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c/o Gastone Pietrucci
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La Macina



Gastone Pietrucci, etnomusicologo e ricercatore sul campo, si laurea in Urbino, con il Prof. Gastone Venturelli, con una tesi sulla “Letteratura tradizionale orale marchigiane e spoletina”, Urbino, 1977-78.

Fonda e dirige dal 1968, il Gruppo di Ricerca e Canto Popolare Marchigiano La Macina, “Tra i numerosi gruppi che, negli ultimi anni, hanno cercato di animare il secondo folk-revival italiano… quello marchigiano della Macina occupa un posto a parte e a mia conoscenza, unico…” ( Roberto Leydi, dalla presentazione al Cd de La Macina, Je se vedea le porte dell’affanno…”, 1998).

Ha curato rispettivamente nel 1990 e 1994 le opere discografiche di documenti originali della tradizione: Io vado allè filandra…(MCM-Records-050-W5) del Gruppo “Filandare” di Jesi e Canti rituali di questua della tradizione orale marchigiana (MCM.-Records-050-W7) .

Ideatore e curatore delle Rassegne annuali della Pasquella (1985) di Montecarotto, della Passione (1974) ed Aspettando il Maggio… (1991) di Polverigi, dello Scacciamarzo (1988) e del Monsano Folk Festival (1986) di Monsano, del Cantamaggio e Rogo in piazza dell’Albero del Maggio (1983) di Morro D’Alba, dell’ Esino Festival (2002) di Falconara Marittima..

Dopo dieci lavori discografici e la pubblicazione del volume Cultura Popolare Marchigiana, Jesi, 1985, “… sicuramente
la più ampia e organica raccolta di canti popolari che vantino le Marche…” (Gastone Venturelli, dalla prefazione all’omonimo volume, 1985) , pubblica nel 2002, il suo CD più significativo: Gastone Pietrucci-La Macina, Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto” (Vol. I), Storie di Note 024, dove “…per la prima volta, permette alla voce solista (sombre, scura, torturata) di uscire dal coro senza doversene emancipare, perciò restando una voce nella Macina e, nello stesso tempo, la voce della Macina…” (Massimo Raffaeli, dalla prefazione del CD, Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto, 2002).

“… Mai s’è sentita la voce di Pietrucci così arrochita e convincente, un binomio di ancestralità e inflessioni dell’oggi che ha pochi riscontri, adesso, nel Bel Paese…” (Guido Festinese, L’aedo marchigiano, Worldmusic, n. 59, Marzo-Aprile,2003).

“… Miniera di tesori e memorie dei canti del popolo che sarebbero andati sicuramente alla polvere, se Gastone Pietrucci non li avesse ricevuti dai portatori e letteralmente salvati dal buio profondo facendosi di essi voce e scena, sguardo del senso e del suono, con i suoi musicisti… toccati dal dono della misura e dell’armonia consonante, altre pronunzie oltre la sua che sempre più si fa intensa, struggente e graffiata dagli anni… “ (Francesco Scarabicchi, Gastone Pietrucci anima del canto popolare, il Messaggero, 20 Agosto, 2001).
“… la nudità della tua voce recupera una parte esemplare della tua ricerca. Sono, le tue… sonorità elegantemente impure, mai approssimative. Rendono il tempo visibile. Il passato si fa presente, come il disegno delle nostre colline. Sono, i tuoi, suoni antichi, che abitano in noi, dettati dal bisogno di celebrare e consolare la propria esistenza con il mistero della musica…” (Gilberto Severini, da I trentacinque anni di Gastone Pietrucci con La Macina, 2003)

“… Gastone Pietrucci: un canto che pur rivelandosi carico di uomini e di eventi, si leva solitario alle pacatezze lunari dei notturni, fino a risuonare eco nel vuoto cosmico. Ascoltarlo è percorrere i deserti della voce con l’erompente cognizione dell’incontro.” (Allì Caracciolo, La scrittura del canto, dalla prefazione del CD, Aedo malinconico, fuoco ed acque di canto, 2002).

 

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