminile, la complessa e struggente trama di storie e figure che scorrono, stagioni e ambienti, atmosfere e attese, silenzi e noia. Il suo mondo poetico e musicale lo si definisce, se si comprende l’opera di abbassamento e riduzione all’interno della quale ha agito, cancellando le coloriture strapaesane e la piccola borghesia del sentimentalismo e della sublimazione provinciale; la sintassi di Tenco è cucita intorno al parlato, ai modi e ai tempi di un linguaggio della canzone che aderisce alle cose senza descriverle, senza contornarle. […]. Il tempo passò e Il mio regno chiariscono più di ogni altro discorso la sua posizione. […]

 

Piero Ciampi

Piero Ciampi, nasce nel 1934 a Livorno. Terminate le scuole superiori si iscrisse alla facoltà di ingegneria dell' Università di Pisa ma la abbandonò dopo aver sostenuto circa metà degli esami. Tornato a Livorno mise su, con i fratelli Roberto e Paolo, un trio in cui lui era il cantante. Per vivere lavorava in una ditta di oli lubrificanti del porto. Il periodo del CAR lo svolse a Pesaro dove passava le serate in libera uscita suonando nei locali della zona insieme a tre commilitoni tra cui Gianfranco Reverberi. Già durante questo periodo si ricordano le sue grandi bevute, il suo carattere che lo porta a cercare la rissa. Tornato a Livorno suona il contrabbasso da autodidatta in piccoli complessini della zona. Nel ’57 l’iquietudine lo porta a Genova, dove incontrò Reverberi, per poi andare a Parigi. Qui si arrangiava cantando per poche lire le sue poesie in alcuni ambienti parigini dove lo chiamavano "l'italianò". Conobbe Louis-Ferdinand Céline e uno sconosciuto Georges Brassens. Nel 1961 pubblica il suo primo disco. Il nome che compare in copertina è quello di Piero Litaliano. Nel 1963 il suo primo album: Piero Litaliano

Tornò a Livorno e poi fu a Roma. In questo periodo Ciampi si dedica a composizioni più orecchiabili e firma canzoni per altri interpreti. Tutti gli anni sessanta sono anni di vagabondaggi: Svezia, Spagna, Inghilterra, Irlanda, forse addirittura Giappone. Scappa senza dire niente a nessuno. Così come scappano le sue donne e i figli che ha con loro. Sempre più inseparabile resta la bottiglia. Ad apprezzarlo e riconoscerne la grandezza di autore ed interprete sono solo alcuni amici dei primi anni milanesi tra cui Gino Paoli che da tempo interpretava sue canzoni. Si trascinava da un club all'altro, spesso senza concludere i concerti e litigando con organizzatori, baristi e ascoltatori. In questi anni tornò spesso a Livorno. Morì a Roma il 19 gennaio 1980 per un cancro alla gola.

 

[…] Perdersi, dissipare, cancellare le tracce e il passaggio, seguire il filo dorato e terribile della propria inquietudine, del proprio disadattato stare al mondo, ardere e amare, scegliere la presenza dell’addio, coniugare il buio con le occasioni, la luce con le sconfitte. Scendere senza salire. “non fa alcuna differenza/tra un anno e una notte/tra un bacio e un addio” dicono alcuni versi di Ha tutte le carte in regola. La flagranza è la verità di Ciampi, l’essere colto sul fatto da se stesso, consapevole della virtù del presente, di quel lampo accecante e profondo che incide in maniera indelebile le tracce della vita negli uomini. Le donne, il gioco, il vino, la spesa totale senza certezza di nulla. E’ la sua voce a dirlo, quel misto di fumo e sensi così maschile da rivelare tutte le tenerezze arrese di cui era capace. Ironia di sale amaro e dolcezza vetrosa, ruvido che nasconde la nudità del pudore. I suoi versi compongono una sorta di lungo diario d’esistenza toccato dalle isole sensibili dell’esistere, affetti, legami, addii. Canzoni come giorni, strappi di accordi e parole solide come minerali. Bambino mio, Tu no (“io non so più come fare,/non capisco questa vita”), L’ultima volta che la vidi (“io non posso più andare/ tra i sorrisi della gente/né chiedere alle cose un posto in mezzo a loro”), sono solo alcuni dei molti esempi per definire il disegno umano di Ciampi, la sua terra esistenziale. Una vocazione assoluta e tenace d’annientamento dentro l’ardere di un destino indomabile. Qui e altrove, fra la cruda realtà dei giorni e l’utopia. Poche identità della canzone d’autore gli somigliano, poche esperienze di musica, voce e testo riescono a consegnare la complessità davvero unica della sua opera continuamente riscritta, variata, cucita e scucita. “Una sola moltitudine” si potrebbe dire con Pessoa, una folla di mutevoli registri e pronunce tutte chiuse nella plurale vibrazione delle “anime” sonore che si alternano nei racconti delle canzoni, in quegli scheggiati romanzi in cui lui entra di quinta, obliquo al suo essere e alla storia, implorante, tragico, sciatto, ironico, dolce, sprofondato nel gorgo delle ombre, esaltato come un dio di vino e d’aria. Il Natale è il 24: “Ho una folle tentazione/ di fermarmi a una stazione,/ senza amici e senza amore.” C’è solo un modo per scandire quelle strofe dentro il parlato armonico: affidarli alla radice della loro verità muta, degli abissi solitari in cui trova la forma per farsi respiro di un dolore o di uno scacco subito. Ciampi possiede la forza della grazia e la ferocia del chiodo sul vetro: “E questa vita che continua/amare senza di te …/Continua sempre questa esistenza,/questo deserto pieno di voci.”. E’ Litaliano di Non so più niente, spietato e azzurro come un angelo […]

 

Fabrizio De Andrè

Nasce nel 1940 a Genova (Pegli). Nel '51 inizia la frequentazione della scuola media Giovanni Pascoli ma una sua bocciatura, in seconda, fa infuriare il padre in maniera tale che lo demanda, per l'educazione, ai severissimi gesuiti dell'Arecco. Finirà poi le medie al Palazzi. Nel 1954, sul piano musicale, affronta anche lo studio della chitarra con il maestro colombiano Alex Giraldo Il suo primo gruppo suona genere country e western, girando per club privati e feste ma Fabrizio si avvicina poco dopo alla musica jazz e, nel '56, scopre la canzone francese nonché quella trobadorica medievale. Il suo primo disco esce nel '58 (l'ormai dimenticato singolo Nuvole barocche), seguito da altri episodi a 45 giri, ma la svolta artistica matura diversi anni dopo, quando Mina gli incide La Canzone di Marinella, che si trasforma in un grande successo. Tra i suoi amici di allora, Paoli, Tenco, Villaggio. Nel '62 sposa con Enrica Rignon e nasce il figlio Cristiano. Si batte contro l'ipocrisia bigotta e le convenzioni borghesi imperanti, in brani diventati poi storici come La Guerra di Piero, Bocca di Rosa, Via del Campo. Seguirono altri album, accolti con entusiasmo da un pugno di cultori ma passati sotto silenzio dalla critica. La stessa sorte segnò album stupendi come La buona novella, 1970, una rilettura dei vangeli apocrifi, e Non al denaro né all'amore nè al cielo, l'adattamento dell'Antologia di Spoon River, firmato insieme con Fernanda Pivano, senza dimenticare Storia di un impiegato profondo lavoro di marca pacifista. Solo dal 1975 De André, schivo e taciturno, accetta di esibirsi in tour. Nel 1977 nasce Luvi, la seconda figlia dalla compagna Dori Ghezzi. Proprio la bionda cantante e De André sono rapiti dall'anonima sarda, nella loro villa di Tempio Pausania nel 1979. Nel 1981 Indiano dove la cultura sarda dei pastori è accostata a quella dei nativi d'America. La consacrazione internazionale arriva con Creuza de ma, nel 1984. Nel 1990 pubblica Le nuvole. Nel 1996 torna sul mercato discografico con Anime Salve. L'11 gennaio 1999 Fabrizio De André muore a Milano.

 

[…] La canzone dell’amore perduot”, Per i tuoi larghi occhi, Valzer per un amore, Via del Campo. Subito è la febbre, improvvisa, alta, una vertigine portata dalla sorte per uno di quei doni che, ad un angolo della vita, attendono come i veri miracoli del mondo scegliendo la bellezza per manifestarsi e toccarti togliendoti la pace come un amore che non ti aspetti. E’ con De André che si comprende che una canzone scivola via dalla dorata “evasione” per entrare, narrando, in altre stanze, provocatoria e irriverente, lirica e misurata, armonica e complessa, semplice e politica. Tutto l’intero percorso della sua storia (dai valzer alle ballate, dal sale goliardico di Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - scritta nel ’63 con Paolo Villaggio - fino a Smisurata preghiera  - scritta nel ’96 con Ivano Fossati -, ultimo passo “per consegnare alla morte una goccia di splendore/di umanità di verità”) è un’accanita domanda sul senso dell’esistere nel mondo pronunciata in italiano, in sardo, in napoletano, in genovese, meridiana e mediterranea, tra un antico Organino di Barberia e un’arpa paraguaiana, tra la “bocca infedele” di Barbara e “il vomito dei respinti”, sempre dalla parte di chi perde, di chi sente l’odore dell’ombra pesare sull’intero destino, fine alla fine. Le creature di Fabrizio lo sanno da sempre che forse il male è la coscienza mutilata della solitudine, il sintomo della disperazione, cella in cui pende Michè o il tavolo a cui siedono i quattro pensionati della città vecchia; il drogato le cui parole hanno perduto forma e accento o il pescatore assopito “con un solco lungo il viso”; il Tito delle tre croci sul Golgota che ha pietà di Cristo o il blasfemo della collina di Spoon River cui “cercarono l’anima a forza di botte”; il bombarolo che rinuncia alla sua ora di libertà in carcere per non “respirare la stessa aria/di un secondino” o l’ ”amico fragile” “evaporato in una nuvola rossa/in una delle molte feritoie della notte”; Andrea che sceglie un pozzo più profondo di lui; il Pasolini di Una storia sbagliata o il servo pastore che non sa ancora quale sia il suo vero nome; il bambino di Sidone con la sua piccola morte o Pasquale Cafiero, “brigadiero del carcere” dov’è recluso con Don Raffaè; le “spose bambine” “con le vene celesti dei polsi” pronte per la carità d’ogni giorno e i “servi disobbedienti/alle leggi del branco” nell’attesa che la fortuna “li aiuti/come una svista/come un’anomalia/come una distrazione/come un dovere”. […]Indiani d’America, banditi, ladri, assassini, fannulloni, vinti, perdenti, esclusi, emarginati, zingari, puttane, travestiti, transessuali, dispersi, anarchici, impiegati in rivolta, usurai, stregoni, solitari, suicidi, matti, ubriachi, indifesi figli e “vittime” di questo mondo. […]

 

Francesco Scarabicchi,  dall’introduzione al Concerto-Spettacolo: La Macina-Gang-Francesco Scarabicchi, “La polvere si alza”

(Luigi Tenco-Piero Ciampi-Fabrizio De Andrè), 2006.

 

 

 

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APPARATO N. 7

Doug Yule                                                                                                                                                                                                                Curriculum

Douglas Alan Yule (25 febbraio 1947) è un cantante e musicista statunitense, conosciuto soprattutto per essere stato un membro dei Velvet Underground dal 1968 al 1973.

Biografia / Gli esordi

Yule iniziò a suonare negli anni '60 con varie band della sua nativa Boston. Nel 1968 fece parte di una band chiamata The Grass Menagerie insieme a Walter Powers e Willie Alexander.

Con The Velvet Underground  (1968-1970 )

Quando nel 1968 Lou Reed cacciò John Cale dai Velvet Underground, Yule prese il suo posto. La sua prima apparizione in studio fu sul loro terzo album, The Velvet Underground (1969), suonando basso e organo e come prima voce nella ballata "Candy Says". Il contributo di Yule all'album fu considerevole e il fatto che lui cantasse tornò molto utile quando la voce di Lou Reed era stremata dai tour. Mentre Cale era stato un bassista sperimentale, Yule era considerato tecnicamente più competente al basso e il suo stile era adatto al desiderio di Lou Reed di muoversi verso una direzione più tradizionale. Al quarto album della band, Loaded (1970), il suo ruolo divenne più prominente, cantando come voce principale svariate canzoni ("Who Loves The Sun", "New Age", "Lonesome Cowboy Bill", e "Oh Sweet Nuthin'") e suonando sei strumenti (comprese tastiere e batteria). Il fratello di Yule, Billy, prese parte alle registrazioni come batterista, visto che Maureen Tucker era incinta e, quindi, assente durante quasi tutto il periodo in studio.

1970-1973

Lou Reed lasciò i Velvet Underground nel 1970. Yule, Tucker e Sterling Morrison decisero di continuare a esibirsi come Velvet Underground con Yule alla voce e Walter Powers che fu ingaggiato come nuovo bassista del gruppo. Morrison lasciò la band nel 1971 e venne rimpiazzato alle tastiere da Willie Alexander, ma nel 1972 sia Tucker che Alexander e Powers lasciarono la band. Con altri musicisti Yule fece altri due tour sotto il nome di Velvet Underground negli anni 1972-73 e registrò l'album Squeeze (1973). Dopo il tour finale dei Velvet Underground nel 1973 con Yule come frontman il nome fu ritirato.

Dal 1973 ad oggi

Durante un'intervista per la radio il 26 dicembre 1972, venne chiesto a Lou Reed se sapesse dove Doug Yule si trovasse, e lui bruscamente rispose "Morto, spero". Quando l'intervistatore disse che lui aveva frequentato il liceo insieme a Yule e disse a Reed "Non puoi dire questo", Reed replicò che lui avrebbe potuto e che aveva detto quello, ma che non voleva dire proprio quello. (Questa intervista si può trovare sull'album live "American Poet", uscito nel 2001.)

Dopo aver smesso di esibirsi con i Velvet Underground, Yule andò in tour con Lou Reed, e suonò il basso nell'album solista di Reed Sally Can't Dance (1974). Apparve anche in Night Lights (1976) di Elliott Murphy, e cantò e suonò la batteria con gli American Flyer, una band che fu attiva dal 1976 al 1978 e che pubblicò due album. Dopo che gli American Flyer si sciolsero, Yule si ritirò dalla musica e divenne un ebanista.

Durante gli anni 90, Yule (che intanto si era spostato verso la Baia di San Francisco) tornò alla vita pubblica, rilasciando qualche intervista e scrivendo un necrologio per Sterling Morrison, che morì nel 1995. Prese in mano il violino e iniziò nuovamente a registrare nel 1997. Una canzone chiamata "Beginning To Get It" apparve nella compilation "A Place to Call Home" nel 1998. Fece qualche concerto nel 2000, e il live album "Live in Seattle" fu pubblicato in Giappone nel 2002. Partecipò anche al live album "Moe Rocks Terrastock" della Tucker.

Quando i Velvet Underground si riformarono nei primi anni 90, Sterling Morrison spinse per la partecipazione di Yule ma Lou Reed e John Cale non lo permisero. Quando nel 1996 i Velvet Underground vennero ammessi alla Rock and Roll Hall of Fame, Yule fu escluso dalla cerimonia.

Vita privata

Yule attualmente vive a Seattle con suo figlio Dan. Suona e costruisce violini a Ballard. Nel 2006 ha suonato il basso per The Weisstronauts, un gruppo surf-rock di Boston, durante un loro breve tour. Dal 2007 è membro di una band chiamata RedDog.

Discografia

Con i Velvet Underground

  • The Velvet Underground (1969)
  • Loaded (1970)
  • Live at Max's Kansas City (1972)
  • Squeeze (1973)
  • 1969: Velvet Underground Live with Lou Reed (1974)
  • VU (outtakes compilation, 1985 [1968-1969])
  • Another View (outtakes compilation, 1986 [1967-1969])
  • Chronicles (compilation, 1991)
  • Peel Slowly and See (box set, 1995 [1965-1970])
  • Final V.U. 1971-1973 (live box set, 2001 [1971-1973])
  • Bootleg Series Volume 1: The Quine Tapes (live, 2001 [1969])
  • The Very Best of the Velvet Underground (best of, 2003 [1966-1970])

Con gli American Flyer

     *   American Flyer (1976)

  • Spirit of a Woman (1977)

Solo

Live in Seattle (2002)

Con i RedDog

Hard Times (2009)

Altro

     *   Lou Reed: Sally Can't Dance (1974)

  • Elliott Murphy: Night Lights (1976)
  • Maureen Tucker: Moe Rocks Terrastock (2002)
  • Weisstronauts: Instro-tainment (2008)

 

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APPARATO N. 8

 

rosa è rosetta

 

C’è una rosetta al centro di questa storia, una rosetta che non è una donna, ma potrebbe anche essere.

Anzi un tempo potrei aver incontrato una ragazza con questo nome, un nome da anni ’50, un nome da campagna (da compagna forse?), non di mare, li semmai si chiamerebbe all’acqua di rosa, o rosa d’acqua, Rosmarina, ma mai Rosetta.

Rosetta vive nella dispensa, calda di forno, profumata di legna e di  benessere appena conquistato, coccolata, protetta insieme alle gemelle fragranti  speziate e sospese tra il caffè e  l’ora di pranzo.

Rosetta è a forma di rosa, a forma di fame, fame di  mortadella di quelle fette aromatiche posizionate  a strati di piacere da condividere con se nelle ore di mezzo.

Quel giorno non pensavo a rosetta, però sentivo fame verso le quattro del pomeriggio. Erano passati molti anni, ma mi ricordai delle tre A, cioè Anita, Astora e Armanda, che da ragazzino spesso mi preparavano un panino  talvolta a mia insaputa.

Mi chiamavano Carletto o Carlì, e le loro voci uscivano all’unisono da quel cortile sotto casa mia: Oggi non hai fame ? Hai fatto merenda?

E io che già mi sbranavo quelle fette di pane fresco e mortadella. Era passato parecchio tempo ormai ero un pittore errante, comunque ebbi voglia di quel panino che magari poteva significare anche altro,quindi attraversai il cortile e vidi Anita, la cuoca, attraverso la zanzariera, mentre Astora, la sarta, cuciva, e Armanda la cantante, l’unica sposata ormai vedova leggeva qualcosa.

Confermai la mia fame e chiesi se potevo avere due fette di pane, ma non riuscii a finire la parola che avevano già la in mano la rosetta e quasi in una specie di coro aggiunsero: qui adesso mangiamo solo queste. Era il progresso.

A bocca piena mi aggiravo per la casa rivedendo i miei vecchi disegni che anni prima mi avevano comprato.

Mentre Anita mi chiedeva di mia madre, Armanda delle mie mostre e Astora scrutava le dissolte pieghe dei miei pantaloni mi accorsi con stupore che, appoggiato sopra il televisore spiccava una piccola riproduzione in ceramica della Venere del Botticelli.

Si trattava di una statuina rosa di circa trenta centimetri, di quelle che se ne trovano a centinaia a Firenze nelle bancarelle vicino agli Uffizi, piuttosto anonima quindi, ma resa formidabile ed esclusiva dall’intervento delle tre A: un costume due pezzi realizzato ad arte all’uncinetto a copertura delle intimità della dea.

Una grande idea per una dea.

A quel punto pensai di tacere, d' altronde era più bello immaginare il motivo di quel gesto, ma non mi veniva niente che non fosse la loro esigenza di rendere più elegante la figura, ma non seppi resistere e glielo chiesi.

- E’ pess’ommini che gira sempre per casa.

Avevo dimenticato che insieme alle tre A vivevano altri due fratelli, neanche loro sposati.

Adesso che loro sono altrove, penso in buone mani, so che questa fila di parole non basteranno a restituire a chi legge l’anima generosa, la delicata  ironia, e l’affettuosa allegria che mi hanno sempre regalato, tenterò con una prossima mostra di fare meglio intanto c’è un titolo che sarà il loro cognome : Animobono . Ciao.

 

Carlo Cecchi, Jesi, 24 Maggio 2010.

 

Carlo Cecchi in una performance di pittura

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APPARATO N. 9

 

GRUPPO SPONTANEO DELLA “PASSIONE”

DI CALDAROLA (Mc)

Marco Meo

cembalo, voce

 

Mauro Mazzarantini

triangolo, “gnacchere”, voce

Katiuscia Merlini                                                                        

                                                     organetto                                                  .

   

Giovanni Cofani

 

fisarmonica, voce

 

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Walter Bianchini

organetto

 

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APPARATO N. 10

Manifesto e Locandina dell’edizione del 2009